Afghanistan: la protesta delle donne ad Herat

Pubblicato il 3 settembre 2021 alle 9:30 in Afghanistan Asia

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Decine di donne e ragazze afghane hanno protestato nella città occidentale di Herat, il 2 settembre, chiedendo che le donne siano rappresentate nel prossimo governo.

Secondo quanto riferito dal quotidiano locale, Tolo News, tra i manifestanti c’erano difensori dei diritti delle donne, studenti e studentesse universitari e dipendenti del governo. Durante la protesta, hanno mostrato striscioni con slogan che sottolineavano l’importanza di preservare i risultati raggiunti degli ultimi due decenni per quanto riguarda la libertà delle donne nella società e altri che chiedevano la partecipazione del genere femminile al prossimo governo. In generale, la manifestazione ha anche sostenuto il diritto delle donne a lavorare e a ricevere un’istruzione.

“Nessun governo è sostenibile senza il supporto delle donne. La nostra richiesta: il diritto all’istruzione e il diritto al lavoro in ogni suo aspetto”, si leggeva in uno striscione. “La violazione dei diritti delle donne equivale alla violazione dei diritti umani”, recitava uno slogan. Le donne e le ragazze della manifestazione hanno, inoltre, invitato la comunità internazionale a non dimenticare le donne afghane. Le proteste arrivano in un momento di ansia dell’opinione pubblica per il vuoto di potere a Kabul, prima che i talebani annuncino un nuovo esecutivo, a seguito della conquista della capitale, il 15 agosto, e del ritiro delle truppe straniere dal Paese, completato il 31 agosto. 

Tuttavia, per quanto riguarda le nuove indicazioni dei talebani, questi hanno annunciato che le classi torneranno ad essere separate tra maschili e femminili. Sotto il precedente esecutivo talebano, che ha controllato buona parte del Paese dal 1996 al 2001, alle donne era proibito lavorare fuori casa o anche uscire in pubblico senza un tutore maschio. Non potevano frequentare le scuole e le università e venivano punite con la fustigazione pubblica in caso di violazione delle “regole della moralità”, come quella che richiedeva che fossero completamente coperte. Il 18 agosto, tre giorni dopo la conquista della capitale da parte dei talebani, in alcune zone di Kabul con una presenza talebana minima, le donne stavano uscendo “con vestiti normali, come era prima dei talebani”, secondo quanto ha riferito un residente di nome Shabaka al New York Times. Ma nelle aree centrali della capitale, in cui si concentrava la presenza di combattenti talebani, poche donne si sono avventurate in pubblico e quelle che lo hanno fatto indossavano il burqa, secondo quanto riferito alla testata statunitense da Sayed, un funzionario pubblico.

Inoltre, il 24 agosto, la BBC ha riferito le parole del portavoce dei talebani, Zabihullah Mujahid, che ha chiesto alle donne afghane che lavorano di stare in casa, per il momento, finché non saranno messi in atto sistemi adeguati per garantire la loro sicurezza. “Le nostre forze di sicurezza non sono addestrate su come trattare con le donne, come parlare con le donne”, ha dichiarato Mujahid durante una conferenza stampa a Kabul. “Fino a quando non avremo attuato un sistema che garantisca piena sicurezza… Chiediamo alle donne di restare a casa”, ha aggiunto. “È una precauzione temporanea”, ha poi sottolineato Mujahid. A tale proposito, è necessario specificare che il 17 agosto, un membro del comitato culturale dei talebani, Enamullah Samangani, aveva lanciato un primo messaggio di apertura alle donne, che erano state invitate ad unirsi al governo. In un’intervista con la Televisione Nazionale dell’Afghanistan, Samangani aveva dichiarato: “L’emirato islamico non vuole che le donne siano vittime” e aveva aggiunto che queste dovrebbero far parte della struttura del governo, “in base a quanto previsto dalla legge della Sharia”.

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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