Siria: respinto un nuovo attacco di Israele

Pubblicato il 3 settembre 2021 alle 8:29 in Israele Siria

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Le forze di difesa aerea siriane hanno riferito di aver respinto un attacco missilistico, attribuito a Israele, nella notte tra il 2 e il 3 settembre. I missili, è stato specificato, sono precipitati nella periferia di Damasco, causando, sinora, solo danni materiali.

Stando a quanto riportato dall’agenzia di stampa siriana filogovernativa SANA, i missili del “nemico israeliano” sono stati in gran parte intercettati e abbattuti prima che colpissero gli obiettivi designati. Una fonte militare ha specificato che l’attacco è stato condotto all’1:26 di notte dal Sud-Est della capitale libanese, Beirut e che l’obiettivo era colpire postazioni nelle vicinanze di Damasco dal versante Sud-occidentale. Nello specifico, si pensa che il raid di Israele fosse diretto verso postazioni militari appartenenti all’esercito siriano ma impiegate da milizie filoiraniane per fabbricare armi, nelle aree periferiche di Barzeh e Jamaraya, sedi di “centri di ricerca”. Al momento, a detta della fonte, le squadre tecniche stanno ancora conducendo indagini per comprendere l’entità dei danni provocati dall’aggressione.

Poche ore dopo gli attacchi aerei israeliani contro la periferia Damasco, un corrispondente di al-Arabiya ha riferito che i raid hanno coinciso con l’atterraggio di due aerei cargo iraniani presso l’aeroporto della capitale siriana. Parallelamente, in concomitanza con l’attacco del 2-3 settembre, il Ministero degli Affari Esteri e degli Espatriati del governo siriano ha rilasciato una dichiarazione in cui ha invitato le organizzazioni umanitarie internazionali a esercitare pressione su Israele affinché “cessino le sue pratiche illegali contro i cittadini siriani del Golan occupato e si assicurino che rispetti le leggi internazionali e gli obblighi derivanti dalle Convenzioni di Ginevra, in quanto potenza occupante”. Tale dichiarazione giunge dopo che agli abitanti del Golan è stato impedito di ritornare nelle proprie città dopo aver viaggiato in altri territori occupati per motivi di studio o lavoro.

Uno degli ultimi attacchi in Siria attribuito a Israele risale alla tarda serata del 19 agosto. In tale data, il “nemico israeliano” è stato accusato di aver lanciato razzi dal Sud-Est di Beirut, prendendo di mira le postazioni situate nelle vicinanze di Damasco e di Homs, nell’Ovest della Siria. Anche in tal caso, le forze di difesa aerea siriana sono state in grado di abbattere la maggior parte dei missili, i quali si pensa mirassero a colpire la periferia Nord di Damasco, l’aeroporto militare di Mezzeh, Homs e la regione di Qalamoun. Attivisti dell’Osservatorio Siriano per i Diritti Umani (SOHR) hanno riportato che almeno 3 dei missili lanciati il 19 agosto hanno colpito depositi di armi e postazioni di Hezbollah nell’area di Qarrah, al confine amministrativo con la periferia Sud-Ovest di Homs, causando la morte di 4 individui affiliati al partito sciita libanese, di cui un iracheno, due siriani e due iraniani. Si tratta di una regione caratterizzata da una forte presenza dell’organizzazione paramilitare sciita, dispiegata in diverse postazioni impiegate altresì per contrabbandare petrolio dal Libano.

Israele, dal canto suo, raramente conferma i propri attacchi in Siria. Dall’inizio del 2021, sono stati registrati circa 18 episodi simili, che hanno provocato il ferimento o la distruzione di più di 41 obiettivi, inclusi edifici, depositi di armi e munizioni, postazioni militari e centri di produzione di armamenti. Nel 2020, invece, era stato l’esercito israeliano a riferire di aver bombardato circa 50 obiettivi siriani. In realtà, è dal 2011 che Israele è considerato l’autore di attacchi aerei in Siria, volti a prendere di mira i suoi principali nemici nella regione mediorientale, Iran ed Hezbollah in primis. Negli ultimi mesi, le operazioni attribuite a Israele hanno mirato a colpire soprattutto le milizie filoiraniane, stanziate nella Siria orientale, meridionale e Nord-occidentale, oltre che nei sobborghi intorno a Damasco. 

A detta di Israele, Teheran starebbe provando a intensificare la propria presenza in Siria, creando una base permanente, sebbene le operazioni israeliane abbiano contribuito a limitare l’influenza del nemico iraniano. Inoltre, fonti di intelligence regionali hanno dichiarato che i gruppi armati filoiraniani, tra cui le Quds Force, hanno rafforzato la propria presenza nei dintorni di Sayeda Zainab, nel Sud di Damasco, dove si pensa siano state create diverse basi sotterranee. Funzionari militari siriani e dell’intelligence occidentale hanno poi affermato che in cima alla lista dei target di Israele vi sono le infrastrutture che potrebbero consentire all’Iran di produrre missili a guida di precisione sul territorio siriano, erodendo il vantaggio militare regionale di Israele.

Secondo le informazioni fornite dall’Osservatorio Siriano per i Diritti Umani è la città di al-Mayadin, nel Nord-Est della Siria, ad ospitare la maggiore concentrazione di combattenti filoiraniani, a tal punto da essere considerata una “colonia dell’Iran”. Era stato il SOHR a riferire di uno stato di mobilitazione tra le milizie filoiraniane stanziate nelle regioni siriane Nord-orientali, e, nello specifico, presso Deir Ezzor, che avrebbe visto protagonisti anche membri affiliati al Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica. A detta dell’Osservatorio, nella regione erano stati visti giungere missili antiaereo e circa 20 veicoli carichi di mitragliatrici, presumibilmente in previsione di un attacco da parte di Israele o della coalizione internazionale. Ad al-Mayadin è stato altresì installato un sistema di difesa aerea con missili terra-aria e un sistema radar per rilevare velivoli nello spazio aereo.

 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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