Venezuela: l’opposizione cambia strategia e si rimette in campo

Pubblicato il 1 settembre 2021 alle 12:46 in America Latina Uncategorized Venezuela

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I principali partiti di opposizione del Venezuela hanno dichiarato, martedì 31 agosto, che parteciperanno alle elezioni regionali e locali di novembre, una decisione che segna un cambio di strategia dopo il boicottato delle precedenti votazioni, che consideravano non libere e non eque. L’annuncio dell’opposizione arriva dopo gli sforzi, durati almeno due anni, per cercare di estromettere il presidente venezuelano, Nicolas Maduro, attraverso una pressione sia interna che internazionale. I critici etichettano Maduro come un dittatore, accusandolo di aver truccato la sua rielezione, il 21 maggio del 2018, e di violare i diritti umani per reprimere il dissenso. La frustrazione per la mancata svolta ha però portato molti politici dell’opposizione a chiedere a gran voce a Juan Guaido, un legislatore eletto nel 2015 e successivamente riconosciuto dagli Stati Uniti come presidente ad interim, di cambiare tattica, poiché le sanzioni statunitensi si aggiungono ai problemi economici del Paese andando a pesare sulle condizioni della popolazione.

“Per chi pensa che la soluzione non sia elettorale, allora qual è?”, ha chiesto Henry Ramos Allup, leader del partito di opposizione Azione Democratica, in una conferenza stampa a Caracas. Maduro ha accolto con favore l’annuncio, che si propone di segnare un cambiamento rispetto alle richieste di sanzioni o all’intervento militare. “La decisione di partecipare ancora una volta alle elezioni è da applausi”, ha dichiarato il presidente alla televisione di stato. “Mi siederò sulla mia poltrona con i popcorn il 21 novembre per vedere Juan Guaido votare”, ha aggiunto.

Martedì 31 agosto, Freddy Guevara, leader del partito Volontà Popolare di Guaido, ha invitato alla “convivenza” con Maduro, chiedendo di evitare di forzare un cambio di governo. La Piattaforma unita venezuelana, un raggruppamento di partiti di opposizione, ha affermato, in una dichiarazione, che le elezioni non saranno “né eque né convenzionali”, ma che comunque il voto regionale e locale di novembre sarà un “utile campo di battaglia” per spingere per le elezioni presidenziali e parlamentari. Nel frattempo, i rappresentanti del governo di Maduro e quelli dell’opposizione si stanno preparando ai negoziati che si terranno dal 3 al 6 settembre per risolvere la crisi politica del Paese sudamericano.

Se prima la guida del Parlamento nazionale era nelle mani dell’opposizione, dalle elezioni dello scorso 6 dicembre, il Grande Polo Patriottico, la coalizione di partiti che sostiene il presidente Maduro, ha guadagnato la maggioranza parlamentare con il 67,6% dei voti, mentre Alleanza Democratica, che riunisce i cosiddetti “oppositori dissidenti” ha ottenuto il 17,95% delle preferenze. A tale tornata elettorale non si è però presentata l’opposizione guidata da Guaido, che ha deciso di boicottare il voto. Quest’ultima sostiene che l’astensione alle ultime elezioni parlamentari venezuelane sia stata superiore all’80%, mentre il governo afferma che tale dato si è attestato al 69%. Le votazioni non sono state riconosciute da più Paesi latino-americani, dagli USA e dall’UE. Washington ha anche imposto sanzioni contro due individui e un’azienda per aver contribuito a quelle che sono state definite “le elezioni fraudolente” del 6 dicembre scorso.

Il 7 gennaio, l’Unione Europea ha deciso di ritirare il riconoscimento di Guaidó come presidente ad interim del Paese, citando la mancanza delle basi istituzionali per sostenerlo dopo lo scioglimento dell’Assemblea nazionale. Da quel momento, Bruxelles riconosce la leadership del venezuelano solo come membro di spicco dell’opposizione. Lo ha comunicato l’Alto rappresentante per la politica estera, Josep Borrell, in una breve dichiarazione, a inizio anno, in cui ha evitato di chiamare Guaido “presidente ad interim” o “presidente dell’Assemblea nazionale”, il trattamento abituale che gli era stato riservato dalla stragrande maggioranza degli Stati dell’UE, ma la cui legittimità derivava dalla sua posizione di presidente del precedente Parlamento. La posizione da assumere riguardo a Guaido è sempre stata un grattacapo per le istituzioni europee. Così, mentre il Parlamento europeo è stato il primo a riconoscere l’oppositore come presidente ad interim nel 2019, il Consiglio europeo non è stato in grado di stabilire una posizione unanime, a causa della riluttanza di Paesi come Italia e Grecia, e nelle sue dichiarazioni ufficiali si riferiva a lui come presidente dell’Assemblea nazionale.

Per quanto riguarda la posizione della nuova amministrazione americana nei confronti del Venezuela, il 20 gennaio, a poche ore dall’inaugurazione della nuova presidenza di Joe Biden, il Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti ha pubblicato un nuovo elenco di misure restrittive contro il Paese. Le sanzioni sono state duramente criticate da Caracas. “Il Governo della Repubblica Bolivariana del Venezuela condanna di fronte a tutta la comunità internazionale una nuova e disperata aggressione contro il popolo venezuelano da parte dell’amministrazione uscente del presidente Donald Trump”, ha riferito il Ministero degli Esteri venezuelano in un comunicato ufficiale il 21 gennaio. Le misure vanno a interessare nel complesso 3 individui, 14 entità tra pubbliche e private e 6 imbarcazioni per i “loro legami ad una rete che tenta di sottrarsi alle sanzioni degli Stati Uniti sul settore petrolifero venezuelano”.

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Chiara Gentili

di Redazione

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