Russia-Ucraina: Kiev si “svincola” dagli Accordi di Minsk sul Donbass

Pubblicato il 3 settembre 2021 alle 20:17 in Russia Ucraina

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L’Ucraina ha rivelato, venerdì 3 settembre, di essersi “svincolata” dagli Accordi di Minsk che la legavano alla Russia per la risoluzione della crisi nel Donbass. Le autorità di Kiev hanno definito “rivoluzionario” il traguardo raggiunto.

A riferire la notizia, il medesimo venerdì, è stata l’agenzia di stampa russa RIA Novosti. Come ha sottolineato un membro del Consiglio Federale russo, Sergei Tsekov, tale mossa ha confermato che Kiev ritiene che la responsabilità del conflitto in Donbass debba ricadere solo ad esclusivamente sulla Russia. È per tale ragione, quindi, che il Paese Esteuropeo si è distaccato dalle disposizioni degli Accordi di Minsk. Tale posizione è anche emersa nel corso del vertice di alto livello tra il presidente ucraino, Volodymyr Zelensy, e l’omologo statunitense, Joe Biden, tenutosi il primo settembre a Washington. Tsekov si è poi rivolto direttamente alle autorità di Kiev, esortandole a non fare troppo affidamento sugli Stati Uniti. “Consiglierei all’Ucraina di analizzare la situazione in Afghanistan e in altri Paesi dove sono intervenuti gli USA”, ha continuato il funzionario russo, sottolineando che tali operazioni non hanno fatto altro che aggravare la stabilità delle aree e “causare sofferenza alle persone”.

Successivamente, il membro del Consiglio Federale di Mosca ha ribadito che l’Ucraina dovrebbe concedere al Donbass uno statuto speciale. Secondo lui, sarebbe proprio “a causa del sabotaggio di Kiev che la guerra nell’Ucraina Orientale continua a consumarsi”. A sua volta, il deputato della Duma di Stato, Leonid Slutsky, ha spiegato che gli Accordi di Minsk sono stati elaborati al fine di preservare l’integrità territoriale dell’Ucraina nel rispetto dei diritti dei residenti del Donbass. Di analogo avviso si era espresso, in precedenza, il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, il quale aveva dichiarato che la totale attuazione degli accordi di Minsk avrebbe rappresentato l’unico mezzo possibile per normalizzare il conflitto nel Donbass, in corso dal 2014.

È importante ricordare che gli Accordi di Minsk sono composti dal protocollo di Minsk e gli accordi di Minsk II. Il primo piano di pace era stato firmato il 5 settembre 2014 dall’Ucraina, dalla Russia, dalla Repubblica Popolare di Donetsk e dalla Repubblica Popolare di Lugansk, sotto l’egida dell’Organizzazione per la Cooperazione e la Sicurezza Economica (OCSE). Tuttavia, l’obbligo per il cessate il fuoco non venne rispettato e i combattimenti proseguirono ulteriormente. Pertanto, un anno dopo, il 12 febbraio 2015, i leader del “quartetto Normandia” concordarono un nuovo cessate il fuoco e sottoscrissero un nuovo pacchetto di misure per l’attuazione degli accordi del 2014, gli accordi di Minsk II.

A partire dall’ultima settimana di marzo, la Russia ha iniziato a trasferire il proprio arsenale militare e le proprie truppe lungo il confine dell’Ucraina dell’Est. In risposta, Kiev ha denunciato una potenziale provocazione russa nella regione di conflitto. Per il Cremlino, tale gesto è legittimo perché finalizzato a proteggere le linee di frontiera russe. Dall’altra parte, l’intelligence ucraina, la SBU, sostiene che le truppe moscovite avrebbero l’obiettivo prendere il controllo sulle autoproclamate Repubbliche Lugansk e Donetsk, servendosi del pretesto di proteggere i residenti russi nella zona.  Nonostante ciò, il 22 aprile, la Russia ha sorpreso la comunità internazionale e ha annunciato il ritiro delle truppe lungo la linea di contatto con l’Ucraina dell’Est.

La crisi nel Donbass è iniziata sette anni fa, il 23 febbraio 2014. All’epoca, nell’Est dell’Ucraina iniziarono azioni di protesta contro la sostituzione dell’allora presidente ucraino, Viktor Janukovič, di stampo filo-russo, con il nuovo governo filo-occidentale che si era insediato a Kiev. I manifestanti, che ritenevano il nuovo governo “illegittimo”, chiesero la federalizzazione del Paese e l’indipendenza delle aree di Donetsk e Lugansk. L’ondata di proteste si tradusse, il 6 aprile 2014, nell’occupazione dei palazzi dei Consigli regionali dei suddetti territori. Il giorno dopo, il 7 aprile, le autorità locali russofone indipendentiste proclamarono la nascita delle Repubbliche popolari di Donetsk e Lugansk. Più tardi, l’11 maggio 2014, il referendum per l’indipendenza delle due aree confermò la volontà dei separatisti. Mosca, che il 16 marzo dello stesso anno aveva “illegalmente” annesso la Crimea al suo territorio, sostenne le due nuove Repubbliche. L’Ucraina non accettò la perdita delle due aree e tentò, a partire da giugno 2014, di riprenderne il controllo.

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Anna Peverieri, interprete di russo e inglese

di Redazione

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