Giappone: il premier si dimette e rinuncia al prossimo mandato

Pubblicato il 3 settembre 2021 alle 11:13 in Asia Giappone

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Il primo ministro giapponese, Yoshihide Suga, ha annunciato, venerdì 3 settembre, che si dimetterà dalla leadership del Partito Liberal Democratico (LDP) e che non si candiderà alle prossime elezioni generali, dopo un anno di mandato segnato da una politica impopolare sulla gestione del coronavirus e da un sostegno pubblico in rapida diminuzione. Ciò significa che non cercherà nemmeno la rielezione alla presidenza del partito, attualmente alla guida della coalizione di governo.

Suga, che è subentrato nel ruolo di premier dopo che Shinzo Abe si è dimesso, lo scorso settembre, per motivi di salute, ha visto il suo sostegno scendere al di sotto del 30% in vista delle elezioni generali di quest’anno. La decisione di Suga di non candidarsi alle prossime elezioni, che si dovrebbero svolgere il 17 ottobre, significa che il partito sceglierà un nuovo leader, chiamato a diventare primo ministro. Prima di Abe, che è stato il premier più longevo del Giappone, con un mandato di otto anni, il Paese aveva assistito al cambio di sei primi ministri in altrettanti anni, compreso il travagliato primo mandato di un anno di Abe stesso. Dopo l’annuncio di Suga, i futures del Nikkei sono balzati del 2%, mentre il più ampio indice Topix ha raggiunto i livelli più alti dal 1991 dopo la notizia, nell’auspicio che il nuovo premier vari un massiccio piano di stimoli all’economia.

“Voglio concentrarmi sulla risposta al coronavirus, quindi ho detto alla riunione esecutiva dell’LDP che ho deciso di non partecipare alla corsa alla leadership del partito”, ha dichiarato Suga davanti ai giornalisti. “Ho giudicato che non posso destreggiarmi in entrambe le cose e che dovrei concentrarmi su una delle due”, ha aggiunto, specificando che terrà una conferenza stampa ufficiale la prossima settimana. Il discorso è arrivato dopo una settimana in cui il primo ministro ha cercato di fare tutto il possibile per salvare il suo mandato, inclusa la possibilità di sciogliere il Parlamento o di effettuare un rimpasto esecutivo del partito e del suo gabinetto. I funzionari dell’LDP hanno affermato che Suga resterà in carica fino a quando non verrà scelto il suo successore alle elezioni del partito, previste per il 29 settembre. Al momento, non è ancora stato individuato un chiaro favorito.

Fumio Kishida, ex ministro degli Esteri, è uno dei soli due parlamentari che finora hanno dichiarato la loro candidatura. L’uomo ha criticato la risposta al coronavirus elaborata da Suga e ha sollecitato un pacchetto di stimoli per combattere la pandemia. “Kishida è il miglior candidato per il momento, ma ciò non significa che la sua vittoria sarà assicurata”, ha detto Koichi Nakano, professore di scienze politiche alla Sophia University, in Giappone. Quest’ultimo ha affermato che anche il popolare ministro per la Riforme Amministrative, Taro Kono, potrebbe candidarsi, se dovesse ottenere il sostegno del leader della sua fazione, il ministro delle Finanze Taro Aso. Infine, un altro possibile candidato potrebbe essere l’ex ministro della Difesa, Shigeru Ishiba, anche se attualmente risulta in svantaggio. Tra tutti, Kono sembra essere in cima alla lista dei legislatori che gli elettori vogliono vedere succedere a Suga. Ex ministro degli Esteri e della Difesa, è popolare soprattutto tra gli elettori più giovani, avendo costruito gran parte del suo supporto grazie a Twitter, dove possiede 2,3 milioni di follower, una rarità nella politica giapponese dominata da uomini di età pari o superiore a 60 anni.

La posizione di Abe sarà seguita da vicino data la sua influenza all’interno delle due più grandi fazioni dell’LDP, una che fa capo al premier e l’altra guidata dal ministro delle finanze Taro Aso. A differenza dell’anno scorso, i membri di base dell’LDP voteranno insieme ai parlamentari del partito, il che rende più difficile prevedere l’esito della corsa. 

L’immagine di Suga di politico esperto, in grado di far passare le riforme e di affrontare la pesante burocrazia giapponese, aveva spinto i suoi consensi al 74% al momento della sua entrata in carica. Le sue promesse “populiste”, come prezzi più bassi per i telefoni cellulari e assicurazioni per i trattamenti di fertilità, erano state elogiate. Tuttavia, alcune mosse sbagliate, come la rimozione degli studiosi, critici del governo, da un comitato consultivo, la gestione non efficiente delle Olimpiadi di Tokyo o i ritardi nell’interruzione del programma di viaggi nazionali “Go To”, che, secondo gli esperti, avrebbe contribuito ad aumentare i casi di coronavirus nel Paese, hanno colpito duramente il suo mandato.

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Chiara Gentili

di Redazione

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