Donbass: scontri tra Kiev e militanti, annunciata una vittima

Pubblicato il 3 settembre 2021 alle 15:51 in Europa Ucraina

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Mentre l’ufficio stampa dell’autoproclamata Repubblica Popolare di Lugansk (LPR) ha annunciato la morte di un militante nel Donbass, nell’Ucraina Orientale; il Ministero della Difesa di Kiev ha accusato le milizie di violare il cessate il fuoco, riportando di aver registrato un ferito tra le proprie Forze Armate. 

Il portavoce della milizia dell’autoproclamata Repubblica Popolare di Lugansk, Ivan Filiponenko, ha dichiarato, venerdì 3 settembre, che gli scontri tra i militanti separatisti e le Forze Armate ucraine hanno provocato la morte di un miliziano. A riportarlo, il medesimo venerdì, è stata l’agenzia di stampa russa RIA Novosti. Secondo quanto riferito, l’Esercito ucraino avrebbe aperto il fuoco dalle proprie postazioni di Orekhovo, per colpire le divisioni militari della LPR nell’insediamento Zolote, nella sezione numero 5. L’attacco ha dunque provocato la morte di un militante della LPR.

Nel frattempo, l’agenzia di stampa di Kiev Ukrinform ha riportato, il medesimo venerdì, le dichiarazioni rilasciate dal Ministero della Difesa del Paese in merito alle violazioni registrate il giorno precedente. Secondo quanto reso noto, i militanti della LPR e dell’autoproclamata Repubblica Popolare di Donetsk (DPR) hanno attaccato le postazioni di Kiev nelle seguenti aree: Zolote-3, Novomykhailivka, Krasnohorivka. Tali territori si trovano nel Donbass, nell’Ucraina Orientale. Durante gli scontri, un militare ucraino delle Joint Forces Operations (JFO) è rimasto gravemente ferito. Tuttavia, il Dipartimento della Difesa del Paese ha rassicurato sulle condizioni dell’uomo, in miglioramento a seguito del ricovero in ospedale.

Gli ultimi sviluppi giungono a seguito degli scontri del 18 agosto, quando l’ufficio stampa della LPR aveva dichiarato che gli scontri del medesimo giorno avevano provocato la morte di un civile nel villaggio di Zolote, nella sezione numero 4. Nell’Ucraina Orientale, le tensioni tra l’Esercito di Kiev e le brigate indipendentiste del Donbass continuano ad acuirsi, nonostante il cessate il fuoco del 27 luglio 2020. In tale quadro, è importante sottolineare che l’Ucraina accusa la Russia di supportare, sia militarmente sia economicamente, le brigate separatiste della DPR e della LPR. Inoltre, secondo Kiev, Mosca invierebbe mercenari, sia russi sia di altre nazionalità, nelle aree di conflitto per sostenere i militanti separatisti. Pertanto, nelle comunicazioni ufficiali, per identificare le milizie della DPR e della LPR, non di rado l’Ucraina fa riferimento ai “mercenari russi”.

È importante ricordare che, a partire da luglio 2020, il Gruppo di Contatto Trilaterale (GCT) aveva concordato il cessate il fuoco nel Donbass. L’accordo prevedeva l’osservanza di misure pacifiche quali il divieto di sparare e di collocare armi sia nelle vicinanze, sia all’interno degli insediamenti militari. Le misure, inoltre, prevedevano responsabilità disciplinare per chiunque avesse violato tali imposizioni. Tuttavia, le forze dell’ordine ucraine hanno più volte denunciato la violazione dell’accordo da parte delle forze separatiste delle Repubbliche di Donetsk (DPR) e Lugansk. Analogamente, le forze della LPR e DPR hanno segnalato numerose violazioni del cessate il fuoco da parte dell’Ucraina stessa.

La crisi nel Donbass è iniziata sette anni fa, il 23 febbraio 2014. All’epoca, nell’Est dell’Ucraina iniziarono azioni di protesta contro la sostituzione dell’allora presidente ucraino, Viktor Janukovič, di stampo filo-russo, con il nuovo governo filo-occidentale che si era insediato a Kiev. I manifestanti, che ritenevano il nuovo governo “illegittimo”, chiesero la federalizzazione del Paese e l’indipendenza delle aree di Donetsk e Lugansk. L’ondata di proteste si tradusse, il 6 aprile 2014, nell’occupazione dei palazzi dei Consigli regionali dei suddetti territori. Il giorno dopo, il 7 aprile, le autorità locali russofone indipendentiste proclamarono la nascita delle Repubbliche popolari di Donetsk e Lugansk. Più tardi, l’11 maggio 2014, il referendum per l’indipendenza delle due aree confermò la volontà dei separatisti. Mosca, che il 16 marzo dello stesso anno aveva “illegalmente” annesso la Crimea al suo territorio, sostenne le due nuove Repubbliche. L’Ucraina non accettò la perdita delle due aree e tentò, a partire da giugno 2014, di riprenderne il controllo.

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Anna Peverieri, interprete di russo e inglese

di Redazione

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