I talebani chiedono il riconoscimento dell’Emirato Islamico

Pubblicato il 1 settembre 2021 alle 11:11 in Afghanistan Asia

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Secondo quanto riferito dalla stampa afghana, il 31 agosto, il portavoce dei talebani, Zabihullah Mujahid, ha dichiarato che il gruppo si aspetta che gli Stati Uniti riaprano la loro missione diplomatica a Kabul e ha chiesto il riconoscimento del proprio governo da parte della comunità internazionale. 

“L’America dovrebbe mantenere solo una presenza diplomatica a Kabul. Abbiamo canali di comunicazione con loro e ci aspettiamo che riaprano la loro ambasciata a Kabul e vogliamo anche avere relazioni commerciali con loro”, ha affermato Mujahid. “Promettiamo al mondo, ai Paesi della regione e ai vicini, che il suolo dell’Afghanistan non sarà usato contro di loro. Il mondo dovrebbe riconoscere il governo afghano e collaborare con noi alla ricostruzione e agli investimenti”, ha affermato Ahmadullah Wasiq, membro della Commissione Culturale dei talebani. A parte il Pakistan, gli Emirati Arabi Uniti e l’Arabia Saudita, nessun Paese aveva riconosciuto l’Emirato Islamico proclamato dal gruppo negli anni ’90. 

Intanto, anche i residenti afgani hanno espresso le loro preoccupazioni per la chiusura delle ambasciate, affermando che la presenza di una missione diplomatica è necessaria per comunicare con l’esterno. “Avere relazioni con il mondo è importante. Sono queste relazioni diplomatiche e ambasciate che ci connettono con l’esterno. Oggi l’Afghanistan ha più che mai bisogno di cooperazione”, ha affermato Noor Agha, residente a Kabul. “Le relazioni diplomatiche sono un aspetto fondamentale di un governo. Il futuro governo e i talebani devono essere fedeli a questo principio”, ha aggiunto Ahmadullah, un altro residente della capitale. La comunità internazionale e le Nazioni Unite, tuttavia, hanno condizionato i rapporti con il nuovo esecutivo alla valutazione delle politiche che i talebani intendono implementare e al rispetto delle promesse relative alla tutela dei diritti umani, in particolare quelli delle donne e delle minoranze. 

Negli ultimi due decenni, 36 Paesi avevano aperto le loro ambasciate a Kabul. Dall’altra parte, l’Afghanistan ha inaugurato 71 missioni diplomatiche all’estero. Attualmente, la maggior parte di questi Stati, inclusi gli USA e il Regno Unito, ha sospeso la propria presenza diplomatica sul territorio afghano, a seguito del ritiro delle truppe, completato il 31 agosto, e della presa di Kabul da parte dei talebani, il 15 agosto. Gli analisti politici citati dalla stampa locale afghana hanno affermato che la chiusura delle ambasciate isolerà il Paese e che, senza sostegno internazionale, l’Afghanistan dovrà affrontare una profonda crisi. Gli esperti hanno, inoltre, sottolineato che ci vorrà del tempo prima che i vari Stati ristabiliscano le relazioni diplomatiche con il futuro governo.

Sotto il precedente esecutivo talebano, che ha controllato buona parte del Paese dal 1996 al 2001, alle donne era proibito lavorare fuori casa o anche uscire in pubblico senza un tutore maschio. Non potevano frequentare le scuole e le università e venivano punite con la fustigazione pubblica in caso di violazione delle “regole della moralità”, come quella che richiedeva che fossero completamente coperte. Il 18 agosto, tre giorni dopo la conquista della capitale da parte dei talebani, in alcune zone di Kabul con una presenza talebana minima, le donne stavano uscendo “con vestiti normali, come era prima dei talebani”, secondo quanto ha riferito un residente di nome Shabaka al New York Times. Ma nelle aree centrali della capitale, in cui si concentrava la presenza di combattenti talebani, poche donne si sono avventurate in pubblico e quelle che lo hanno fatto indossavano il burqa, secondo quanto riferito alla testata statunitense da Sayed, un funzionario pubblico.

Inoltre, il 24 agosto, la BBC ha riferito le parole del portavoce dei talebani, Zabihullah Mujahid, che ha chiesto alle donne afghane che lavorano di stare in casa, per il momento, finché non saranno messi in atto sistemi adeguati per garantire la loro sicurezza. “Le nostre forze di sicurezza non sono addestrate su come trattare con le donne, come parlare con le donne”, ha dichiarato Mujahid durante una conferenza stampa a Kabul. “Fino a quando non avremo attuato un sistema che garantisca piena sicurezza… Chiediamo alle donne di restare a casa”, ha aggiunto. “È una precauzione temporanea”, ha poi sottolineato Mujahid. A tale proposito, è necessario specificare che il 17 agosto, un membro del comitato culturale dei talebani, Enamullah Samangani, aveva lanciato un primo messaggio di apertura alle donne, che erano state invitate ad unirsi al governo. In un’intervista con la Televisione Nazionale dell’Afghanistan, Samangani aveva dichiarato: “L’emirato islamico non vuole che le donne siano vittime” e aveva aggiunto che queste dovrebbero far parte della struttura del governo, “in base a quanto previsto dalla legge della Sharia”.

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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