L’UE pronta a definire una strategia di Difesa più autonoma

Pubblicato il 1 settembre 2021 alle 16:17 in Europa USA e Canada

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Il caotico ritiro delle forze occidentali dall’Afghanistan sta spingendo l’Unione Europea a pensare di dover essere più indipendente dagli Stati Uniti quando si tratta di intervenire militarmente in una crisi. Lo hanno affermato due alti funzionari europei che hanno parlato con l’agenzia di stampa Reuters in condizione di anonimato.

Dopo che, nel 1999, i leader dell’UE avevano concordato, per la prima volta, di istituire una forza di circa 50.000-60.000 uomini, che provvedesse alla difesa della comunità europea, senza tuttavia riuscire mai a renderla operativa, i Paesi membri dell’Unione stanno ora cercando di creare una “forza di primo ingresso” di almeno 5.000 uomini. Gli Stati hanno intenzione di raggiungere un accordo sulla sua composizione entro marzo 2022. L’impulso politico sentito a Bruxelles rischia però di sparire di nuovo se il blocco non riuscirà prima a concordare un rapido meccanismo decisionale per schierare le truppe. I ministri della difesa dell’UE si stanno riunendo, mercoledì primo settembre, in Slovenia, in occasione del Forum strategico di Bled, per parlare proprio delle strategie per rendere più autonoma la difesa europea. 

Due alti funzionari, parlando in condizioni di anonimato, hanno espresso frustrazione per il fatto che l’UE non sia stata in grado di imporsi e di cercare di proteggere l’aeroporto di Kabul per altri altri tre giorni, al fine di consentire le evacuazioni oltre la scadenza del 31 agosto, prevista dagli Stati Uniti per il ritiro completo delle truppe. Francia, Germania e Gran Bretagna erano tra i Paesi che avevano chiesto più tempo per completare l’evacuazione dei propri cittadini e degli afghani che avevano collaborato con le forze occidentali. La volontà di Biden, tuttavia, è stata quella che alla fine ha prevalso. Le nazioni occidentali che si sono affannate per far uscire i propri cittadini da Kabul dopo l’acquisizione della città da parte dei talebani dipendevano dalle forze armate statunitensi per mantenere l’aeroporto in funzione durante i ponti aerei.

Il senso di paralisi sull’Afghanistan nelle capitali dell’Unione Europea è stato particolarmente forte perché il contingente militare statunitense, fatto di 6.000 uomini, utilizzato per proteggere l’aeroporto di Kabul, avrebbe all’incirca le stesse dimensioni dei gruppi tattici dell’UE, che il blocco non ha mai utilizzato. Il suo impatto sui Paesi europei è stato forte anche perché ha riportato alla mente deja-vu. Negli anni ’90, i governi dell’UE si erano già dimostrati incapaci di agire come gruppo nelle guerre balcaniche e avevano fatto affidamento sulla NATO, guidata dagli Stati Uniti, per fermare lo spargimento di sangue alle loro porte.

Il presidente del Consiglio dell’UE, Charles Michel, durante l’incontro di Bled, ha sottolineato che l’Unione Europea dovrebbe agire per essere meglio preparata alle evacuazioni militari dei suoi cittadini in situazioni come quelle che si sono verificate in Afghanistan nelle ultime settimane. “Secondo me, non abbiamo bisogno di un altro evento geopolitico del genere per capire che l’UE deve lottare per una maggiore autonomia decisionale e una maggiore capacità di azione nel mondo”, ha affermato al Forum in Slovenia. La NATO è a favore di questa posizione e anche gli Stati Uniti hanno esortato i Paesi dell’UE a investire in truppe dispiegabili, a condizione che i soldati europei non vengano prelevati dalle sue operazioni sparse in tutto il mondo.

“Dobbiamo rafforzare l’Europa in modo da non dover lasciar fare tutto agli americani”, ha detto Armin Laschet, candidato conservatore tedesco, che potrebbe succedere ad Angela Merkel come cancelliere, durante un dibattito per le elezioni federali di questo mese.

Per diventare operativi, i gruppi tattici a rotazione dell’UE necessitano dell’approvazione di tutti i 27 Stati dell’UE e generalmente richiedono una risoluzione di autorizzazione del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite. I precedenti tentativi di dispiegamento in Ciad e Libia sono falliti. Le controversie sui finanziamenti sono un ulteriore problema. Una soluzione potrebbe essere quella di suddividere i gruppi tattici in unità più piccole per renderli più flessibili e più dispiegabili, secondo quanto proposto da Niklas Novaky, specialista della difesa dell’UE presso il Wilfred Martens Centre di Bruxelles. “Altrimenti è come giocare alla roulette. Oggi c’è bisogno di un gruppo di battaglia guidato da uno Stato dell’UE che ha un interesse specifico nella crisi del momento”, ha osservato Novaky. L’UE presenterà una bozza di proposta di una “prima forza di ingresso” a novembre e intende raggiungere un accordo quando la Francia, che rappresenta la principale potenza militare dell’UE, assumerà la presidenza semestrale del blocco, a gennaio.

La politica estera basata sull'”America First”, dell’ex presidente americano Donald Trump, e l’annessione della Crimea da parte della Russia, nel 2014, hanno già accelerato i lavori a Bruxelles per la realizzazione di una politica di difesa comune dell’UE. Alla fine del 2017, i governi dell’Unione avevano lanciato un patto per finanziare, sviluppare e schierare insieme le forze armate, ma le capacità militari congiunte impiegheranno anni per essere pronte. Il segretario generale della NATO, Jens Stoltenberg, a maggio, ha accolto con favore l’inclusione degli Stati Uniti in un progetto guidato dall’UE che consentirebbe alle truppe di spostarsi più rapidamente in Europa in caso di conflitto con la Russia. Tuttavia, l’attenzione alla ricerca congiunta sulle capacità di difesa ha distolto l’attenzione dall’immediata “gestione delle crisi”. “Il problema chiave è la volontà politica”, ha spiegato Carlo Masala, esperto di relazioni internazionali presso l’Università Bundeswehr di Monaco di Baviera. “Puoi avere 50.000 o 60.000 uomini e donne ottimamente addestrati per questo tipo di operazioni. Ma se manca la volontà politica, non funzionerà”, ha aggiunto. La NATO ha da tempo avviato un processo di revisione strategica, il cosiddetto NATO 2030, e la “lezione afgana” servirà da spunto per tracciare l’idea di Alleanza atlantica del futuro. Una NATO che dovrebbe potersi relazionare in maniera sempre più efficace con le altre grandi organizzazioni internazionali, prima fra tutte l’Unione Europea.

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Chiara Gentili

di Redazione

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