Incontro tra Italia e Mali su sicurezza e attività umanitarie

Pubblicato il 2 settembre 2021 alle 16:33 in Italia Mali

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Il primo settembre, il ministro degli Affari Esteri italiano, Luigi Di Maio, ha incontrato alla Farnesina il ministro maliano responsabile per le attività umanitarie, la solidarietà, i rifugiati e gli sfollati, Oumarou Diarra. 

Secondo quanto riferito dal sito web del Ministero degli Esteri italiano, Di Maio ha ribadito l’impegno dell’Italia in Mali e nella regione del Sahel, anche nell’ambito dell’agenda multilaterale dell’Italia nell’anno di Presidenza del G20. In particolare, sono state ricordate la recente apertura dell’Ambasciata italiana a Bamako, l’impegno sul piano umanitario e dello sviluppo, la cooperazione in ambito migratorio e il crescente contributo per la lotta al terrorismo, anche con la partecipazione di Roma alla Task Force Takuba. Inoltre, Di Maio ha sottolineato l’azione coordinata dell’italia con i principali partner in ambito europeo e della Coalizione per il Sahel, cui contribuisce anche la recente nomina di Emanuela Del Re quale nuovo Rappresentante Speciale dell’UE per il Sahel.

Al centro dei colloqui tra i due rappresentanti anche la situazione politica in Mali e la transizione in atto, a seguito del colpo di Stato del maggio scorso, e l’importanza di un approccio integrato e multidimensionale alla sicurezza, finalizzato a creare le condizioni per una stabilità inclusiva in un Paese chiave per la stabilità della regione. Da parte sua, il ministro maliano Diarra ha voluto ringraziare l’Italia per la sincerità e la solidità del partenariato costruito in questi anni, per il contributo del nostro Paese alla Task Force Takuba e per il concreto sostegno alle popolazioni locali. La missione è composta dalle forze armate, affiancate dalle forze speciali dei diversi Stati. I Paesi coinvolti, a parte l’Italia, sono Belgio, Repubblica Ceca, Danimarca, Estonia, Francia, Germania, Paesi Bassi, Norvegia, Portogallo, Svezia e Regno Unito. In Italia, l’operazione è stata approvata con il Decreto Missioni del 16 luglio 2020, durante il governo guidato dall’ex premier Giuseppe Conte. Roma dovrebbe partecipare alla Task force con un contributo di 200 unità di personale militare, 20 mezzi terrestri e 8 mezzi aerei. 

A proposito dell’interesse italiano nella regione del Sahel, il ministro della Difesa di Roma, Lorenzo Guerini, il 13 aprile, durante un incontro con la sua omologa francese, Florence Parly, ha annunciato che l’Italia aprirà una nuova base militare in Niger, la cui costruzione è iniziata a partire da luglio. Anche Di Maio aveva confermato tale intenzione, ma senza specificare quali potrebbero essere le tempistiche. Inoltre, il ministro degli Esteri aveva sottolineato il fatto che “la regione sub-sahariana del Sahel ha assunto un valore sempre più strategico per l’Italia, diventando la frontiera meridionale dell’Europa” e che in questo quadro l’impegno della missione italiana in Niger si configura come “uno degli strumenti più qualificati della nostra presenza nel Paese”. 

Nella regione desertica del Sahel la violenza è aumentata a seguito di un’insurrezione jihadista, nel 2012, durante la quale un gruppo di militanti ha preso il controllo del Nord del Mali, per poi espandersi nei Paesi vicini, soprattutto nei confinanti Burkina Faso e Niger. Oggi, diversi gruppi armati sono attivi nella regione, alcuni di questi sono organizzazioni terroristiche affiliate ad al-Qaeda e allo Stato Islamico, altre sono gruppi di “banditi” che alimentano traffici di esseri umani, armi e droga. Tali presenze hanno alimentato i conflitti etnici e religiosi già presenti, causando migliaia di decessi e costringendo milioni di persone ad abbandonare le loro case. 

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione