L’UE si affida ai vicini dell’Afghanistan per evitare una crisi di rifugiati

Pubblicato il 1 settembre 2021 alle 16:58 in Afghanistan Europa Immigrazione

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L’Unione Europea ha formalmente accettato di affidarsi ai Paesi confinanti con l’Afghanistan per gestire e ospitare una potenziale ondata di rifugiati in fuga dal dominio degli afghani. I ministri dei 27 paesi del blocco, in consultazione con i rappresentanti della Commissione europea, hanno preso la decisione dopo essersi riuniti a Bruxelles per una riunione del Consiglio dell’UE, martedì 31 agosto. Durante i lavori del vertice, era presente anche la ministra dell’Interno italiana, Luciana Lamorgese, che ha incontrato, tra gli altri, l’omologo della Slovenia, Paese che attualmente presiede il Consiglio dell’Unione europea, Ales Hojs, e la commissaria per gli Affari interni dell’Unione, Ylva Johansson. “Il modo migliore per prevenire la crisi migratoria è prevenire una crisi umanitaria”, ha affermato Johansson. 

La dichiarazione finale concordata dai ministri chiarisce l’obiettivo ultimo del blocco: evitare il ripetersi della crisi migratoria del 2015, quando oltre 1 milione di migranti, soprattutto siriani, è arrivato alle frontiere esterne dell’Unione. All’epoca, gli afghani erano il secondo gruppo di profughi più numeroso. L’episodio ha polarizzato la politica interna, facendo sentire ancora oggi i suoi effetti. Questa volta, però, l’UE vuole agire con maggiore velocità e risoluzione. In particolare, sta elaborando piani per rafforzare la cooperazione con i Paesi extraeuropei, al fine di impedire ai migranti di raggiungere il continente. L’Unione ha già stanziato 200 milioni di euro in aiuti umanitari per far fronte alla crisi afghana. Dal momento che non è riuscito a concordare una politica migratoria a livello comunitario, il blocco deve utilizzare le riunioni del Consiglio per progettare strategie ad hoc per ciascuna crisi.

Le Nazioni Unite stimano che, attualmente, più di 3,5 milioni di persone siano sfollate in Afghanistan, anche se finora, secondo Johansson, “nessun grande movimento” è stato registrato verso i confini del Paese. L’appello a sostenere i Paesi terzi per evitare un flusso ingestibile di persone che cercano di entrare nell’UE ha immediatamente ricordato l’accordo UE-Turchia del 2016, a cui si attribuisce una significativa riduzione degli arrivi dopo la crisi del 2015. La commissaria Johansson, tuttavia, ha respinto qualsiasi confronto, affermando che “non è una buona idea copiare e incollare l’accordo UE-Turchia” ad un contesto totalmente diverso e ha sottolineato invece che l’UE dovrebbe concentrarsi sul proporre soluzioni “su misura”. I dettagli pratici e finanziari relativi alla strategia di cooperazione per l’Afghanistan verranno esaminati nelle prossime settimane.

Un articolo del Financial Times ha suggerito che l’UE potrebbe approvare un pacchetto di 600 milioni di euro per Paesi come il Pakistan, e forse per l’Uzbekistan e il Tagikistan, per aiutarli a ricevere e ospitare i rifugiati. Non è chiaro se qualcuno di questi piani includerà l’Iran, una nazione posta proprio tra l’Afghanistan e la Turchia ma attualmente soggetta ad un’ampia serie di sanzioni europee. 

La sicurezza ha avuto un posto di rilievo durante la discussione di martedì. Il ministro sloveno, Ales Hojs, ha definito l’incontro “molto dinamico”. I Paesi hanno promesso di “rispondere ai tentativi di strumentalizzare la migrazione illegale per scopi politici e altre minacce ibride”, un velato riferimento alla situazione in corso al confine tra Bielorussia e Lituania, dove l’UE ha accusato il presidente bielorusso, Alexander Lukashenko, di incoraggiare la migrazione nel blocco per fare pressione sull’Unione. I ministri hanno inoltre invitato tre agenzie dell’UE, ovvero Frontex, Europol e l’Ufficio europeo di sostegno per l’asilo (EASO), a garantire la protezione delle frontiere esterne e hanno esortato i governi a combattere “le narrazioni utilizzate dai trafficanti” e ad astenersi da “incentivi all’immigrazione illegale”.

Sulla questione del reinsediamento, che si è rivelata estremamente controversa nel 2015, i ministri degli Interni hanno lasciato aperta la porta al “reinsediamento su base volontaria” per le persone vulnerabili. Tuttavia, questo appello alla solidarietà costituisce una breve nota all’interno del testo più ampio, il cui obiettivo principale è la prevenzione delle migrazioni incontrollate e su larga scala. Al termine della riunione del Consiglio, Johansson ha affermato che convocherà un forum, a settembre, per discutere con gli Stati membri del reinsediamento e fornire soluzioni agli afghani vulnerabili, come donne, bambini, attivisti per i diritti umani, giornalisti e avvocati. La commissaria ha evitato di fornire dati concreti sul numero di afghani che necessiterebbero di essere reinsediati e ha sottolineato che la discussione su queste stime dovrebbe svolgersi a livello globale con le Nazioni Unite e gli alleati internazionali. Alla domanda su un possibile riconoscimento del governo talebano, Johansson ha affermato che “l’UE è piuttosto lontana” dal fare questo passo e ha aggiunto che i talebani verranno giudicati per ciò che faranno, non per ciò che hanno promesso.

L’UE ha congelato un programma pluriennale di 1 miliardo di euro di assistenza allo sviluppo per l’Afghanistan fino a quando non ci sarà maggiore chiarezza sul nuovo governo. L’incontro straordinario di martedì 31 agosto, a Bruxelles, si è svolto poche ore dopo che gli Stati Uniti hanno completato le operazioni di evacuazione, nella mattinata, mettendo fine alla guerra più lunga d’America e cementando la vittoria dei talebani. I Paesi europei hanno concluso i loro sforzi di evacuazione nei giorni precedenti il ritiro delle truppe statunitensi.

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Chiara Gentili

di Redazione

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