Libia: che cosa è stato detto al vertice dei Paesi confinanti

Pubblicato il 1 settembre 2021 alle 11:02 in Africa Libia

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L’Algeria ha ospitato, il 30 e il 31 agosto, un incontro tra i ministri degli Esteri dei Paesi limitrofi alla Libia, volto a discutere degli ostacoli alla corretta prosecuzione del cammino politico libico. Sono stati sette i Paesi invitati a partecipare ai colloqui. Oltre ai delegati di Tripoli e Algeri, vi è stata la presenza dei ministri di Tunisia, Egitto, Sudan, Ciad e Mali, nonché di rappresentanti dell’Unione africana, della Lega degli Stati arabi e delle Nazioni Unite.

Tra i principali punti emersi a margine delle discussioni vi è stata la necessità di allontanare forze e mercenari stranieri, in linea con la risoluzione 2570 del Consiglio di Sicurezza e l’accordo di cessate il fuoco. A tal proposito, i partecipanti all’incontro si sono detti disposti a coordinarsi con il Comitato militare congiunto 5+5. Tale commissione, formata a seguito della Conferenza di Berlino del 19 gennaio 2020, è composta da membri di entrambe le parti belligeranti che, per anni, si sono affrontante sui fronti libici, l’Esercito Nazionale Libico (LNA) e l’esercito legato al governo di Tripoli, altresì noto come Governo di Accordo Nazionale (GNA). È stato proprio all’interno del Comitato militare 5+5 che, il 23 ottobre 2020, è stato raggiunto un accordo di cessate il fuoco, dando nuovo slancio al percorso politico libico, che si prevede culminerà con le elezioni presidenziali e legislative, programmate per il 24 dicembre 2021. Al momento, però, sono diversi i nodi da sciogliere, tra cui la presenza di forze straniere che, pur essendo state esortate a lasciare la Libia entro 90 giorni dalla firma dell’accordo di cessate il fuoco, continuano a sostare nel Paese.

Come si legge al punto 7 della dichiarazione finale dell’incontro del 30 e 31 agosto, i Paesi partecipanti si sono detti disposti a creare un meccanismo “efficace a pratico” con le parti libiche per risolvere tale questione, coordinandosi con il Comitato 5+5 e consultandosi con il Forum di dialogo politico, sostenendo, al contempo, il cammino politico della Libia, sotto l’egida della Nazioni Unite. A tal proposito, è stata evidenziata la necessità di applicare l’accordo quadripartito tra la Libia e i Paesi limitrofi, volto a garantire la sicurezza dei confini comuni. Parallelamente, i ministri hanno affermato che è altresì necessario rispettare la tabella di marcia concordata a Tunisi a novembre 2020, e soprattutto la data stabilita per le prossime elezioni. Alla luce di ciò, le istituzioni libiche interessate sono state esortate a “preparare il terreno costituzionale e legislativo”, con riferimento alla norma costituzionale che dovrà regolamentare il processo elettorale, al momento non ancora approvata.

I Paesi confinanti hanno anche condannato i “tentativi deliberati” di seminare divisioni tra i libici, minando gli sforzi profusi per risolvere la crisi. Seppur constatando un netto miglioramento della situazione, come segnalato dalla nomina delle autorità esecutive e dalla riapertura della strada costiera che collega l’Est e l’Ovest libico, è stato chiarito che bisogna rafforzare la fiducia tra le parti libiche, così da garantire il successo delle elezioni e dell’intero processo di riconciliazione. In generale, i ministri hanno ribadito il proprio impegno a mettere in atto i risultati delle Conferenze di Berlino 1 e 2, nel rispetto della sovranità, dell’unità nazionale e dell’integrità territoriale della Libia, “rifiutando categoricamente ogni forma di ingerenza straniera negli affari interni libici, condannando la continua fornitura di armi e mercenari ai gruppi armati, in flagrante violazione dell’embargo sulle armi”. Non da ultimo, è stato stabilito di collaborare con i Paesi situati a Sud della Libia, i quali risentono anch’essi delle conseguenze della crisi libica, oltre che con le Nazioni Unite, l’Unione africana, la Lega degli Stati arabi e l’Unione Europea.

Quanto accaduto prima il 5 febbraio scorso, con la nomina delle nuove autorità esecutive da parte del Forum di dialogo politico, e poi il 10 marzo, con il voto di fiducia al governo ad interim, ha rappresentato un momento “storico” per il Paese Nordafricano, che, dal 15 febbraio 2011, è stato teatro di una perdurante crisi e di una lunga guerra civile. Risale all’ottobre dello stesso anno la caduta del regime dittatoriale di Muammar Gheddafi. Da tale evento in poi, il Paese non è mai riuscito a realizzare una transizione democratica e ha visto, a livello politico, la presenza di due amministrazioni rivali, quella legata alla Camera dei Rappresentanti di Tobruk, guidata da Aguila Saleh, e quella del GNA, con a capo Fayez al-Sarraj.  Ora, il compito della squadra governativa guidata da Abdulhamid Dabaiba e del Consiglio presidenziale, con a capo Mohamed al-Menfi, è condurre la Libia verso le elezioni di dicembre, ritenute essere una tappa significativa del percorso di transizione democratica della Libia.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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