Myanmar: il Regno Unito annuncia nuove sanzioni contro la giunta militare

Pubblicato il 3 settembre 2021 alle 12:22 in Myanmar UK

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Il Regno Unito ha dichiarato di aver introdotto nuove sanzioni contro il Myanmar, decidendo di colpire una compagnia birmana accusata di fornire armi e supporto finanizario al governo militare, salito al potere con il colpo di stato del primo febbraio scorso. La holding “Htoo Group of Companies” e il suo fondatore, Tay Za, sono stati oggetto di una misura, annunciata giovedì 2 settembre dal Ministero degli Esteri britannico, che prevede il congelamento dei loro beni e il divieto di ingresso nel Regno Unito per il magnate birmano. Londra ha specificato che quest’ultimo sarebbe coinvolto in traffici di armi per conto dei militari e sarebbe associato ai golpisti “attraverso i suoi ampi legami con l’ex e con l’attuale regime della giunta”. In particolare, Za è stato accusato di contribuire a “gravi violazioni dei diritti umani nell’assistere i militari nel procurarsi le armi”.

Il Regno Unito ha già imposto sanzioni contro individui ed enti del Myanmar dopo il colpo di stato. “La giunta militare non ha mostrato segni di voler fermare il suo brutale attacco al popolo del Myanmar”, ha dichiarato il ministro degli Esteri britannico, Dominic Raab, in una nota. “Insieme ai nostri partner, il Regno Unito continuerà a limitare l’accesso dei golpisti ai finanziamenti e alla fornitura di armi utilizzate per uccidere innocenti, compresi bambini, e prenderà di mira coloro che sostengono le azioni della giunta”, ha precisato il ministro. 

Il governo di Londra ha già sanzionato la Myanmar Gems Enterprise, la Myanmar Economic Corporation e un altro conglomerato militare chiamato Myanmar Economic Holdings Ltd. A luglio, gli Stati Uniti hanno altresì sanzionato il ministro dell’Informazione del Myanmar, Chit Naing, il ministro per gli Investimenti, Aung Naing Oo, il ministro del Lavoro e dell’Immigrazione, Myint Kyaing, e il ministro per l’Assistenza sociale, i soccorsi e il reinsediamento, Thet Thet Khine, nonché tre membri del potente Consiglio di amministrazione dello Stato e le loro famiglie, legate al golpe militare.

Nel frattempo, in tutto il Paese continuano le proteste per chiedere il ripristino della democrazia. Nella regione di Sagaing, centinaia di persone hanno aderito ad uno sciopero notturno, giovedì 2 settembre. Nella stessa giornata, anche un gruppo di monaci a Mandalay ha chiesto la fine immediata della repressione militare. Secondo il gruppo per i diritti umani denominato Associazione per l’Assistenza dei prigionieri politici, l’operazione militare di febbraio avrebbe finora provocato almeno 1.045 morti. Oltre 6.000 persone sarebbero state inoltre messe in detenzione per essersi opposte al regime militare.

Il Myanmar versa in una situazione di profonda crisi interna da quando l’esercito ha preso il potere, il primo febbraio scorso, dopo aver arrestato, nella stessa giornata, la leader del governo civile deposto, Aung San Suu Kyi, l’allora presidente, Win Myint, e altre figure di primo piano dell’esecutivo. I poteri legislativi, esecutivi e giudiziari sono stati trasferiti al comandante in capo delle forze armate, Min Aung Hlaing, mentre il generale Myint Swe è stato nominato presidente ad interim del Paese. L’esercito ha giustificato le proprie azioni denunciando frodi elettorali avvenute durante le elezioni dello scorso 8 novembre che avevano decretato vincitore con l’83% dei voti la Lega nazionale per la Democrazia (NDL), il partito allora al governo con a capo San Suu Kyi. Tali votazioni sono state annullate e l’esercito ha promesso nuove elezioni entro agosto 2023. Intanto, il primo agosto, è stato nominato un nuovo governo provvisorio, di cui Min Aung Hlaing è primo ministro, e che ha sostituito il Consiglio di amministrazione di Stato, che aveva fino ad allora guidato il Paese, effettuando un passaggio da un consiglio militare ad un governo transitorio.

Per quanto riguarda la resistenza formatasi contro il regime golpista, sconvolgimenti interni su più fronti. In primo luogo, dal 6 febbraio, sono nati un movimento di disobbedienza civile, con il quale molti dipendenti pubblici hanno lasciato il proprio impiego, e una serie di proteste spontanee della popolazione, che l’esercito ha represso con la violenza. In secondo luogo, sarebbero ripresi i combattimenti contro diverse milizie etniche presenti da decenni in Myanmar, le quali si sono avvicinate ai manifestanti fornendo loro anche addestramento militare. I combattimenti nelle aree periferiche del Paese stanno generando centinaia di migliaia di sfollati e si teme per la loro dispersione anche oltre i confini birmani. Infine, il 16 aprile scorso, diversi membri del Parlamento deposto, alcuni leader delle proteste e altri rappresentanti di alcune minoranze etniche del Paese hanno istituito un governo di unità nazionale (GUN), che, dal 5 maggio scorso, ha un corpo armato noto come Forza di difesa del popolo. Il GUN e le sue milizie sono stati classificati dalla giunta militare come gruppo terroristico, l’8 maggio scorso.

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Chiara Gentili

di Redazione

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