Thailandia: nuove proteste contro il premier a Bangkok

Pubblicato il 2 settembre 2021 alle 17:40 in Asia Thailandia

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Il 2 settembre, migliaia di persone hanno protestato nel centro di Bangkok per chiedere le dimissioni del primo ministro, Prayuth Chan-ocha. I manifestanti hanno promesso che sarebbero tornati ogni giorno fino a quando il premier non lascerà l’incarico. 

La manifestazione si è tenuta nel centro della capitale thailandese ed è stata una delle più grandi del 2021, nonostante l’avvertimento della polizia sul fatto che la protesta non era stata autorizzata, a causa delle restrizioni dovute alla pandemia da nuovo coronavirus. “I membri del Parlamento devono scegliere tra il popolo e Prayuth, che ha fallito, causando perdite e la morte di oltre 10.000 persone”, ha affermato Nattawut Saikua, uno dei principali organizzatori della protesta. “Se Prayuth supera il voto di sfiducia e rimane primo ministro, continueremo a manifestare”, ha dichiarato, in riferimento ad una crisi parlamentare in corso. La protesta nel centro di Bangkok è stata generalmente pacifica. Invece, un gruppo separato di manifestanti anti-governativi ha fatto esplodere petardi e bruciato pneumatici di auto vicino alla residenza del primo ministro, in un’altra parte della città. 

La manifestazione del 2 settembre arriva mentre Prayuth sta affrontando una crisi anche in Parlamento, a partire dal 31 agosto, data in cui i legislatori thailandesi hanno avviato un dibattito sulla sfiducia al primo ministro. L’opposizione ha accusato Prayut e cinque suoi ministri di corruzione, cattiva gestione dell’economia e di  aver fallito nella risposta al coronavirus. La votazione sarà effettuata il 4 settembre. Il leader dell’opposizione, Sompong Amornwiwat, appartenente al Pheu Thai Party, ha aperto il dibattito sulla sfiducia a Prayut affermando che: “Ogni sette minuti un thailandese muore per la fallimentare gestione della situazione relativa al coronavirus”. 

Le proteste nel Paese erano nate come un movimento pacifico organizzato on-line a inizio 2020 da gruppi di studenti che hanno poi coinvolto più strati della popolazione, a partire dal 18 luglio 2020. Il movimento di dissenso era nato di fronte alla crescente influenza dell’Esercito nel governo e al ruolo della monarchia nel Paese. Le principali richieste dei manifestanti erano e sono una Costituzione più democratica, le dimissioni del primo ministro, e riforme sulla forma di Stato. Il movimento aveva però perso vigore a causa di molti arresti dei suoi leader, delle preoccupazioni e delle restrizioni per il coronavirus, nonché delle controversie sulla sua visione critica della monarchia. Inoltre, di fronte ad un aumento di contagi di coronavirus a partire dalla terza ondata di aprile 2021, Prayuth è stato criticato per la sua gestione della crisi. 

La Thailandia è diventata una monarchia costituzionale il 24 giugno 1932 quando tale forma di governo ha sostituito la monarchia assoluta, in seguito all’azione di un gruppo di militari e civili che si definiva Movimento del Popolo. Da allora, però, il Paese ha adottato almeno 18 Costituzioni e ha assistito a 13 colpi di Stato. Nel tempo, si sono verificate più ondate di protesta a sostegno della democrazia che nel 1973 e nel 1992 videro una violenta repressione da parte delle autorità e che portarono alla morte più manifestanti.

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Maria Grazia Rutigliano

 

di Redazione

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