Regno Unito: colloquio con i talebani, focus su evacuazioni e prevenzione del terrorismo

Pubblicato il 1 settembre 2021 alle 11:11 in Afghanistan UK

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Uno dei più alti capi dell’intelligence del Regno Unito, Simon Gass, è a Doha, in Qatar, per tenere colloqui con i rappresentanti dei talebani. Per Londra, l’obiettivo dell’incontro è quello di negoziare un passaggio sicuro fuori dall’Afghanistan per i cittadini britannici e per gli afghani che hanno collaborato con le forze del Regno Unito, oltre ad assicurarsi che il Paese non diventi una base per i terroristi internazionali. Gran parte della dirigenza talebana ha vissuto in esilio a Doha durante i 20 anni di missione dell’Occidente.

Gass, presidente del comitato congiunto di intelligence, incontrerà alti rappresentanti dei talebani “per sottolineare l’importanza di un passaggio sicuro fuori dall’Afghanistan per i cittadini britannici e per quegli afghani che hanno lavorato con noi negli ultimi vent’anni”, si legge nella nota del governo. È la prima dichiarazione pubblicamente divulgata da Londra sulla diplomazia in corso tra i funzionari britannici e i leader talebani da quando il Regno Unito si è unito agli Stati Uniti nell’evacuazione di oltre 100.000 persone fuori dall’Afghanista, dopo la capitolazione dell’esercito di Kabul. I talebani, di fronte alle richieste della comunità internazionale, hanno affermato che consentiranno agli afghani, provvisti di documenti validi, di andare via dal Paese, impegnandosi a lasciare uscire, chi potrà, anche nei giorni successivi al ritiro degli Stati Uniti, avvenuto martedì 31 agosto. Il primo ministro britannico, Boris Johnson, è stato preso di mira dopo che molti cittadini afghani, che hanno aiutato la NATO e sarebbero idonei a trasferirsi nel Regno Unito, sono rimasti bloccati in Afghanistan. Un funzionario del governo di Londra, che ha parlato in condizioni di anonimato, ha dichiarato al Sunday Times che Londra avrebbe potuto evacuare “tra le 800 e le 1000 persone in più” nel caos delle evacuazioni tramite ponte aereo. Johnson aveva cercato di estendere la scadenza del ritiro statunitense oltre il 31 agosto, ma in ultimo non è riuscito a convincere il presidente Biden.

Dopo che i talebani hanno preso il controllo di Kabul, il 15 agosto, il primo ministro britannico ha affermato che il gruppo dovrà essere giudicato “per le sue azioni piuttosto che per le sue parole” e ha insistito sul fatto che il Regno Unito non sarebbe potuto rimanere in Afghanistan senza il sostegno statunitense. Il focus delle discussioni in corso tra la leadership talebana e la diplomazia britannica verterà sul tentare di aprire un canale secondario per consentire agli afghani che intendono recarsi nel Regno Unito un passaggio sicuro attraverso i Paesi vicini, come Pakistan, Uzbekistan e Tagikistan. Migliaia di afghani indicati come a rischio dal Foreign Office britannico sono ancora bloccati in Afghanistan, così come altri 1.000 interpreti afghani e i loro familiari, con diritto al reinsediamento nel Regno Unito.

Gass è stato nominato da Boris Johnson suo rappresentante speciale per la transizione afghana ed è stato incaricato di guidare i negoziati, mentre le Nazioni Unite accusano i talebani di esecuzioni sommarie di ex soldati afghani e di altri che hanno lavorato con il governo deposto. Il Regno Unito cerca disperatamente di evitare che l’Afghanistan diventi una base per il terrorismo internazionale, che secondo fonti britanniche è uno dei temi caldi degli incontri di Doha. Se l’affiliato locale dello Stato Islamico, Isis-K, sembra essere ostile ai talebani e non avere, allo stato attuale, la capacità di colpire all’estero, le agenzie di sicurezza britanniche temono che i talebani possano consentire ai gruppi jihadisti di allestire campi di addestramento simili a quelli gestiti da al-Qaeda prima dell’11 settembre.

Il Regno Unito ha combattuto a fianco degli Stati Uniti in Afghanistan tra il 2001 e il 2014. Sono 457 i membri del personale britannico morti nel conflitto contro i talebani, la maggior parte negli aspri combattimenti nella provincia meridionale di Helmand. Le preoccupazioni restano alte per quanto riguarda la sicurezza delle persone intrappolate nel Paese che hanno contattato il governo britannico chiedendo aiuto per il reinsediamento.

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Chiara Gentili

di Redazione

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