India: muore leader separatista del Kashmir, Nuova Delhi blocca i cortei

Pubblicato il 2 settembre 2021 alle 17:37 in India Pakistan

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Il leader separatista del Kashmir, Syed Ali Shah Geelani, è morto nella serata di mercoledì primo settembre. Aveva 92 anni. Non appena la notizia è iniziata a circolare, le autorità hanno bloccato Internet e dispiegato centinaia di soldati nella città di Srinagar per impedire un corteo funebre di massa o proteste anti-governative. 

Geelani è stato sepolto in un cimitero vicino la sua abitazione, prima dell’alba di giovedì 2 settembre, alla presenza di poche centinaia di persone, tra cui i familiari e le persone a lui più vicine, precedentemente autorizzate a partecipare. Intorno alla sua casa, truppe armate e poliziotti in borghese hanno fiancheggiato le strade principali e presidiato i posti di blocco, con le autorità che cercavano di impedire qualsiasi protesta. La principale area commerciale della città è rimasta deserta, con la maggior parte dei negozi chiusi e la circolazione dei veicoli limitata, secondo quanto riportato dall’agenzia di stampa Reuters. Le autorità hanno anche interrotto le connessioni Internet e le reti mobili nella valle del Kashmir, dalla tarda giornata di mercoledì.

Tra i più importanti leader politici del Kashmir, Geelani ha guidato per anni un’alleanza di gruppi secessionisti conosciuta con il nome di “Conferenza Hurriyat”, nata nel 1993 per guidare un movimento per il diritto all’autodeterminazione della regione. La coalizione si divise nel 2003, quando gli estremisti, guidati da Geelani, che sostenevano la fusione del Kashmir con il Pakistan, abbandonarono il gruppo una volta che i moderati decisero di tenere colloqui con Nuova Delhi. L’uomo è stato agli arresti domiciliari per più di un decennio dopo aver guidato diverse proteste anti-governative in India.

I ribelli del Kashmir combattono contro il dominio indiano dal 1989. La maggior parte di loro persegue l’obiettivo di fondere la regione, a maggioranza musulmana, con il Pakistan o di creare un Paese indipendente. Nuova Delhi accusa Islamabad di supportare e finanziare i combattenti del Kashmir, accuse che quest’ultima nega pubblicamente.

Geelani è nato nel 1929 in una famiglia povera del villaggio di Zoorimunz, nel distretto di Bandipora, nel Kashmir indiano, a Nord. Ha studiato nelle scuole locali e successivamente nell’odierna città pakistana di Lahore, sotto la tutela del mullah Saeed Masoodi, uno stretto confidente dello sceicco Muhammad Abdullah. Denominato “Sher-e-Kashmir” (Leone del Kashmir), Abdullah è stato il capo fondatore della All Jammu and Kashmir Muslim Conference, nonchè primo premier eletto del Kashmir, amministrato dall’India, dopo la sua adesione al Paese, nel 1947. Negli anni ’50, Geelani si unì alla Jamaat-e-Islami, la più grande organizzazione politico-religiosa della regione, che condivideva affinità ideologiche con il movimento dei Fratelli Musulmani in Egitto. L’organizzazione è stata bandita dal governo nazionalista indù indiano nel 2019. Geelani è stato una spina nel fianco dell’India sin dai primi anni ’60, quando iniziò a fare campagna per la fusione del territorio, a maggioranza musulmana, con il Kashmir amministrato dal Pakistan. Nel 1962, fu arrestato per quasi 10 anni.

Con una famosa mossa, nel 2005, Geelani ha respinto la soluzione in quattro punti della controversia sul Kashmir proposta dall’allora presidente pakistano Pervez Musharraf. Quest’ultimo aveva avanzato l’idea di un controllo congiunto della regione himalayana tra India e Pakistan e di un maggiore accesso al commercio e ai viaggi tra le regioni controllate dalle due nazioni. “Quando ha sentito che il generale Parvez Musharraf era incline al compromesso, si è opposto senza mezzi termini e ha continuato a resistere, senza alcuna esitazione, al dominio indiano”, ha detto ad Al Jazeera l’analista politico e accademico Sheikh Showkat Hussain, nel febbraio dello scorso anno. Mosse del genere hanno reso Geelani popolare tra le masse del Kashmir amministrato dall’India, facendolo risaltare di più rispetto ad altri leader di spicco come lo sceicco Abdullah, la cui eredità, secondo gli esperti, è stata compromessa. “Di solito, i politici del Kashmir erano obbligati a schierarsi dalla parte del governo indiano o di quello pakistano. Geelani ha affrontato entrambi e questo ha aumentato la sua statura”, ha osservato Hussain.

Il Kashmir è una regione asiatica a maggioranza musulmana, situata tra l’India, il Pakistan e la Cina che, al momento, ne amministrano aree distinte. In particolare, la parte centro-meridionale, il Jammu e Kashmir, è amministrata dall’India, lo Azad Kashmir e il Gilgit-Baltistan, le porzioni Nord-occidentali, sono sotto la giurisdizione del Pakistan, mentre la zona Nord-orientale, Aksai Chin, è sotto il controllo della Cina. Tale ripartizione non è però riconosciuta dagli attori in gioco e Nuova Delhi e Islamabad rivendicano la propria sovranità l’una sulle parti dell’altra. Di fronte alle tensioni nate dalle rivendicazioni concorrenti, l’Onu ha istituito un confine de facto nel Kashmir tra la parte indiana e quella pakistana, noto come Linea di Controllo (LoC).  Qui è in atto un cessate il fuoco dal 2003 che Islamabad e Nuova Delhi si accusano reciprocamente di violare di frequente ma che hanno riaffermato lo scorso 25 febbraio. Al contempo, da decenni, nella parte indiana ci sono gruppi ribelli che lottano per l’indipendenza del territorio o per unirsi al Pakistan, accusato dall’India di armare i militanti.

India e Pakistan hanno combattuto tre conflitti maggiori e altri minori dal 1947, anno in cui entrambi hanno ottenuto l’indipendenza dal dominio coloniale inglese. Due tra le guerre di maggiore portata avevano riguardato proprio la regione del Kashmir. 

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Chiara Gentili

 

di Redazione

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