Cina: l’ambasciatrice della Lituania lascia Pechino per tensioni legate a Taiwan

Pubblicato il 4 settembre 2021 alle 12:57 in Cina Repubbliche Baltiche Taiwan

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La Lituania ha richiamato la propria ambasciatrice a Pechino, Diana Mickeviciene, per consultazioni, il 3 settembre. Il Ministero degli Esteri lituano ha però specificato che la sua ambasciata in Cina continuerà a funzionare normalmente.

Commentando la partenza della propria ambasciatrice, lo stesso 3 settembre, il Ministero degli Esteri lituano ha dichiarato che i diplomatici dell’Unione europea (UE) hanno espresso solidarietà a Mickeviciene. Il vice ambasciatore dell’UE in Cina, Tim Harrington, ha condiviso una foto su Twitter ritraente più di diplomatici dell’UE riuniti per dimostrare solidarietà alla loro controparte lituana mentre lasciava Pechino.

La mossa di Vilnius è arrivata dopo che, il 10 agosto scorso, la Cina aveva deciso di richiamare il proprio ambasciatore in Lituania, dopo l’apertura di un ufficio di rappresentanza intestato a Taiwan nella capitale lituana Vilnius, il 20 luglio precedente. Per Pechino, Vilnius avrebbe violato apertamente lo spirito del comunicato sull’istaurazione dei rapporti diplomatici Cina-Lituania, danneggiando gravemente l’integrità territoriale e la sovranità cinesi. Al tempo, Pechino aveva quindi richiesto a Vilnius di richiamare il proprio inviato in Cina.

Le ultime tensioni Cina-Lituania sono nate dopo che, il 20 luglio scorso, il ministro degli Esteri taiwanese, Joseph Wu, aveva annunciato che Taiwan aprirà un ufficio di rappresentanza taiwanese a Vilnius, specificando che la Lituania sarebbe stata il primo Paese europeo che ha relazioni diplomatiche con la Cina ad ospitare un ufficio formalmente intestato a Taiwan, ovvero il cosiddetto “Ufficio di rappresentanza taiwanese in Lituania”. In tale data, anche il Ministero degli Esteri di Vilnius aveva dichiarato che aprirà un ufficio commerciale a Taipei il prossimo autunno per diversificare i propri mercati di esportazione e cercare nuovi partner tra “gli Stati democratici nella regione dell’Indo-Pacifico”.

In tale quadro, il segretario di Stato americano, Antony Blinken, aveva avuto un colloquio con il ministro degli Esteri lituano il 21 agosto  scorso e i due avevano concordato “un’azione coordinata bilaterale” per aiutare Taipei a resistere alle pressioni della Cina.

Ad oggi, Taiwan ha uffici di rappresentanza in 74 Paesi a livello globale e 18 tra questi fanno parte dell’Unione europea (UE). Prima di Vilnius, l’ultimo ufficio di rappresentanza taiwanese in Europa era stato istituito nel 2003 a Bratislava, in Slovacchia. Rispetto alla nomenclatura, invece, il primo ufficio di rappresentanza ad aver riportato il nome di Taiwan nell’intestazione è stato quello stabilito in Somaliland nel 2020. Le missioni taiwanesi in Europa e negli Stati Uniti usano il nome della città Taipei, evitando un riferimento all’isola stessa. Ad oggi, Taiwan ha relazioni diplomatiche formali con 15 Paesi mentre mantiene relazioni con gli altri attraverso gli uffici di rappresentanza.

In base al principio “una sola Cina” Pechino considera Taiwan una sua provincia e quindi parte integrante del territorio nazionale. A Taipei, però, è presente un esecutivo autonomo e l’isola si auto-definisce la Repubblica di Cina (ROC), sostenendo di essere un’entità statale separata dalla Repubblica Popolare Cinese (RPC) di Pechino. Dal 2016, tale esecutivo è guidato dalla presidente Tsai Ing-wen, a capo del Partito progressista democratico (PPD), la quale ha sempre rifiutato di riconoscere il principio “una sola Cina” ed è stata rieletta con un’ampia maggioranza alle ultime elezioni sull’isola dell’11 gennaio 2020. Tsai si è altresì impegnata ad intensificare i rapporti dell’isola con Washington, suo maggior fornitore di armi da difesa.

In tale quadro, oltre ad aver stabilito relazioni diplomatiche con Pechino il 14 settembre 1991 riconoscendone il governo, la Lituania faceva parte del summit “17+1”, ovvero un raggruppamento creato nel 2012, tra la Cina e 17 Paesi dell’Europa centro-orientale, con l’obiettivo di fornire nuove alternative per l’economia. Nel maggio 2021, Vilnius aveva deciso di lasciare il raggruppamento, affermando di non aver tratto i benefici commerciali attesi da tale partecipazione. Nel 2019, la Cina e la Lituania hanno realizzato un interscambio bilaterale dal valore di 1,35 miliardi di dollari nel 2019, quando Pechino è stata il 22esimo mercato di esportazione della Lituania e il decimo Paese d’origine delle importazioni della Lituania.

di Redazione

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