Scoperto giacimento petrolifero nell’offshore della Costa d’Avorio

Pubblicato il 4 settembre 2021 alle 6:23 in Costa d'Avorio Italia

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La multinazionale petrolifera italiana Eni ha annunciato la scoperta di un giacimento di petrolio e gas nell’offshore della Costa d’Avorio, nel blocco CI-101. Quest’ultimo è operato da un consorzio composto in fase esplorativa da Eni, che ne detiene il 90%, e da Petroci Holding, che ne possiede il restante 10%. Dopo vent’anni di ricerche marine senza scoperte commerciali nell’area della Costa d’Avorio, l’esplorazione in acque profonde ha portato alla rilevazione del giacimento, che, secondo le stime dell’azienda, potrebbe contenere tra 1,5 e 2 miliardi di barili di olio in posto e tra 1,8 e 2,4 trilioni di piedi cubi (TCF) di gas associato. Il pozzo è stato perforato, con il supporto del governo locale, a 60 chilometri dalla costa ivoriana, in circa 1200 metri di profondità, con la nave perforatrice Saipem 10000 ed ha raggiunto una profondità totale di 3.445 metri in 30 giorni.

Secondo quanto si apprende in una nota dell’azienda, la scoperta richiederà un programma di delineazione per testare il significativo potenziale addizionale della struttura complessiva, che si estende nel blocco adiacente CI-802, anch’esso operato da Eni con la stessa Joint-Venture ed interesse partecipativo nella fase esplorativa. Il pozzo, dal nome Baleine-1x, è stato ubicato sulla base di un’analisi completa di dati sismici 3D e studi geologici regionali sul bacino sedimentario della Costa d’Avorio. Inoltre, l’applicazione di tecnologie all’avanguardia basate su “test intelligenti sulla formazione ed il campionamento dei fluidi hanno confermato la presenza di intervalli mineralizzati ad olio leggero in reservoir di età santoniana e cenomaniana/albiana”. Parallelamente alla fase di delineazione, Eni ed il partner Petroci Holding avvieranno anche studi ed analisi per accelerare una fase iniziale di produzione, tramite uno sviluppo fast-track della scoperta di Baleine. Le stime per ora elaborate permettono di inserire il giacimento scoperto nella categoria “giant”, la seconda per ordine di grandezza nell’industria degli idrocarburi. Il ministro dell’Energia ivoriano, Thomas Camara, ha affermato che la scoperta “aumenterà notevolmente le riserve accertate della Costa d’Avorio nei prossimi anni”.

Baleine-1x è il primo pozzo esplorativo perforato da Eni nel Paese. Oltre al blocco CI-101, l’azienda possiede una partecipazione in altri quattro blocchi nelle acque profonde ivoriane, ovvero CI-205, CI-501, CI-504 e CI-802, tutti con lo stesso partner Petroci Holding. L’ultima scoperta di idrocarburi in Costa d’Avorio risaliva al 2001.

Nel giugno 2019, Eni aveva firmato i contratti per i due nuovi blocchi esplorativi CI-501 e CI-504, situati nella parte orientale del bacino sedimentario al largo della Costa d’Avorio. Il blocco CI-501 si trova tra i 100 e i 2.400 metri sott’acqua, a circa 80 km a sud-ovest di Abidjan. L’isolato CI-504 (399 chilometri quadrati) si trova tra i 1.000 ei 2.350 metri, a circa 60 chilometri a sud-ovest della città. In entrambi i blocchi, Eni è operatore. I blocchi sono adiacenti al limite settentrionale del Blocco CI-205. La continuità geologica consentirà di studiarli in sinergia, utilizzando tecnologie proprietarie e ottimizzando i costi. Nel 2015, attraverso la controllata Eni Côte d’Ivoire Limited, l’azienda ha acquisito il 30% del blocco esplorativo offshore CI-100. A marzo 2017, le sono stati assegnati due nuovi blocchi esplorativi, CI-101 e CI-205, situati a 50 km dalla costa. Il blocco CI-101 si trova tra i 200 ei 2.500 metri di profondità dell’acqua, 50 km a sud di Abidjan, mentre il blocco CI-205 si trova tra i 2.000 ei 2.700 metri e 80 km a sud-ovest della città. Anche qui Eni è operatore con una quota del 90%, mentre la statale Petroci detiene il restante 10%.

La Costa d’Avorio ha 51 giacimenti petroliferi identificati. Di questi, solo 4 sono in produzione mentre 26 rimangono in esplorazione e 21 non sono stati sfruttati. Nel 2019, il Paese ha firmato contratti di esplorazione non solo con Eni, ma anche con la francese Total. Quell’anno, le due aziende hanno dedicato 185 milioni di dollari (136 milioni di euro) agli investimenti iniziali in esplorazioni.

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Chiara Gentili

di Redazione

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