La Georgia rifiuta il prestito UE da 75 milioni di euro

Pubblicato il 1 settembre 2021 alle 18:05 in Europa Georgia

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Il Governo georgiano ha deciso di rifiutare il prestito da 75 milioni di euro emesso dall’Unione europea dopo che quest’ultima ha minacciato di apportare tagli ai fondi precedentemente stanziati per Tbilisi. La critica mossa dall’UE, e la successiva minaccia, sono arrivate poiché il Paese non ha ancora attuato e implementato le riforme richieste da Bruxelles.  

A riportare la notizia, mercoledì primo settembre, è stato il quotidiano Eurasia.net. Ad annunciare che la Georgia avrebbe respinto l’ingente prestito proveniente dal blocco europeo è stato il primo ministro del Paese, Irakli Garibashvili, il 31 agosto. Le autorità di Tbilisi hanno spiegato che lo scopo della mossa politica è ridurre il debito estero, sottolineando che la Georgia non avrebbe bisogno di finanziamenti esterni poiché può fare affidamento sulla sua “elevata crescita economica”. Il prestito dell’Unione Europea, dal valore totale di 150 milioni di euro, è stato offerto allo Stato lo scorso anno, al fine di sostenerlo nella lotta alla pandemia. Di conseguenza, la Georgia ha già ottenuto la metà del totale, investendo la somma in vari settori. Tuttavia, Bruxelles aveva stabilito un’importante condizione che Tbilisi avrebbe dovuto rispettare per ricevere la parte restante. Nello specifico, alla Georgia era stato imposto di adempiere ad alcuni obblighi politici, quali attuare riforme giudiziarie per ridurre il controllo che il partito al governo, Sogno Georgiano, può esercitare sugli organi giudiziari del Paese.  

Nel corso della conferenza stampa del 31 agosto, il premier ha rigraziato l’UE “per tutto l’aiuto” offerto durante la pandemia e per risollevare il Paese dalla grave crisi politica. Tuttavia, Garibashvili ha chiarito che la somma europea rappresentava un “prestito” e non una “sovvenzione”. Dopo aver fatto tale distinzione, il premier ha rivelato che il denaro era diventato oggetto di “insinuazioni politiche”, sulle quali l’opposizione faceva leva per mettere in cattiva luce il partito al governo. In risposta, l’Unione Europea ha emesso una dichiarazione in cui ha affermato che l’esecutivo di Tbilisi non avrebbe comunque ottenuto la restante somma, 75 milioni di euro, poiché non era riuscito a soddisfare i prerequisiti richiesti. Una delle critiche mosse dal blocco ha riguardato le modalità di selezione dei giudici georgiani appuntati presso la Corte Suprema, non conformi a quelle richieste dal Consiglio d’Europa.

“Rispettiamo la decisione presa dalle autorità georgiane, ma, al contempo, rileviamo che la Georgia non è riuscita a adempiere alle condizioni necessarie per ottenere l’assistenza macro-finanziaria, e soprattutto, ad aumentare l’indipendenza, la responsabilità e la qualità del sistema giudiziario”. Queste le parole dell’inviato europeo per Tbilisi, Julien Crampes.

Nonostante il premier di Tbilisi abbia vantato la “elevata crescita economica” del Paese, i dati ufficiali hanno rivelato tutt’altro. Nello specifico, l’economia dello Stato ha registrato un calo del 6,2% nel 2020, mentre il debito pubblico estero ha raggiunto il valore senza precedenti di 8 miliardi. Nei primi sette mesi del 2021, l’economia ha subito un rialzo del 12,2%, così come il tasso di disoccupazione, che ha superato il 22%. Tali dati sono stati resi noti da un rapporto ufficiale rilasciato dal governo del Paese. Secondo analisti internazionali, ciò che avrebbe spinto l’attuale premier a portare avanti la narrativa incentrata sulla crescita economica sarebbero le imminenti elezioni parlamentari, calendarizzate per il prossimo ottobre.

In tal contesto, è importante ricordare che la Georgia, a partire dal 31 ottobre 2020, è stata colpita da una profonda crisi politica interna causata dalle elezioni parlamentari che sono state vinte dal partito Sogno Georgiano. Numerosi cittadini e gruppi politici dell’opposizione hanno accusato il partito di brogli elettorali, rifiutandosi di partecipare all’attività politica del parlamento. La situazione è peggiorata quando, il 18 febbraio, l’ormai ex premier del Paese, Grigorij Gacharija, ha rassegnato le dimissioni a causa dell’impossibilità di raggiungere accordi parlamentari tra i vari schieramenti. Qualche giorno dopo, il 23 febbraio, la crisi politica si è aggravata ulteriormente quando la polizia georgiana ha arrestato l’oppositore, Nika Melia, leader del partito Movimento Nazionale Unito.  

Bruxelles è intervenuta nella questione attraverso un piano, il documento Danielsson, presentato al Parlamento di Tbilisi il 18 aprile. Numerose trattative, complice il rilascio di Melia del 10 maggio, hanno portato il gruppo UNM a rientrare al Parlamento per partecipare alla vita politica del Paese. Tuttavia, Melia ha dichiarato che il suo partito non avrebbe mai firmato il patto europeo a causa di alcuni punti che non condivide. Nello specifico, l’oppositore ha fatto riferimento alla durata dei mandati di figure rilevanti in ambito giudiziario. Il fatto che il presidente della Commissione Elettorale Centrale (CEC) – organo che si occupa della supervisione delle elezioni per garantirne la trasparenza – non sarà sostituito, così come i giudici e i funzionari corrotti, non permetterà di apportare cambiamenti reali al sistema politico del Paese.

Oltre a ciò, tra le soluzioni che l’Europa ha proposto, fondamentale è quella delle elezioni anticipate, che saranno indette nel 2022 se il partito attualmente al governo, Sogno Georgiano, otterrà meno del 43% alle elezioni amministrative che si terranno nell’ottobre 2021. Il nuovo patto, inoltre, prevede l’amnistia di tutti gli individui coinvolti nell’irruzione al Parlamento, avvenuta il 20 giugno 2019 e organizzata dal leader di UNM, Nika Melia, incarcerato e poi liberato come da disposizioni del documento Danielsson.

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Anna Peverieri, interprete di russo e inglese

di Redazione

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