Siria: raggiunto un accordo a Daraa, prevista una tregua di tre giorni

Pubblicato il 1 settembre 2021 alle 8:32 in Medio Oriente Siria

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È entrato in vigore oggi, mercoledì primo settembre, l’accordo di cessate il fuoco raggiunto tra il governo siriano e gli abitanti di Daraa, governatorato situato nel Sud della Siria. L’obiettivo è porre fine a settimane di “assedio” e tensioni, scongiurando una nuova operazione militare da parte di Damasco.

L’accordo riguarda, nello specifico, Daraa al-Balad, distretto meridionale posto sotto il controllo di ex gruppi dell’opposizione, posto sotto assedio, per oltre 65 giorni, dalle forze affiliate al presidente siriano, Bashar al-Assad, le quali hanno altresì impedito l’ingresso di soccorsi e aiuti umanitari, destinati a circa 11.000 famiglie, per un totale di oltre 40.000 abitanti. Ciò ha provocato crescenti scontri, definiti i peggiori degli ultimi tre anni, mentre la Russia si è impegnata a mediare tra le parti belligeranti per disinnescare le tensioni. Sebbene un primo accordo fosse stato raggiunto già il 15 agosto scorso, questo non è stato mai del tutto rispettato. Poi, nella sera del 31 agosto, i delegati di Damasco e il Comitato centrale di Daraa, accanto ad altri attori interessati al dossier, sono riusciti a raggiungere una nuova intesa, dopo colloqui durati circa cinque ore.

In particolare, le parti hanno concordato un cessate il fuoco della durata di tre giorni, a partire da oggi, primo settembre, mentre le forze di polizia affiliate con l’esercito russo, accompagnate dall’Ottava Brigata del Quinto Corpo, anch’essa filorussa, sono state autorizzate ad entrare a Daraa al-Balad per garantire il rispetto della tregua, stabilendo altresì una postazione militare temporanea nel Sud del distretto. Parallelamente, 34 persone ricercate dal governo siriano dovranno essere reinsediate e coloro che non accettano i termini dell’intesa dovranno abbandonare la regione. Al contempo, i cittadini di Daraa al-Balad e i residenti nei pressi della diga e degli accampamenti dovranno consegnare le armi in loro possesso. Quest’ultimo è stato uno dei punti di maggiore discordia nei negoziati svolti sinora, in quanto gli abitanti di Daraa al-Balad sostenevano di non voler consegnare le armi volte a proteggere le proprie famiglie. Infine, un altro punto del nuovo accordo prevede la creazione di tre postazioni militari nei pressi di Daraa al-Balad, che vedranno la presenza di forze della sicurezza damascene e membri dell’Ottava Brigata, formata da membri che avevano stretto accordi con Damasco nel 2018. Successivamente, la Quarta divisione e le altre forze straniere si ritireranno.

Tuttavia, fino al 31 agosto sono stati monitorati attacchi per mezzo di colpi di mortaio e armi pesanti proprio da parte della Quarta Divisione, che hanno causato la morte di una donna nella periferia Ovest di Daraa. L’attacco, secondo fonti locali, è stato lanciato dalle truppe di Assad di stanza a Tablin, posto di blocco situato a Est. Inoltre, l’Osservatorio Siriano per i Diritti Umani ha registrato il lancio di oltre 50 missili terra-terra verso Daraa al-Balad e violenti scontri tra le forze siriane, mentre la Quarta Divisione avrebbe provato ad assaltare il distretto, coadiuvata da altre milizie ad essa fedeli.

Quanto accaduto nelle ultime settimane è giunto dopo che i residenti della città di Daraa si sono rifiutati di partecipare alle elezioni presidenziali del 26 maggio, durante le quali Assad ha ricevuto un quarto mandato, vincendo con il 95,1% dei voti. Dal canto suo, Salah Malkawi, ricercatore giordano specializzato in affari siriani, ha affermato che alla base delle recenti tensioni vi è l’accordo raggiunto da Damasco e i gruppi di opposizione nell’estate 2018. Per il ricercatore, non si è trattato di un patto di natura politica o militare, ma soltanto di sicurezza e il suo crollo ha portato a un peggioramento della situazione.

L’area di Daraa è nota per essere stata la culla della rivoluzione in Siria, dove alcuni giovani ribelli scrissero su un muro uno dei primi slogan antiregime, tra cui “È il tuo turno, dottore”, con riferimento al presidente siriano Assad. Risale al mese di luglio 2017 l’accordo per il cessate il fuoco a Daraa, Quneitra e Suweida, in cui parteciparono anche Stati Uniti, Russia e Giordania. Combattenti e famiglie locali hanno poi evacuato l’area nel mese di luglio 2018, dopo settimane di violenti bombardamenti, seguiti da un accordo di resa con il regime siriano e la Russia. 

Diversamente da altre zone circostanti, ritornate, nel corso del tempo, nelle mani del regime, l’esercito di Assad non ha dispiegato le proprie forze nell’area, facendo affidamento su alleati presenti sul posto per garantire la sicurezza della provincia. Numerosi combattenti dell’opposizione sono, però, rimasti nel governatorato, mantenendo il controllo di vaste aree rurali a Sud, Est ed Ovest. 

Quanto accade a Daraa si colloca nel più ampio quadro del conflitto civile siriano, in corso oramai da circa dieci anni. Questo è scoppiato il 15 marzo 2011, quando parte della popolazione siriana ha iniziato a manifestare e a chiedere le dimissioni del presidente siriano, Assad. L’esercito del governo siriano è coadiuvato da Mosca, oltre ad essere appoggiato dall’Iran e dalle milizie libanesi filoiraniane di Hezbollah. Sul fronte opposto vi sono i ribelli, i quali ricevono il sostegno della Turchia. 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione