Etiopia, l’ONU avverte: c’è il pericolo di una “catastrofe imminente”

Pubblicato il 3 settembre 2021 alle 6:52 in Africa Etiopia

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In Etiopia, un blocco degli aiuti alla regione del Tigray, nel Nord del Paese, sta portando milioni di persone sull’orlo della carestia. Lo ha riferito, giovedì 2 settembre, l’agenzia umanitaria delle Nazioni Unite (OCHA), avvertendo del pericolo di “una catastrofe imminente”.

L’OCHA ha invitato tutte le parti coinvolte nella guerra a consentire il trasferimento degli aiuti nella regione, dove 5,2 milioni di persone, ovvero circa il 90% della popolazione, hanno urgente bisogno di assistenza umanitaria. Il numero include almeno 400.000 individui che stanno già affrontando condizioni di carestia, ha sottolineato l’agenzia, invitando soprattutto il governo di Addis Abeba a consentire agli aiuti e al personale di entrare nella regione “eliminando gli impedimenti burocratici” e gli altri ostacoli che impediscono i movimenti. C’è solo una strada nel Tigray che le Nazioni Unite e i gruppi umanitari possono attualmente utilizzare e gli ostacoli logistici e burocratici rendono il passaggio “estremamente difficile”. In particolare, 172 camion sono bloccati nella città di Semera, non lontano dai confini della regione. 

Giovedì 2 settembre, in una conferenza stampa, il portavoce del primo ministro etiope, Billene Seyoum, ha respinto ancora una volta le accuse secondo cui il governo starebbe bloccando gli aiuti e ha affermato che i camion erano “in arrivo” nel Tigray. Seyoum ha altresì specifcato che il numero di posti di blocco sulla strada è stato ridotto da sette a tre, facilitando in questo modo la circolazione. In una conferenza stampa, il mese scorso, il portavoce aveva già condannato le accuse secondo cui Addis Abeba starebbe “bloccando di proposito l’assistenza umanitaria” e aveva specificati che il governo era preoccupato per la situazione della sicurezza. 

L’OCHA ha osservato però che, nonostante l’ONU ritenga necessario un minimo di 100 camion di cibo, articoli non alimentari e carburante da far entrare ogni giorno nel Tigray per sostenere la popolazione della regione, in realtà, dal 22 agosto, qualsiasi mezzo sarebbe stato impossibilitato a entrare. “Le scorte di cibo sono già finite il 20 agosto”, si legge nella dichiarazione dell’agenzia. Quest’ultima ha infine esortato il governo etiope a ripristinare l’elettricità, le comunicazioni e i servizi bancari nella regione, chiusi dopo che i ribelli tigrini, raggruppati nel Fronte di Liberazione del Popolo del Tigray (TPLF) hanno riconquistato la capitale regionale, Mekelle, stappandola alle forze federali verso la fine di giugno. L’agenzia delle Nazioni Unite per l’Infanzia (UNICEF) ha dichiarato, a luglio, che più di 100.000 bambini nel Tigray potrebbero soffrire di malnutrizione pericolosa nei prossimi 12 mesi.

Dopo la presa della capitale regionale, il TPLF aveva intensificato la sua campagna contro l’esercito federale e iniziato un’avanzata oltre i confini della regione, alla fine di luglio. Nelle prime settimane di agosto, i combattimenti si erano estesi agli Stati regionali limitrofi di Amhara e Afar, provocando lo sfollamento di circa 170.000 persone. I recenti sviluppi avevano indicato che le forze del Tigray continuavano a ingaggiare combattimenti con le truppe delle regioni vicine, nonostante gli appelli della comunità internazionale a non espandere il conflitto nel resto del Paese. Secondo il governo di Addis Abeba, il TPLF aveva altresì tentato un’espansione più a Nord, lanciando un’operazione militare nella parte nordoccidentale del Paese, per cercare di accedere al Sudan. Di recente, però, l’offensiva sembra essersi placata. 

La guerra nel Tigray era iniziata, il 4 novembre 2020, con un’operazione dell’esercito federale etiope nella regione, dopo che il TPLF era stato ritenuto responsabile di aver attaccato una base militare delle forze governative a Dansha, con l’obiettivo di rubare l’equipaggiamento militare in essa contenuto. Abiy aveva accusato il TPLF di tradimento e terrorismo e aveva avviato una campagna militare per riportare l’ordine nella regione. L’offensiva era stata dichiarata conclusa il 29 novembre 2020, con la conquista della capitale regionale, Mekelle. Tuttavia, i combattimenti sono continuati nella parte centrale e meridionale del Tigray. In tale quadro, anche l’Eritrea ha inviato i suoi uomini a sostegno delle forze di Abiy. 

I combattenti tigrini non si sono fermati e, qualche mese dopo, hanno ripreso il controllo di gran parte del territorio della regione settentrionale del Tigray, dopo aver riconquistato la capitale regionale, Mekelle. L’operazione militare del governo federale ha subito un duro colpo a causa della controffensiva tigrina e, nella serata del 28 giugno, l’esecutivo di Addis Abeba si è trovato costretto ad annunciare un cessate il fuoco unilaterale e immediato. La mossa ha segnato una pausa nel conflitto civile, che andava avanti da quasi otto mesi. Il TPLF, tuttavia, ha definito la tregua “uno scherzo” e i combattimenti non si sono ancora arrestati.

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Chiara Gentili

di Redazione

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