Afghanistan: si attende l’annuncio dei talebani sul nuovo governo

Pubblicato il 2 settembre 2021 alle 9:19 in Afghanistan Asia

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I talebani hanno annunciato che le discussioni sulla formazione di un nuovo governo sono quasi concluse, affermando che non ci sono dubbi sul fatto che il mullah Hebatullah Akhundzada sarà a capo dell’esecutivo.

La notizia è stata riferita il primo settembre dal quotidiano locale Tolo News, che cita Anamullah Samangani, membro della Commissione Culturale dei talebani. “Sono quasi concluse le consultazioni sul nuovo esecutivo e si sono svolte le necessarie discussioni anche sul gabinetto. Il governo islamico che annunceremo sarà un modello per il popolo. Non ci sono dubbi sulla presenza nel governo del Comandante dei fedeli (Akhunzada). Sarà il capo del governo e non ci dovrebbero essere dubbi su questo”, ha affermato Samangani. 

Secondo Mohammad Hasan Haqyar, un analista politico citato dalla stampa locale afghana, il nome del nuovo sistema ideato dai talebani non sarà né Repubblica né Emirato. “Dovrebbe essere qualcosa che rimandi ad un governo islamico. Hebatullah dovrebbe essere al vertice del governo e non sarà il presidente. Sarà il leader dell’Afghanistan. Sotto di lui ci sarà un primo ministro o un presidente che lavorerà sotto la sua supervisione”, ha aggiunto Haqyar. Intanto, i talebani hanno già nominato i governatori delle 34 province, i capi di polizia e i comandanti per province e distretti. “L’Emirato Islamico è attivo in ogni provincia. C’è un governatore in ognuna che ha iniziato a lavorare. C’è un governatore distrettuale per ogni distretto e un capo della polizia in ogni provincia che lavora per la gente”, ha affermato Abdul Hanan Haqqani, un membro dei talebani.

Intanto, continuano i combattimenti tra i talebani e le forze del fronte di resistenza della provincia del Panjshir, guidato da Ahmad Massoud. I talebani hanno confermato che gli scontri sono in corso dal 30 agosto e che entrambe le parti hanno subito perdite. “I mujaheddin dell’Emirato Islamico sono stati attaccati da alcuni circoli del Panjshir che bluffano e dicono che resisteranno. I mujaheddin hanno reagito all’attacco e di conseguenza l’altra parte ha subito pesanti perdite”, ha affermato Samangani, il membro della commissione culturale dei talebani. I residenti in prima linea nella zona di Nasaji-Gulbahar, appena fuori dalla valle del Panjshir, affermano che i combattimenti sono ripresi la notte tra il 31 agosto e il primo settembre, dopo una pausa. La maggior parte degli abitanti sembra aver lasciato l’area. Amir Khan Muttaqi, un leader talebano, ha dichiarato mercoledì che i colloqui tra le due parti sono finora falliti. Tuttavia, ha sottolineato che il gruppo vuole ancora risolvere la questione pacificamente.

La notte tra il 30 e il 31 agosto, mentre l’ultimo aereo degli Stati Uniti lasciava l’Afghanistan, le forze armate talebane si sono scontrate con i combattenti che mantengono il controllo della valle del Panjshir. Dalla caduta di Kabul, il 15 agosto, il Panjshir è stata l’unica provincia a resistere, continuando a sfuggire al controllo dell’autoproclamato Emirato Islamico dell’Afghanistan. Fahim Dashti, portavoce di quelle che si definiscono le “Forze di Resistenza Nazionali” (note con l’acronimo inglese NRF), un gruppo fedele al leader locale Ahmad Massoud, ha affermato che i combattimenti sono avvenuti all’ingresso occidentale della valle dove i talebani hanno attaccato per primi. 

Il 22 agosto, Ahmad Massoud, leader della milizia che controlla l’ultimo avamposto afghano della resistenza anti-talebana, ha  dichiarato che non consegnerà mai la provincia del Panjshir al gruppo militante islamista. L’area è nota perché è proprio lì che un popolare leader tagiko, padre dell’attuale comandante Massoud, resistette strenuamente alle offensive sovietiche nel corso dell’invasione dell’Afghanistan. Massoud, le cui forze includono resti dell’esercito regolare e unità delle forze speciali, ha chiesto negoziati per formare un governo inclusivo per l’Afghanistan, ma ha promesso di resistere se le forze talebane tentano di entrare nella valle. 

Dopo aver conquistato Kabul, il gruppo islamista ha promesso un governo diverso rispetto a quello del periodo tra il 199 e il 2001, sopratutto per quanto riguarda il rispetto dei diritti umani, donne incluse. Tuttavia, l’Unione Europea, gli Stati Uniti e altri 18 paesi hanno rilasciato una dichiarazione congiunta in cui hanno affermato di essere “profondamente preoccupati” per la situazione nel Paese. La massiccia offensiva su scala nazionale del gruppo islamista ha avuto inizio ad aprile, da quando il presidente degli Stati Uniti, Joe Biden, ha confermato che le truppe statunitensi si sarebbero ritirate dall’Afghanistan, dopo due decenni di presenza sul campo.

Il ritorno in patria dei soldati degli USA era stato concordato dai rappresentanti di Washington e dei talebani in occasione di uno “storico” accordo di pace concluso tra le parti a Doha, in Qatar, il 29 febbraio 2020. Questa era stata fortemente sostenuta, nonchè siglata, dall’ex presidente degli Stati Uniti, Donald Trump. L’intesa prevedeva, inoltre, una tabella di marcia verso la pace in Afghanistan, la fine dei rapporti tra talebani ed al-Qaeda e la cessazione delle offensive contro i grandi centri urbani. Tuttavia, l’accordo è stato violato più volte e non ha messo fine alle violenze, che sono aumentate durante e dopo le negoziazioni, culminando nella caduta della capitale, il 15 agosto.

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Maria Grazia Rutigliano

 

di Redazione