USA: nuova udienza di un ex terrorista britannico dell’ISIS

Pubblicato il 2 settembre 2021 alle 15:15 in UK USA e Canada

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Il 2 settembre, è prevista un’udienza di un cittadino britannico, parte di un gruppo di militanti dello Stato Islamico soprannominato “The Beatles” e accusato di aver decapitato ostaggi statunitensi, che ha chiesto di modificare la propria dichiarazione di innocenza. 

Alexanda Kotey, catturato in Iraq nel 2018, si era dichiarato non colpevole di fronte alla Corte statunitense che lo aveva accusato di terrorismo, una volta estradato negli USA. Secondo quanto riferito dall’agenzia di stampa Reuters, il 2 settembre, un documento del tribunale distrettuale statunitense di Alexandria, in Virginia, riferisce che è previsto un cambio di udienza di appello per l’uomo. Quest’ultimo è uno dei due membri dello Stato Islamico che erano stati catturati in Iraq dall’esercito statunitense, prima di essere trasportati negli USA per affrontare un processo per reati legati al terrorismo. Secondo gli atti del tribunale, Kotey e El Shafee Elsheikh, un altro cittadino britannico di origine sudanese, devono rispondere di accuse che includono la cattura di ostaggi, con conseguente morte degli stessi, tortura e cospirazione per fornire materiale di supporto ai terroristi.

Kotey ed Elsheikh erano cittadini del Regno Unito, ma il governo britannico ha ritirato la loro cittadinanza quando sono stati catturati in Iraq come affiliati dello Stato Islamico. Si presume che appartenessero a una cellula di quattro membri dell’ISIS soprannominata “The Beatles” a causa del loro accento britannico. Sono accusati di aver detenuto e ucciso ostaggi occidentali, tra cui i giornalisti statunitensi James Foley e Steven Sotloff e gli operatori umanitari Kayla Mueller e Peter Kassig. La cellula avrebbe, inoltre, preso parte a video di propaganda dello Stato Islamico che mostravano decapitazioni di cittadini stranieri. Un’accusa di 24 pagine include un lungo elenco di torture che Kotey ed Elsheikh sono accusati di aver inflitto agli ostaggi, comprese scosse elettriche con un taser, percosse per oltre 20 minuti, waterboarding e l’aver forzato le persone a combattere tra di loro. Se condannati, i due uomini rischiano l’ergastolo. Gli Stati Uniti avevano informato le autorità britanniche che i pubblici ministeri non avrebbero chiesto la pena di morte per i due presunti terroristi. In ogni caso, lo Stato della Virginia ha poi abolito la pena di morte, il 24 marzo 2021. 

Sotto il comando di Abu Bakr Al-Baghdadi, lo Stato Islamico della Siria e dell’Iraq (ISIS) ha raggiunto il suo apice da quando è stata proclamata la nascita del califfato, il 29 giugno 2014. Il leader dell’organizzazione terroristica è morto il 26 ottobre del 2019, a seguito di un raid degli Stati Uniti nel suo nascondiglio. All’epoca, il generale Frank McKenzie, capo del Comando Centrale dell’esercito degli Stati Uniti, aveva riferito che i soldati USA avevano scoperto durante un’operazione che Al-Baghdadi era nascosto in un tunnel del complesso in cui stavano per fare irruzione. Quando la cattura era ormai imminente, il capo dell’ISIS aveva fatto detonare una veste esplosiva, uccidendo se stesso e 2 bambini piccoli che erano con lui. Sebbene l’operazione fosse stata un successo, McKenzie aveva sottolineato che sarebbe stato un errore pensare che l’ISIS era stato sconfitto. 

Infatti, il 9 dicembre 2017 il governo di Baghdad aveva già annunciato la sconfitta dello Stato Islamico. Tuttavia, da allora gli attacchi e gli atti ostili e di guerriglia non sono mai cessati e, attualmente, l’organizzazione terroristica è attiva in particolare nelle aree desertiche e montuose più remote, oltre che nella regione del Kurdistan, dove le dispute territoriali hanno indebolito i sistemi di sicurezza. Tre membri di una stessa famiglia sono rimasti uccisi, sabato 31 luglio, a seguito di un attentato condotto dallo Stato Islamico nel governatorato di al-Anbar, nell’Ovest dell’Iraq. Il giorno precedente, il 30 luglio, un attacco della medesima organizzazione terroristica ha causato la morte di 8 individui e il ferimento di altri 19, nel governatorato Nord-occidentale di Salah al-Din. 

La perdurante minaccia terroristica ha portato le forze irachene ad adoperarsi già dal 2020. Tra gli ultimi risultati raggiunti, il 19 luglio scorso, il Servizio di sicurezza nazionale iracheno (INSS) ha annunciato l’arresto del cosiddetto “Emiro di Baghdad”, considerato uno dei leader di spicco dello Stato Islamico nella capitale. L’INSS ha pubblicato un video dell’arresto e della presunta confessione dell’imputato, divenuto membro di un gruppo terroristico noto come “Ansar al-Sunna” nel 2008, prima di unirsi all’ISIS nel 2011. L’uomo aveva ricoperto diverse posizioni all’interno dell’organizzazione ed era stato “emiro” anche di Raqqa, la “capitale siriana” dell’ISIS, mentre ha confessato che stava pianificando di condurre diversi attacchi a Baghdad. 

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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