Siria, Daraa: la tregua temporanea regge, in attesa di un accordo definitivo

Pubblicato il 2 settembre 2021 alle 9:58 in Medio Oriente Siria

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La tregua di tre giorni, entrata in vigore il primo settembre, ha posto momentaneamente fine alle tensioni nella regione di Daraa, nel Sud della Siria. Nel frattempo, la Rete siriana per i diritti umani, un gruppo di monitoraggio indipendente con sede nel Regno Unito, ha registrato la morte di 94 civili nel solo mese di agosto, in tutto il Paese, con un particolare incremento delle vittime decedute a Daraa.

L’accordo, raggiunto nella notte tra il 31 agosto e il primo settembre, con la mediazione della Russia, ha consentito l’ingresso di forze appartenenti alla polizia militare russa, accompagnate dall’Ottava Brigata, anch’essa appoggiata da Mosca, e l’istituzione di tre postazioni militari, con l’obiettivo di garantire il rispetto del cessate il fuoco. Parallelamente, 34 persone ricercate dal governo siriano dovranno essere reinsediate e coloro che non accettano i termini dell’intesa dovranno abbandonare la regione. Al contempo, i cittadini di Daraa al-Balad e i residenti nei pressi della diga e degli accampamenti dovranno consegnare le armi in loro possesso, mentre l’esercito siriano e le forze ad esso affiliate dovranno porre fine all’assedio e allontanarsi anch’essi dal governatorato. Tuttavia, diverse fonti hanno evidenziato come, sinora, non sia stata pubblicata alcuna versione ufficiale dell’accordo.

Daraa al-Balad, distretto meridionale posto sotto il controllo di ex gruppi dell’opposizione, è stato posto sotto assedio, per oltre 65 giorni, dalle forze affiliate al presidente siriano, Bashar al-Assad, le quali hanno altresì impedito l’ingresso di soccorsi e aiuti umanitari, destinati a circa 11.000 famiglie, per un totale di oltre 40.000 abitanti. Ciò ha provocato crescenti scontri, definiti i peggiori degli ultimi tre anni, mentre la Russia si è impegnata a mediare tra le parti belligeranti per disinnescare le tensioni. Nonostante l’apparente tregua registrata sul campo, fonti dell’opposizione locali hanno messo in dubbio il rispetto dell’accordo da parte del governo di Damasco, il quale, al momento, starebbe cercando pretesti per venir meno all’intesa entrata in vigore il primo settembre. Alcuni ritengono, poi, che il patto mediato dalla Russia, alleata del governo siriano, abbia, in realtà, spianato la strada verso un maggiore controllo sul governatorato da parte delle forze damascene, mettendo fine a una “eccezione” durata per circa tre anni. Ad ogni modo, alcuni analisti hanno affermato che Damasco non potrà più lanciare una operazione militare, così come temuto sinora, senza prima ottenere il via libera della Russia.  

L’area di Daraa è nota per essere stata la culla della rivoluzione in Siria, dove alcuni giovani ribelli scrissero su un muro uno dei primi slogan antiregime, tra cui “È il tuo turno, dottore”, con riferimento al presidente siriano Assad. Risale al mese di luglio 2017 l’accordo per il cessate il fuoco a Daraa, Quneitra e Suweida, in cui parteciparono anche Stati Uniti, Russia e Giordania. Combattenti e famiglie locali hanno poi evacuato l’area nel mese di luglio 2018, dopo settimane di violenti bombardamenti, seguiti da un accordo di resa con il regime siriano e la Russia. Diversamente da altre zone circostanti, ritornate, nel corso del tempo, nelle mani del regime, l’esercito di Assad non aveva dispiegato le proprie forze nell’area, facendo affidamento su alleati presenti sul posto per garantire la sicurezza della provincia. Numerosi combattenti dell’opposizione sono, però, rimasti nel governatorato, mantenendo il controllo di vaste aree rurali a Sud, Est ed Ovest. 

La recente escalation, secondo quanto riportato dal quotidiano al-Arab, sulla base dei dati forniti dall’Osservatorio Siriano per i Diritti Umani (SOHR), ha provocato la morte di almeno 22 civili, tra cui 6 bambini, mentre 26 membri delle forze di Damasco e 17 combattenti dell’opposizione sono stati uccisi. Ad essere peggiorata è poi stata la situazione umanitaria, il che ha spinto oltre 38.000 abitanti a fuggire da Daraa al-Balad in un solo mese, secondo quanto riferito in precedenza dalle Nazioni Unite. Secondo quanto riferito dalla Rete siriana per i Diritti Umani, in un rapporto pubblicato il primo settembre, proprio nella regione di Daraa è stato registrato il numero di vittime civili più elevato provocato, nell’ultimo mese, dalle forze di Damasco.

Quanto accaduto a Sud si colloca nel più ampio quadro del conflitto civile siriano, in corso oramai da circa dieci anni. Questo è scoppiato il 15 marzo 2011, quando parte della popolazione siriana ha iniziato a manifestare e a chiedere le dimissioni del presidente siriano, Assad. L’esercito del governo siriano è coadiuvato da Mosca, oltre ad essere appoggiato dall’Iran e dalle milizie libanesi filoiraniane di Hezbollah. Sul fronte opposto vi sono i ribelli, i quali ricevono il sostegno della Turchia. Nel solo mese di agosto, la Rete siriana per i diritti umani ha documentato la morte di 94 civili, di cui 32 bambini e 10 donne, mentre altri 7 individui sono stati vittime di torture. La responsabilità è da far risalire non solo alle forze siriane, ma altresì al suo alleato russo e ai gruppi di opposizione, così come alle Syrian Democratic Forces (SDF) e Hayat Tahrir al-Sham, attori che continuano a svolgere un ruolo nel panorama siriano.

  

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione