Nuova Zelanda: rivelate informazioni sull’attentatore filo-ISIS

Pubblicato il 4 settembre 2021 alle 19:47 in Asia Nuova Zelanda

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Il 4 settembre, i funzionari neozelandesi hanno confermato che il responsabile dell’attacco terroristico avvenuto il giorno prima ad Auckland è il 32enne proveniente dallo Sri-Lanka Ahamed Aathil Mohamed Samsudeen.

Samsudeen era stato in carcere per tre anni dopo essere stato catturato per il possesso di un coltello da caccia e di video estremisti filo-ISIS. Tuttavia, ad un certo punto, nonostante i gravi timori rispetto al fatto che avrebbe potuto compiere attacchi, le autorità non avevano potuto trattenerlo ulteriormente in base a quanto previsto dalla legge. Dal suo rilascio nel mese di luglio, per 53 giorni, la polizia aveva seguito ogni mossa dell’uomo, in un’operazione che aveva coinvolto circa 30 agenti che lavorano 24 ore su 24.

Le autorità hanno affermato che Samsudeen era un cittadino dello Sri Lanka arrivato in Nuova Zelanda 10 anni fa, all’età di 22 anni, con un visto per studenti. L’uomo aveva attirato l’attenzione della polizia per la prima volta nel 2016 quando aveva iniziato a pubblicare su Facebook post di sostegno agli attacchi terroristici e all’estremismo violento. La polizia lo aveva avvisato due volte, ma Samsudeen aveva continuato a pubblicare tali contenuti. Nel 2017, l’uomo era stato poi arrestato all’aeroporto di Auckland mentre era diretto in Siria, presumibilmente per unirsi alla rivolta dell’ISIS. Le ricerche della polizia avevano scoperto che aveva un coltello da caccia e del materiale di propaganda vietato. Samsudeen era stato successivamente rilasciato su cauzione. Nel 2018, l’uomo aveva comprato un altro coltello e la polizia aveva trovato due video dell’ISIS. Samsudeen aveva quindi trascorso i successivi tre anni in carcere dopo essersi dichiarato colpevole di vari crimini e per aver violato la cauzione.

Con nuove accuse a maggio 2021, una giuria aveva dichiarato l’uomo colpevole di due capi di detenzione riguardanti il possesso di video discutibili, entrambi i quali mostravano immagini dell’ISIS, tra cui la bandiera del gruppo e un uomo con un passamontagna nero che impugnava un’arma semiautomatica. Tuttavia, i video non mostravano omicidi violenti e non erano stati classificati come il peggior tipo di materiale illecito. Il giudice Sally Fitzgerald aveva descritto i contenuti come inni religiosi cantati in arabo.  Un rapporto del tribunale aveva poi avvertito che l’uomo aveva la motivazione e i mezzi per commettere atti violenti nella comunità e rappresentava un rischio elevato. Lo descriveva come un individuo che nutriva atteggiamenti estremi, viveva uno stile di vita isolato e che avvertiva un senso di diritto a comportartisi in un certo modo. Ma il giudice aveva deciso di rilasciare l’uomo, condannandolo a un anno di supervisione in una moschea di Auckland, dove un leader aveva confermato la sua volontà di aiutare e sostenere l’uomo nel suo rilascio. Il giudice aveva anche vietato all’uomo di possedere qualsiasi dispositivo che potesse accedere a Internet, a meno che non fosse approvato per iscritto da un agente di sorveglianza, e aveva ordinato che fornisse l’accesso a tutti gli account sui social media in suo possesso.

Il 3 agosto, l’uomo è entrato in un supermercato di Auckland, ha afferrato un coltello da cucina da uno scaffale di un negozio e ha accoltellato cinque persone, ferendone gravemente tre, mentre gridava Allah Akbar, ovvero “Dio è Grande”. Altre due perone sono poi rimaste ferite nella confusione creata dall’attacco. Al 4 settembre, tre delle vittime sono ancora ricoverate in condizioni critiche e le altre tre sono in condizioni stabili o moderate. La settima persona si starebbe riprendendo a casa. La vittima più giovane era una donna di 29 anni, la più anziana un uomo di 77 anni. Gli agenti sotto copertura che controllavano Samsudeen fuori dal supermercato sono entrati in azione quando hanno visto i clienti correre e hanno sentito delle urla e gli hanno sparato a colpi di arma da fuoco entro un paio di minuti dall’inizio dell’attacco.

L’attacco ha evidenziato carenze nelle leggi antiterrorismo della Nuova Zelanda, secondo esperti citati da Al-Arabiya sono troppo concentrate sulle azioni punitive e inadeguate per prevenire prima che vengano eseguiti. A tal proposito, il primo ministro Jacinda Ardern ha affermato che i legislatori sarebbero pronti a colmare alcuni tali lacune legislative e ha promesso modifiche alla legge entro la fine del mese. Il commissario di polizia Andrew Coster ha affermato che la legge in base alla quale stavano lavorando i poliziotti prevede che per l’intervento degli agenti sia l’aggressore a dover fare la prima mossa. Essere a conoscenza delle intenzioni di un sospettato e della sua ideologia non sarebbero elementi sufficienti.

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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