Burkina Faso: 8 minatori d’oro non autorizzati trovati morti

Pubblicato il 3 settembre 2021 alle 9:39 in Africa Burkina Faso

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Otto minatori d’oro non autorizzati sono stati trovati morti dopo essere entrati “clandestinamente” nelle gallerie della miniera Bissa, a Sabcé, nel centro-nord del Burkina Faso. Il loro decesso, secondo la polizia, sarebbe dovuto “probabilmente ad una mancanza d’aria” legata alla profondità dei tunnel. Tuttavia, fonti del luogo hanno confutato questa tesi, sostenendo che i minatori siano stati uccisi dai gas lacrimogeni lanciati dalla polizia nelle gallerie dove si nascondevano i minatori. Lo ha riferito Reuters, citando agenzie locali, come la Burkina Information Agency (AIB).

Circa 40 minatori erano sul posto quando la polizia ha sparato, causando “il panico e il soffocamento dei minatori d’oro clandestini”, ha altresì riferito, giovedì 2 settembre, il procuratore nazionale, Wendyam Lambert Sanfo, in una dichiarazione. L’uomo ha poi affermato che accuse per omicidio involontario sarebbero state sollevate in riferimento al caso, ma non ha specificato contro di chi. Almeno 4 persone sono già state arrestate dopo essere state accusate di aver dato fuoco a 10 veicoli. La polizia ha dichiarato di aver scoperto i corpi di 6 minatori nel sito e non ha menzionato il lancio di gas lacrimogeni. Altre 7 persone sono rimaste ferite e sono state tutte ricoverate presso il Centro per la salute e la promozione sociale (CSPS) di Sabcé, ha aggiunto la polizia.

La miniera Bissa, una delle più grandi del Burkina Faso, possiede riserve stimate pari a 4,9 milioni di once di oro, gestite dalla società Nordgold. Quest’ultima, con sede a Londra, è di proprietà del miliardario russo Alexei Mordashov e dei suoi figli. L’uomo possiede una serie di asset in tutto il mondo, inclusi Regno Unito, Kazakistan e Russia. Il Burkina Faso e altri Paesi dell’Africa occidentale hanno vissuto una corsa all’oro negli ultimi anni poiché minatori illegali, desiderosi di crearsi migliori opportunità economiche, scavano alla ricerca di minerali in condizioni spesso pericolose. In Burkina Faso, l’oro è diventato il primo prodotto di esportazione dal 2009. Al secondo posto, c’è il cotone. Con una produzione di 5,6 tonnellate di oro, nel 2008, il Paese ha esportato, nel 2020, 62,138 tonnellate. Il settore minerario conta attualmente 17 miniere industriali, tra cui 16 miniere d’oro e 1 miniera di zinco. Il contributo del settore minerario al bilancio statale è passato da 8,912 miliardi di FCFA (14.451.040 dollari) nel 2008 a 322 miliardi di CFAC (581.654.360 dollari) nel 2020.

Pochi giorni fa, il 31 agosto, un gruppo di uomini armati ha attaccato un convoglio di veicoli della società canadese Iamgold Corp, attiva nel settore minerario burkinabé. L’assalto ha causato il ferimento di un agente della polizia. Tuttavia, gli aggressori sono stati respinti dagli addetti alla sicurezza del convoglio, secondo quanto ha riferito la compagnia mineraria canadese. Gli uomini armati hanno sparato contro i veicoli da diverse centinaia di metri di distanza e si sono ritirati dopo un breve scontro a fuoco con il personale di sicurezza. Nessun passeggero è rimasto ferito e l’ufficiale di polizia colpito è in condizioni stabili. Per precauzione, la Iamgold ha comunque sospeso i convogli da e per Essakane, che è la più grande miniera operativa della compagnia e si trova vicino al confine con il Niger.

La regione desertica in cui convergono i confini del Niger, del Mali e del Burkina Faso, è nota come “tri-border area” ed è una zona particolarmente instabile poiché costantemente presa di mira dai militanti islamisti che operano nel Sahel. Numerosi gruppi jihadisti, che collaborano con “banditi” locali, sono operativi in questa regione. Nello specifico, la situazione è particolarmente critica a partire dal 2012, quando il Nord del Mali ha dovuto affrontare una rivolta armata scoppiata nel Nord e guidata da membri Tuareg alleati con alcuni combattenti di al-Qaeda. Nel corso dell’anno, questi sono riusciti a prendere il controllo delle regioni settentrionali. Successivamente, nel 2013, il movimento è riuscito ad espandersi nelle regioni centrali, provocando l’intervento armato delle forze francesi. Il supporto internazionale, con una serie di iniziative sotto l’egida di Onu e UE, ha indebolito i militanti, ma la zona è rimasta instabile e le violenze non solo continuano, ma hanno raggiunto nuovi record nel 2021. 

Il Burkina Faso, in particolare, è stato teatro di una serie di attacchi mortali di recente. Lo scorso 8 agosto, ad esempio, 12 soldati sono stati uccisi in un attacco nel Nord-Ovest, mentre altre 30 persone, tra civili, soldati dell’esercito e miliziani filo-governativi, sono morti in una serie di attacchi effettuati, il 4 agosto. Al momento, nell’area sono presenti più  gruppi islamisti quali al-Qaeda nel Maghreb Islamico, lo Stato Islamico nel Grande Sahara (ISGS) e lo Stato Islamico nella Provincia dell’Africa Occidentale (ISWAP). Quest’ultima è solita operare in Nigeria, ma alcune fonti ritengono che abbia recentemente iniziato a collaborare con l’ISGS anche in Mali e nei Paesi confinanti. Al fine di creare un fronte europeo per supportare la lotta contro queste organizzazioni e contro i traffici illegali nella regione del Sahel, è stata istituita la Task Force Takuba. 

L’operazione è stata attuata dalla Francia e da altri 13 Paesi europei ed è finalizzata a contrastare le attività dei gruppi armati nella regione dell’Africa occidentale e del Sahel, in coordinamento con gli eserciti del Mali e del Niger. La missione sarà composta dalle forze speciali dei diversi Stati. I Paesi coinvolti, a parte l’Italia, sono Belgio, Repubblica Ceca, Danimarca, Estonia, Francia, Germania, Paesi Bassi, Norvegia, Portogallo, Svezia e Regno Unito. In Italia, l’operazione è stata approvata con il Decreto Missioni del 16 luglio 2020, durante il governo guidato dall’ex premier Giuseppe Conte. Secondo l’allora ed attuale ministro della Difesa, Lorenzo Guerini, la partecipazione dell’Italia alla task force internazionale contro il terrorismo rappresenta “un tassello di un impegno italiano più ampio nella regione”. 

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Chiara Gentili

di Redazione

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