Libia: violenti scontri a Tripoli, l’Onu preoccupata

Pubblicato il 3 settembre 2021 alle 17:02 in Africa Libia

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La capitale libica ha nuovamente assistito a violenti scontri tra milizie locali, a partire dall’alba di oggi, venerdì 3 settembre. La Missione di Sostegno delle Nazioni Unite in Libia (UNSMIL) si è detta “profondamente preoccupata”.

Ad affrontarsi per le strade di Tripoli sono state due milizie armate, considerate tra le più rilevanti della Tripolitania, la 444esima Brigata e la milizia Ghaniwa, a sua volta parte dell’Autorità di sostegno alla stabilità. Quest’ultima è guidata da Abdel Ghani al-Kikli, definito uno dei combattenti tripolini più noti. Gli scontri hanno interessato, nello specifico, la zona di Salah al-Din, mentre sono state udite esplosioni anche nelle vicinanze del quartier generale del distretto militare, presso l’accampamento di al-Takbali. Successivamente, l’Autorità di sostegno alla stabilità ha preso il controllo di al-Takbali, roccaforte della Brigata 444, e le tensioni, al momento, sembrano essersi placate. 

Secondo il comandante del distretto militare di Tripoli, il generale Abdel Basset Marwan, le tensioni sarebbero state alimentate dal mancato rispetto, da parte delle 444esima Brigata, degli “ordini militari” impartiti e dalla sua partecipazione a riunioni militari, senza autorizzazione, oltre che dal possesso di un bilancio con fondi provenienti da fonti sconosciute, il che starebbe a indicare come la milizia sia oramai fuori controllo. Fonti del quotidiano al-Arabiya hanno poi riferito che il generale Marwan ha incolpato il capo della Brigata 444, Mahmoud Hamza, di aver aperto un conto indipendente, sebbene il gruppo non abbia responsabilità finanziaria indipendente, e di essersi recato in Turchia senza aver informato il comandante della regione della Libia occidentale. Ciò avrebbe spinto il comandante del distretto militare di Tripoli a convocare i propri uomini per attaccare la Brigata. Tuttavia, il Distretto ha negato un proprio coinvolgimento negli eventi. Dall’altro lato, una fonte della 444esima Brigata ha riferito che i propri uomini sono stati sorpresi, all’alba del 3 settembre, da “un attacco armato” contro la propria base, ma sono stati in grado di respingerlo. Parallelamente, la milizia di Hamza si è detta sorpresa per le accuse rivolte, evidenziando come il proprio bilancio sia legale e passa per canali ufficiali quali il Ministero della Difesa.

A seguito dell’accaduto, il Consiglio presidenziale libico, in qualità di Comandante supremo dell’Esercito, ha invitato tutte le parti coinvolte a “fermarsi immediatamente e a tornare nelle proprie caserme”. Parallelamente, il capo di Stato Maggiore dell’Esercito, il generale Mohammed al- Haddad, è stato invitato a prendere provvedimenti immediati, mentre è stato chiesto alla Procura militare di avviare indagini sui comandanti dei gruppi armati che si sono scontrati. In generale, il Consiglio presidenziale ha evidenziato come “tutte le unità militari e di sicurezza” debbano “rispettare la disciplina e gli ordini impartiti”, mettendo in guardia contro il ripetersi di “tali violazioni”.

Dal canto suo, la missione UNSMIL ha espresso profonda preoccupazione, soprattutto considerato il possibile uso di fuoco indiretto a Salah al Din, un quartiere densamente popolato di Tripoli. Alla luce di ciò, è stata chiesta “l’immediata cessazione delle ostilità”, mentre gli attori coinvolti sono stati invitati a “esercitare la massima moderazione”. Non da ultimo, la missione onusiana ha sottolineato che tutte le parti libiche hanno degli obblighi nel garantire la protezione di oggetti e soggetti civili, ai sensi del diritto umanitario internazionale. Pertanto, le autorità competenti dovrebbero assumersi le proprie responsabilità nell’assicurare la protezione dei civili e nell’esercitare il controllo sulle rispettive unità, in conformità con le pertinenti risoluzioni del Consiglio di sicurezza e, in particolare, la risoluzione 2570. Ciò prevede altresì l’avvio di un Processo di disarmo, smobilitazione e reintegrazione (Ddr) e di riforma del settore della sicurezza (Ssr), volto a mettere tutte le armi sotto il controllo dello Stato.

Gli ultimi episodi simili risalgono al 27 agosto, quando le forze di al-Kikli si sono scontrate con le milizie fedeli a Muhammad al-Bahrun, soprannominato “Il topo”, nella città di al-Zawiya. In realtà, sin dal cessate il fuoco, raggiunto il 23 ottobre 2020, e dalla successiva formazione del nuovo esecutivo ad interim, nell’intera area di Tripoli i gruppi armati che hanno combattuto contro l’Esercito Nazionale Libico (LNA) sono protagonisti di scontri intermittenti, volti a contendersi aree di influenza e rotte di contrabbando, nel tentativo di guadagnarsi un ruolo all’interno dell’apparato militare statale e delle istituzioni in via di unificazione. La popolazione locale, oggetto di intimidazioni, ha più volte chiesto alle autorità libiche di intervenire per preservare la propria sicurezza e porre fine a tali tensioni.

L’Autorità di Sostegno alla stabilità era stata fondata dal primo ministro del precedente Governo di Unità Nazionale (GNA), Fayez al-Sarraj, altresì ex capo del Consiglio presidenziale, prima della fine del suo mandato e della cessione dei poteri alle nuove autorità ad interim. Tra le mansioni affidate al nuovo organo vi era il rafforzamento delle misure di sicurezza nelle “sedi ufficiali dello Stato”, la protezione dei funzionari governativi, anche in occasione di eventi pubblici, la partecipazione in operazioni di “combattimento e inseguimento” e il controllo di movimenti popolari incoraggiati da “fuorilegge”. In realtà, secondo fonti definite “informate”, la decisione di al-Sarraj aveva l’obiettivo di costituire un gruppo in grado di difenderlo dai combattenti dell’ex ministro dell’Interno, Fathi Bashagha, uno dei contendenti della poltrona di primo ministro nel futuro governo libico.

Alla base della mancanza di sicurezza sia nell’Est sia nell’Ovest libico, secondo alcuni, vi è l’assenza di un apparato militare unificato. Le istituzioni di sicurezza statali risultano essere ancora divise e, di conseguenza, non in grado di fronteggiare situazioni che potrebbero sfociare nel caos. Un primo segnale positivo in tal senso è giunto il 25 agosto, data in cui la 166esima Brigata di Misurata, dell’Ovest libico, e la Brigata Tareq bin Ziyad, affiliata all’Esercito Nazionale Libico, hanno formato una forza congiunta per mettere in sicurezza il Grande fiume artificiale (GMR), un acquedotto che preleva acqua dolce dal Sahara per portarla verso la costa.

Come evidenziato anche dalla missione UNSMIL, quanto accaduto il 25 agosto rappresenta un passo significativo verso la riunificazione dell’apparato militare e del Paese Nordafricano in generale. Il risultato, raggiunto in collaborazione con il Comitato militare congiunto 5+5, “garantirà non solo la sicurezza del Grande fiume artificiale e flussi di forniture idriche continui, ma spiana la strada verso ulteriori misure che rafforzeranno la fiducia tra le parti belligeranti, fino alla piena realizzazione dell’accordo di cessate il fuoco e alla riunificazione delle istituzioni statali”, ha dichiarato il capo della Missione, Jan Kubis.

 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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