La Russia è pronta a ripristinare le relazioni con Georgia e Occidente

Pubblicato il 2 settembre 2021 alle 6:35 in Europa Georgia Russia

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Il ministro degli Affari Esteri della Federazione Russa, Sergey Lavrov, ha dichiarato, mercoledì primo settembre, che Mosca è pronta a ripristinare le relazioni bilaterali con l’Occidente e con la Georgia perché non mira né allo scontro, né all’isolamento.

A riportare le dichiarazioni di Lavrov, il medesimo mercoledì, è stata l’agenzia di stampa russa RIA Novosti. Secondo quanto riferito dal capo del Dipartimento degli Esteri della Federazione, però, la condizione per riavviare i rapporti bilaterali è che questi non siano basati su un rapporto “insegnante-studente”, bensì paritario. “Non abbiamo mai cercato lo scontro o l’autoisolamento, e siamo aperti all’interazione con i Paesi Occidentali se adottano un approccio differente, perché la Russia non è uno studente al quale insegnare”, ha sottolineato Lavrov. Pertanto, il ministro russo ha affermato che se l’Occidente non inizia a guardare la Federazione con uno sguardo “paritario”, le relazioni bilaterali non giungeranno mai ad un livello altro. “A livello interstatale, i nostri colleghi occidentali non sono molto inclini a rivolgersi alla Russia in termini di parità poiché ci richiedono di cambiare il nostro comportamento e adottarne uno che loro ritengono corretto. Questa è la strada per il nulla”, ha concluso il ministro, affermando che Mosca si rende disponibile ad avviare un dialogo “aperto e costruttivo, nonché reciprocamente rispettoso”.

Dichiarazioni simili sono state rilasciate rispetto le relazioni bilaterali russo-georgiane. Per Lavorv, se Tbilisi è pronta a normalizzare le relazioni bilaterali con la Russia, e non intende degradarle per mettersi in buona luce nei confronti dell’Occidente, allora è possibile avviare consultazioni di alto livello. Di tutt’altro avviso, però, si erano dette le autorità georgiane. Nel dettaglio, il 6 agosto, il leader del partito al governo Sogno Georgiano, Irakli Kobakhidze, aveva ribadito che Tbilisi non aveva alcuna intenzione a normalizzare le relazioni diplomatiche con la Russia.  La ragione principale, aveva spiegato il leader georgiano, è legata al riconoscimento e supporto di Mosca all’indipendenza dell’Abkhazia e dell’Ossezia del Sud, i due territori separatisti del Paese. Attraverso tale mossa, è stata varcata la “linea rossa” che permetterebbe di riallacciare le relazioni diplomatiche tra i due Stati, un tempo alleati e parte dell’Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche (URSS).

L’Abkhazia è una Repubblica autonoma, situata nella Georgia Nord-occidentale, che ha dichiarato formalmente l’indipendenza nel 1999. Solo pochi Paesi, in particolare la Russia, la quale è presente militarmente nella regione, hanno riconosciuto la sua indipendenza. Nel 1992, nel tentativo di ottenere l’indipendenza, i secessionisti in Abkhazia hanno dato il via ad una rivolta armata contro il governo centrale georgiano. Nel 1993, i ribelli hanno sconfitto le forze georgiane, con le quali hanno concordato, il 14 maggio del 1994, un cessate il fuoco. Nonostante l’accordo e il successivo dispiegamento di “peacekeepers” russi nella regione, le ostilità sono continuate e, nel 1999, la regione ha indetto un referendum, dichiarando poi formalmente la sua indipendenza. Tale mossa non è stata riconosciuta dalla comunità internazionale e la Georgia ha duramente criticato la Russia per aver sostenuto, anche militarmente, tale campagna secessionista. Il conflitto tra Georgia e Abkhazia si è ulteriormente aggravato in seguito alle elezioni del 2004 in Georgia, che hanno portato alla nomina del nuovo presidente, Mikheil Saakashvili. Tra le priorità del suo mandato politico, centrale è stata quella focalizzata sull’unità territoriale georgiana e sul controllo delle regioni separatiste del Paese, tra cui l’Abkhazia. Nel 2006, la Georgia è riuscita a prendere il controllo di una parte della gola di Kodori, in Abkhazia, anche se il resto della regione ha continuato ad autoproclamarsi indipendente.

Negli anni successivi, l’influenza russa in Abkhazia è diventata sempre più forte. Le tensioni si sono poi acuite, portando allo scoppio, nell’agosto 2008, di un altro conflitto. Un’altra regione georgiana, l’Ossezia del Sud, richiedeva l’indipendenza. Questo ha portato le autorità georgiane ad intervenire militarmente nell’area. In risposta, le forze armate della Federazione Russa, anche in questo caso a sostegno dei separatisto, hanno lanciato un rapido intervento militare nella regione che, nel giro di una settimana, si è concluso con la sconfitta delle truppe georgiane. A seguito di tale epilogo, i due Paesi hanno sottoscritto, il 15 agosto 2008, il cessate il fuoco. Gli accordi impegnavano la Russia a ritirarsi dal territorio georgiano e la Georgia a rinunciare all’uso della forza contro l’Ossezia e l’Abkhazia.

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Anna Peverieri, interprete di russo e inglese

di Redazione

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