Siria: missili precipitano nei pressi di una base degli USA

Pubblicato il 1 settembre 2021 alle 17:09 in Siria USA e Canada

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Una base degli Stati Uniti in Siria, situata nei pressi del giacimento di gas di Konico, nel Nord-Est del Paese, è stata l’obiettivo di un attacco missilistico, nella sera tra il 31 agosto e il primo settembre. Nel frattempo, l’Iran ha continuato a inviare missili presso la regione Nord-orientale di Deir Ezzor.

Entrambe le notizie sono state riportate dall’Osservatorio Siriano dei Diritti Umani (SOHR), il quale ha precisato che 3 missili sono precipitati nei pressi della base di Washington, ma non sono state fornite informazioni su eventuali perdite in termini materiali e di vite umane. Si pensa che i missili siano stati lanciati da una postazione delle forze siriane e delle milizie affiliate al presidente Bashar al-Assad, presso la città di Khasham. A detta di fonti locali, le forze statunitensi hanno chiuso l’area immediatamente dopo l’attacco, mentre le forze aeree della coalizione anti-ISIS hanno effettuato voli di ricognizione. Uno degli ultimi episodi simili risale al 21 agosto, quando le forze di difesa aerea della coalizione internazionale sono riuscite ad abbattere un drone che sorvolava il giacimento petrolifero di al-Omar, nella periferia di Deir Ezzor, anch’esso impiegato da Washington come base militare in Siria.

Il 31 agosto, invece, il SOHR ha riferito che una spedizione di missili terra-terra a medio raggio è entrata in Siria, dall’Iraq, ed è stata diretta verso la città di al-Mayadeen, nella periferia Est di Deir Ezzor, dove sono presenti postazioni di milizie filoiraniane. Come precisato dall’Osservatorio, il carico sembra essere giunto a circa 200 chilometri da al-Bukamal, al confine amministrativo del governatorato di Raqqa, definita una colonia iraniana impiegata da Teheran per immagazzinare armi. Oltre ai missili, sono stati visti entrare anche quasi 50 camion carichi di benzina attraverso il valico ufficiale di al-Bukamal, sotto gli auspici della Quarta Divisione, l’ala iraniana all’interno dell’esercito siriano. In realtà, è dall’inizio di maggio 2021 che i gruppi filoiraniani hanno allestito, nella regione, basi per installare piattaforme di lancio di missili, probabilmente da impiegare per colpire le Syrian Democratic Forces (SDF) e le truppe della Coalizione anti-ISIS  a Est del fiume Eufrate.

Gli obiettivi statunitensi in Siria sono stati più volte oggetto di attacchi nel corso del 2021. A tal proposito, nella sera del 4 luglio sono state udite diverse esplosioni dal giacimento petrolifero di al-Omar, a seguito del lancio di due missili presumibilmente lanciati da milizie filoiraniane stanziate nella periferia di Deir Ezzor, nell’Est della Siria, e, nello specifico ad al-Mayadeen. I missili, in particolare, avrebbero colpito le residenze del suddetto giacimento, il quale ospita la maggiore base militare della Coalizione Internazionale anti-ISIS in Siria.

Anche il 28 giugno, la medesima base è stata oggetto di un attacco missilistico, che ha causato perlopiù danni materiali, mentre diversi veicoli sono stati incendiati. La responsabilità dell’attacco è stata attribuita alla milizia “Abu al-Fadl al-Abbas”, affiliata alla coalizione irachena filoiraniana delle Forze di Mobilitazione Popolare (PMF). Stando a quanto riferito da fonti locali, Washington avrebbe risposto lanciando colpi di artiglieria e raid aerei contro le postazioni della suddetta milizia. L’episodio ha fatto seguito ai raid aerei lanciati dalle forze statunitensi, nella notte tra il 27 e il 28 giugno, contro postazioni di gruppi filoiraniani situate al confine tra Iraq e Siria, causando la morte di 5 combattenti affiliati a Teheran e di un bambino, mentre altri 3 civili sono rimasti feriti.

Una situazione simile ha fatto temere tensioni tra Washington e Teheran anche sul suolo siriano, con il rischio che il Nord-Est della Siria si trasformasse in un “campo di battaglia”. Ad ogni modo, secondo il direttore di Asharq news, più che un campo di battaglia, l’Est della Siria potrebbe trasformarsi in una “cassetta postale”, in cui l’Iran e gli Stati Uniti continuerebbero a scambiarsi messaggi, senza, però, arrivare allo scontro diretto. Ciò avverrebbe in un’area, Deir Ezzor, che vede la presenza di entrambe le parti. 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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