È ufficiale: gli Emirati acquistano una quota del giacimento di Israele nel Mediterraneo Orientale

Pubblicato il 2 settembre 2021 alle 15:47 in Emirati Arabi Uniti Israele

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La società israeliana Delek Drilling ha siglato un accordo con cui ha venduto alla emiratina Mubadala Petroleum una quota, pari al 22%, del proprio giacimento di gas naturale Tamar, situato nella regione del Mediterraneo Orientale.

L’annuncio ufficiale è giunto oggi, giovedì 2 settembre, sebbene già ad aprile scorso le parti abbiano firmato un primo memorandum di intesa, definito preliminare e non vincolante, successivamente sottoposto al vaglio del governo di Tel Aviv. Secondo quanto riferito dalla società israeliana, Abu Dhabi pagherà circa un miliardo di dollari, nel quadro di quella che è stata definita la maggiore intesa a livello commerciale tra Israele e gli Emirati Arabi Uniti (UAE), dalla firma dell’accordo di normalizzazione, del 15 settembre 2020. Ad essere coinvolta da parte emiratina è Mubadala Petroleum, una controllata di Mubadala Investment Company, un fondo di proprietà statale, con un patrimonio pari a 232 miliardi di dollari.

Mubadala Petroleum ha affermato che l’acquisizione di una quota di Tamar “integrerà la strategia di portafoglio orientata al gas di Mubadala Petroleum, in linea con i suoi obiettivi di transizione energetica”. Dall’altro lato, Yossi Abu, l’amministratore delegato di Delek, società che detiene una partecipazione significativa anche nel vicino giacimento di gas Leviathan, ancora più grande, ha parlato di un “grande affare” che, insieme alle esportazioni di gas in Egitto e Giordania, si inserisce nel quadro delle “azioni sul campo” volte a “costruire un nuovo Medio Oriente”. A tal proposito, la nuova intesa è stata definita una “pietra miliare” nel percorso di normalizzazione tra Israele ed Emirati.

L’accordo del 2 settembre consentirà agli UAE di svolgere un ruolo in un giacimento, quello di Tamar, situato a 90 km al largo della costa settentrionale di Israele, e che quando è stato scoperto, nel 2009, costituiva la più grande riserva di gas a livello mondiale. Il giacimento è gestito da Chevron, un’azienda petrolifera statunitense, la quale detiene una quota del 25%, a seguito dell’acquisto da Noble Energy. Isramco ha il 28,75%, Tamar Petroleum il 16,75% e l’Everest il 3,5%. Le attività di produzione hanno avuto inizio nel 2013, quattro anni dopo la scoperta. Il gas prodotto fluisce verso una piattaforma, dove avviene una parte del trattamento del gas, e poi a terra, presso il terminal di Ashdod.

Ad oggi, si stima che le riserve di Tamar ammontino a 238 miliardi di piedi cubi di gas e 14 milioni di barili di condensato, mentre la capacità di produzione è pari a 11 miliardi di piedi cubi all’anno. Motivo per cui, il giacimento rappresenta uno dei progetti chiave di Israele in campo energetico, oltre che la sua riserva di energia primaria, grazie a cui poter coprire gran parte del fabbisogno del mercato interno ed esportare gas in Egitto e Giordania. Parallelamente, con la nuova intesa Abu Dhabi metterà altresì piede nella contesa regione del Mediterraneo Orientale, sebbene Mubadala sia già attiva nell’area, in quanto possiede una quota del 10% nel giacimento di gas egiziano di Zohr.

Sono diversi gli accordi di natura economica e commerciale, oltre che in materia di energia, discussi da Israele e dagli Emirati Arabi Uniti dalla normalizzazione delle loro relazioni. A tal proposito, il 20 ottobre 2020, la società di gasdotti israeliana Eilat Ashkelon Pipeline Company (EAPC) aveva dichiarato di aver firmato un accordo preliminare per favorire il trasporto di petrolio dagli Emirati Arabi Uniti all’Europa, attraverso un gasdotto che collega la città di Elat, sul Mar Rosso, e il porto di Ascalona, situato sulla costa mediterranea. 

Poi, il 19 gennaio scorso, il fondo di investimento Masdar di Abu Dhabi, specializzato in energia pulita, ha annunciato il primo importante investimento degli Emirati Arabi Uniti nelle energie rinnovabili. L’investimento ammonta a centinaia di milioni di dollari ed è volto a sviluppare progetti di energia rinnovabile in Israele. Il suo partner è la filiale della società energetica francese EDF Renewables, che attualmente sta attuando 18 progetti solari in Israele e ne sta pianificando altre decine del valore di 5 miliardi di shekel israeliani, pari a $ 1,52 miliardi. In realtà, il fondo emiratino ha già collaborato con filiali della francese EDF in numerosi progetti in Medio Oriente e Nord Africa.

Masdar è anch’essa una filiale di Mubadala Investments, una società di investimenti strategici con sede ad Abu Dhabi, e rappresenta uno dei maggiori fondi di investimento indipendenti al mondo, considerato che gestisce circa 4 trilioni di dollari. I suoi introiti derivano perlopiù dalle entrate petrolifere. Il fondo è poi legato al principe ereditario di Abu Dhabi, Mohammed bin Zayed bin Sultan Al Nahyan, il quale ha svolto un ruolo significativo negli accordi Abraham, ed è considerato un attore attivo nel mercato degli investimenti internazionali, con un focus sull’innovazione tecnologica.

In tale quadro, gli UAE, il 16 dicembre, hanno chiesto all’Egitto di entrare a far parte dell’East Mediterranean Gas Forum (EMGF), un’organizzazione internazionale regionale, con sede al Cairo. I Paesi membri, al momento, sono Egitto, Italia, Cipro, Grecia, Israele, Giordania e Palestina, ovvero produttori di gas, consumatori e Stati di transito, il cui obiettivo è promuovere un mercato sostenibile del gas. Sinora, la partecipazione del Paese del Golfo non è stata ancora ufficializzata, ma l’accordo è quello di rendere gli UAE un Paese membro con lo status di osservatore.  

 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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