Burkina Faso: assalto al convoglio di una società canadese

Pubblicato il 2 settembre 2021 alle 10:42 in Africa Burkina Faso

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Un gruppo di uomini armati ha attaccato un convoglio di veicoli della società canadese Iamgold Corp, attiva nel settore minerario del Burkina Faso. L’azienda ha sospeso i trasporti da e per Essakane, una delle più grandi miniere d’oro del Paese, situata al confine con il Niger.

L’assalto, avvenuto il 31 agosto, ha causato il ferimento di un agente della polizia. Tuttavia, gli aggressori sono stati respinti dagli addetti alla sicurezza del convoglio, secondo quanto ha riferito la compagnia mineraria canadese. Gli uomini armati hanno sparato contro i veicoli da diverse centinaia di metri di distanza e si sono ritirati dopo un breve scontro a fuoco con il personale di sicurezza. Nessun passeggero è rimasto ferito e l’ufficiale di polizia colpito è in condizioni stabili. Per precauzione, la Iamgold ha comunque sospeso i convogli da e per Essakane, che è la più grande miniera operativa della compagnia e si trova vicino al confine con il Niger.

“Dopo l’analisi della situazione, tutti i convogli in arrivo o in partenza per Essakane vengono cancellati fino a nuovo avviso”, ha affermato la società, quotata a Toronto. L’attacco è avvenuto meno di due settimane dopo che almeno 80 persone sono state uccise quando un gruppo di militanti islamisti ha preso di mira un convoglio civile scortato dalla polizia militare vicino alla città settentrionale di Arbinda, il 18 agosto. Risale invece al 4 giugno scorso l’assalto più letale eseguito negli ultimi anni nella regione.  In tale data 132 civili sono stati uccisi da uomini armati nel villaggio settentrionale di Solhan, nella provincia di Yagha, al confine con il Niger. Migliaia di cittadini hanno manifestato indignati contro le violenze, denunciando “l’inerzia del governo”. Di fronte tale situazione di rabbia, il presidente del Paese, Roch Marc Christian Kaboré, al potere dal 2015 e rieletto nel 2020 con la promessa di portare la pace nel suo Paese, aveva annunciato a fine giugno di aver destituito i ministri della Difesa e della Sicurezza, decidendo di assumere personalmente tali incarichi.

La regione desertica in cui convergono i confini del Niger, del Mali e del Burkina Faso, è nota come “tri-border area” ed è una zona particolarmente instabile poiché costantemente presa di mira dai militanti islamisti che operano nel Sahel. Numerosi gruppi jihadisti, che collaborano con “banditi” locali, sono operativi in questa regione. Nello specifico, la situazione è particolarmente critica a partire dal 2012, quando il Nord del Mali ha dovuto affrontare una rivolta armata scoppiata nel Nord e guidata da membri Tuareg alleati con alcuni combattenti di al-Qaeda. Nel corso dell’anno, questi sono riusciti a prendere il controllo delle regioni settentrionali. Successivamente, nel 2013, il movimento è riuscito ad espandersi nelle regioni centrali, provocando l’intervento armato delle forze francesi. Il supporto internazionale, con una serie di iniziative sotto l’egida di Onu e UE, ha indebolito i militanti, ma la zona è rimasta instabile e le violenze non solo continuano, ma hanno raggiunto nuovi record nel 2021. 

Il Burkina Faso, in particolare, è stato teatro di una serie di attacchi mortali di recente. Lo scorso 8 agosto, ad esempio, 12 soldati sono stati uccisi in un attacco nel Nord-Ovest, mentre altre 30 persone, tra civili, soldati dell’esercito e miliziani filo-governativi, sono morti in una serie di attacchi effettuati, il 4 agosto. Al momento, nell’area sono presenti più  gruppi islamisti quali al-Qaeda nel Maghreb Islamico, lo Stato Islamico nel Grande Sahara (ISGS) e lo Stato Islamico nella Provincia dell’Africa Occidentale (ISWAP). Quest’ultima è solita operare in Nigeria, ma alcune fonti ritengono che abbia recentemente iniziato a collaborare con l’ISGS anche in Mali e nei Paesi confinanti. Al fine di creare un fronte europeo per supportare la lotta contro queste organizzazioni e contro i traffici illegali nella regione del Sahel, è stata istituita la Task Force Takuba. 

L’operazione era stata istituita dalla Francia e da altri 13 Paesi europei ed è finalizzata a contrastare le attività dei gruppi armati nella regione dell’Africa occidentale e del Sahel, in coordinamento con gli eserciti del Mali e del Niger. La missione sarà composta dalle forze speciali dei diversi Stati. I Paesi coinvolti, a parte l’Italia, sono Belgio, Repubblica Ceca, Danimarca, Estonia, Francia, Germania, Paesi Bassi, Norvegia, Portogallo, Svezia e Regno Unito. In Italia, l’operazione è stata approvata con il Decreto Missioni del 16 luglio 2020, durante il governo guidato dall’ex premier Giuseppe Conte. Secondo l’allora ed attuale ministro della Difesa, Lorenzo Guerini, la partecipazione dell’Italia alla task force internazionale contro il terrorismo rappresenta “un tassello di un impegno italiano più ampio nella regione”. 

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Maria Grazia Rutigliano 

di Redazione

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