Libia: il presidente del Parlamento in Marocco, focus sulle elezioni

Pubblicato il 3 settembre 2021 alle 9:54 in Libia Marocco

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Il presidente della Camera dei Rappresentanti di Tobruk, Aguila Saleh, si è recato in visita in Marocco, il 2 settembre, dove ha tenuto colloqui con il ministro degli Esteri marocchino, Nasser Bourita. Come affermato nel corso della conferenza stampa congiunta, è stata ribadita l’importanza di tenere le elezioni in Libia entro la data prevista, il 24 dicembre, necessarie a salvaguardare la sicurezza della regione Nord-africana.

In particolare, Bourita ha dichiarato che le elezioni del 24 dicembre svolgono un ruolo rilevante nel conferire legittimità alle istituzioni che guideranno la Libia nel futuro prossimo. Tuttavia, non è possibile attendere che vengano raggiunte “condizioni ideali” per organizzarle, né tantomeno un consenso pari al 100%, in quanto è difficile che ciò avvenga. Per il ministro marocchino, al momento bisogna lavorare sulle basi già esistenti e sui riferimenti disponibili, senza cercare altro. Il fine ultimo del processo elettorale, ritenuto essere fondamentale per il futuro della Libia, è altresì salvaguardare la sicurezza del Maghreb, in quanto il fallimento, per Bourita, potrebbe avere ripercussioni negative in tal senso. Questo perché la stabilità degli ultimi mesi non è permanente, ma legata a una serie di misure, tra cui le elezioni. Inoltre, ha affermato il capo della diplomazia marocchina, la crisi libica non potrà essere risolta tramite conferenze o interventi esterni, ma la soluzione è nelle mani dei libici stessi.

Da parte sua, Aguila Saleh ha invitato i Paesi vicini e la comunità internazionale a sostenere lo svolgimento delle elezioni entro la data stabilita e ha affermato che, in caso contrario, la situazione in Libia potrebbe peggiorare. “I problemi della Libia possono essere risolti solo attraverso elezioni legislative e presidenziali. Non vi sarà riconciliazione nazionale se il popolo libico non eleggerà il proprio presidente recandosi alle urne”. Il presidente parlamentare ha chiarito che sono pronte le norme riguardanti sia l’elezione del futuro presidente sia quella della Camera dei rappresentanti, sebbene potrebbero essere apportate ancora modifiche, mentre per la contesa norma costituzionale è stato specificato che questa è già stata inserita all’interno della dichiarazione costituzionale.

Saleh ha poi puntato il dito contro il governo ad interim attuale, il quale starebbe “deviando il percorso” di transizione democratica, con particolare riferimento alle elezioni e all’unificazione delle istituzionoi statali, probabilmente con il tentativo di rimanere in carica a lungo. A tal proposito, l’esecutivo e il suo premier, Abdulhamid Dabaiba, sono attesi in Parlamento per una interrogazione, già prevista il 30 agosto ma poi rimandata. Saleh ha chiarito che la squadra governativa avrà il diritto di difendersi, e, se vi saranno le condizioni giuste, potrà continuare ad operare.

L’incontro tra Saleh e Bourita è giunto mentre continuano i disaccordi tra il Parlamento con sede a Tobruk e il governo di unità nazionale, causa della mancata risoluzione di dossier quali la legge di bilancio per il 2021 e l’unificazione delle istituzioni sovrane. Il Forum di dialogo politico, l’organismo costituito a seguito del cessate il fuoco, continua a tenere riunioni per elaborare una base costituzionale volta a regolamentare il processo elettorale. Uno degli ultimi meeting, svoltosi da remoto, risale all’11 agosto, mentre, in precedenza, dal 26 al 29 luglio, è stata Roma ad ospitare una riunione sotto l’egida della Missione di Sostegno dell’Onu UNSMIL. Ad oggi, però, non è stato ancora raggiunto un accordo e sono diversi i punti da chiarire, relativi non solo ai criteri di candidatura alla carica presidenziale, ma anche al ruolo che il futuro capo di Stato sarà chiamato a svolgere. A tal proposito, il 17 agosto, la Camera dei Rappresentanti libica ha approvato un disegno di legge con cui è stato stabilito che sarà il popolo libico a eleggere, in maniera diretta, il futuro presidente.

Nell’ultimo anno, il Marocco ha ospitato cinque round di negoziati tra delegazioni dell’Alto Consiglio di Stato libico e la Camera dei Rappresentanti, volti a elaborare un meccanismo per la nomina delle cosiddette posizioni sovrane. Secondo Rabat, i colloqui organizzati nel Regno hanno “notevolmente contribuito al processo politico guidato dalle Nazioni Unite e alla nomina di un governo ad interim”. Anche in passato, il Marocco aveva assunto un ruolo chiave nella conclusione dell’accordo di Skhirat, il 17 dicembre 2015, grazie al quale era stato istituito il “Governo di Accordo Nazionale” (GNA), sotto l’egida dell’ONU.

In tale quadro, i Paesi limitrofi alla Libia hanno tenuto un meeting, il 30 e 31 agosto, ospitato dall’Algeria, durante il quale è stato stabilito di inviare una delegazione ministeriale in Libia con l’obiettivo di valutare l’andamento del processo politico e di intensificare la comunicazione con tutti i partiti stranieri, mentre è stata ribadita la necessità di una soluzione politica. La dichiarazione finale comprendeva 16 punti, tra cui l’appello per il ritiro di tutte le forze, combattenti e mercenari stranieri, e la formazione di due sottocommissioni su politica e sicurezza. Parallelamente, i Paesi confinanti sono stati chiamati a svolgere un ruolo attivo nelle piste avviate in Libia, anche attraverso l’accordo quadripartito volto a garantire la sicurezza dei confini comuni.

La Libia si trova ad assistere a una fase di transizione, che si prevede culminerà con le elezioni programmate per il 24 dicembre 2021. Quanto accaduto prima il 5 febbraio, con la nomina delle nuove autorità esecutive da parte del Forum di dialogo politico, e poi il 10 marzo, con il voto di fiducia al governo ad interim, ha rappresentato un momento “storico” per il Paese Nordafricano, che, dal 15 febbraio 2011, è stato teatro di una perdurante crisi e di una lunga guerra civile. Ad aver dato nuovo impulso al percorso politico vi è stato l’accordo di cessate il fuoco, siglato a Ginevra il 23 ottobre 2020, nel quadro del Comitato militare congiunto 5+5. Quest’ultimo è un organismo composto da delegati di entrambe le parti belligeranti, l’esercito legato al governo di Tripoli, altresì noto come Governo di Accordo Nazionale (GNA) e l’Esercito Nazionale Libico (LNA).

 

 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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