Polonia, crisi migratoria: Duda dichiara lo “stato di emergenza”

Pubblicato il 2 settembre 2021 alle 17:15 in Bielorussia Polonia

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Il presidente della Polonia, Andrzej Duda, ha dichiarato lo “stato di emergenza” al confine con la Bielorussia, giovedì 2 settembre. Quest’ultima è accusata di alimentare l’afflusso di migranti irregolari verso i Paesi ad essa confinanti per esercitare pressioni sul blocco europeo a seguito delle sanzioni, imposte lo scorso 21 giugno.

A riferire la notizia, il medesimo giovedì, è stata l’agenzia di stampa russa RIA Novosti, citando quanto affermato dal portavoce del capo di Stato di Varsavia, Blazej Spychalski. La nuova misura entrerà in vigore a seguito della pubblicazione ufficiale del documento e avrà una durata di almeno 30 giorni. A chiarire quali saranno le regioni polacche a dover sottostare alle nuove normative è stato il ministro degli Affari Interni del Paese, Mariusz Kaminski. Quest’ultimo ha spiegato che lo “stato di emergenza” interesserà 115 insediamenti nella regione di Podlaskiee e 68 in quella di Lubelskie. Il funzionario ha poi aggiunto che l’ultima volta che le autorità di Varsavia hanno ritenuto necessario applicare tali restrizioni era stato nel lontano 1990. Tuttavia, Kaminski ha rassicurato i residenti delle aree colpite, affermando che per loro le restrizioni saranno minime. “Non sarà possibile svolgere escursioni, prendere parte a manifestazioni o ad altri eventi di massa”, ha concluso il ministro degli Interni.

Secondo gli ultimi dati delle guardie di frontiera polacche, a partire dal primo agosto le autorità del Paese hanno registrato oltre 3.000 tentativi di ingresso illegale nel Paese. Tali cifre assumono carattere esponenziale se confrontate con quelle del 2020, quando, nel corso dell’anno, erano stati registrati solo 120 tentativi. La richiesta di indire lo Stato di emergenza era stata avanzata un giorno prima, il primo settembre, dal Governo del Paese, preoccupato dalla crescente instabilità provocata dalla crisi migratoria. “La situazione al confine con la Bielorussia è critica e ancora tesa”, aveva dichiarato il primo ministro polacco, Mateusz Morawiecki. In tale occasione, il premier aveva altresì sottolineato che l’incremento del flusso migratorio verso Polonia e le Repubbliche Baltiche sarebbe strettamente legato alla strategia adottata dal presidente bielorusso, Alexander Lukashenko, con lo scopo di “destabilizzare” tali Paesi. Anche le autorità di Varsavia, in precedenza, avevano accusato Lukashenko di usare i migranti per esercitare pressioni sull’UE, al fine di spingere il blocco a revocare le sanzioni imposte lo scorso giugno.

Oltre a questo, secondo le autorità polacche, si tratterebbe di una contro misura di Minsk per condannare l’asilo politico che Varsavia aveva offerto all’atleta bielorussa, Krystsina Tsimanouskaya. L’episodio a cui si fa riferimento è avvenuto il 2 agosto, quando l’atleta di Minsk, impegnata nelle Olimpiadi di Tokyo 2020, si era recata all’Ambasciata polacca a Tokyo per chiedere asilo politico dopo aver denunciato il tentativo delle autorità bielorusse di rimpatriarla perché aveva espresso forti critiche contro il presidente Lukashenko. Nel corso della giornata, l’atleta ha poi ricevuto un visto umanitario dalla Polonia, che l’ha sostenuta insieme alla comunità occidentale.

A partire dal mese di agosto, Lituania, Lettonia e Polonia hanno iniziato a registrare un brusco aumento di immigrati irregolari provenienti dal confine con la Bielorussia. Questo ha portato la Lituania, la Lettonia e la Polonia a rafforzare le recinzioni lungo la frontiera. Analoghe misure sono state adottate dal leader bielorusso, Alexander Lukashenko. Quest’ultimo ha incaricato le forze di sicurezza di Minsk di porre una stretta sui controlli lungo il medesimo confine. Nel corso della mattinata del 5 agosto, il capo di Stato di Minsk ha poi annunciato la totale chiusura dei confini con la Lituania. Secondo Lukashenko, tale misura è necessaria poiché si tratta dell’unica soluzione per porre fine all’afflusso di clandestini da Sud e da Ovest.

Il primo Paese ad annunciare lo Stato di emergenza per via dell’incremento dei flussi migratori è stata la Lituania, il 2 luglio. Secondo quanto riferito dalle guardie di frontiera lituane, il numero di immigrati clandestini nel Paese è aumentato di oltre 10 volte rispetto allo stesso periodo nel 2020. A causa dell’aggravarsi della situazione, Vilnius è stata costretta a richiedere il supporto dell’Agenzia europea per il controllo delle frontiere Frontex, la quale ha avviato, il 12 luglio, una “missione rapida”, alla quale si sono unite anche le autorità estoni.

Il recente incremento è legato alle contromisure adottate da Lukashenko, per rispondere alle sanzioni che l’Unione Europea aveva imposto contro il regime di Minsk per il dirottamento del volo Ryanair del 23 maggio. Tale episodio aveva portato all’arresto dell’attivista e giornalista Roman Protasevich. Lukashenko aveva dichiarato che la Bielorussia non avrebbe più contribuito ad aiutare l’Unione Europea nella lotta all’immigrazione clandestina a causa dell’interferenza di Bruxelles in quelli che sarebbero “affari interni” del Paese. Il presidente della Lituania, commentando la crisi, ha definito i migranti “un’arma politica del regime bielorusso”.

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Anna Peverieri, interprete di russo e inglese

di Redazione

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