Israele- Palestina: gli ultimi episodi

Pubblicato il 1 settembre 2021 alle 12:08 in Israele Palestina

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Mentre il presidente dell’Autorità palestinese, Mahmoud Abbas, si è recato al Cairo per un vertice tripartito con Egitto e Giordania, il governo di Israele, mercoledì primo settembre, ha fatto nuove concessioni a Gaza, riguardanti la fornitura di acqua e la zona di pesca. Nel frattempo, in Cisgiordania, un palestinese è rimasto ucciso a seguito degli spari delle forze israeliane.

In particolare, il Ministero della Salute palestinese ha riferito che la vittima è stata sparata nella notte tra il 31 agosto e il primo settembre a Beit Ur al-Tahta, un villaggio palestinese situato nella Cisgiordania centrale, a Ovest di Ramallah. I residenti locali hanno affermato che l’uomo, Youssef Jadallah, un 39enne, padre di quattro figli, stava ritornando da Israele, dove lavora, quando è stato colpito dalle forze israeliane con colpi di arma da fuoco. A detta delle fonti locali, non vi sono stati scontri o tensioni al momento della sparatoria. Youssef, inoltre, sembra fosse autorizzato a spostarsi tra la Cisgiordania e Israele, per portare i documenti di identità degli abitanti di Gerusalemme. Fonti israeliane, invece, hanno riferito che l’uomo è stato sparato dalle Forze di Difesa di Israele dopo aver tentato ad appiccare un incendio nei pressi dell’autostrada 443. Le autorità palestinesi non hanno fornito ulteriori dettagli su quanto accaduto, né vi sono state dichiarazioni ufficiale da parte dell’esercito israeliano. Da parte sua, il Ministero degli Esteri palestinese ha condannato l’uccisione di Jaddalah, ritenendo il governo israeliano responsabile di quello che è stato definito un crimine.

L’episodio giunge dopo che, il 29 agosto, il presidente dell’Autorità palestinese, Abbas, ha incontrato il ministro della Difesa israeliano, Benny Gantz, nella cornice del primo bilaterale tra rappresentanti di alto livello israeliani e palestinesi dal 2010. A tal proposito, in un incontro del 31 agosto, Abbas ha riferito ai membri del Comitato esecutivo palestinese che durante i colloqui con la parte israeliana è stata ribadita la necessità di rispettare le risoluzioni legittime prese a livello internazionale, tra cui la soluzione a due Stati. Tuttavia, l’Autorità palestinese è consapevole del fatto che l’attuale governo israeliano “non è maturo per un processo di pace serio”. Parallelamente, Abbas e Gantz hanno discusso di questioni quali il ricongiungimento familiare, i prigionieri e i corpi delle vittime detenuti da ciascuna parte, oltre alla fine delle pratiche di insediamento di Israele.

Il giorno successivo al bilaterale con il presidente dell’Autorità palestinese, il 30 agosto, Gantz ha annunciato l’intenzione del governo israeliano di porre in essere misure volte a rafforzare l’economia palestinese, tra cui un prestito di 500 milioni di shekel, pari a circa 155 milioni di dollari. “Più è forte l’Autorità palestinese, più debole sarà Hamas”, ha dichiarato il ministro israeliano. Poi, il primo settembre, l’esecutivo israeliano ha stabilito di aumentare la quantità di acqua venduta alla Striscia di Gaza, passando da 5 a 10 milioni di metri cubi all’anno, mentre la zona di pesca è stata ampliata, raggiungendo 15 miglia, rispetto alle 12 precedenti. Parallelamente, verrà concesso a ulteriori 5.000 mercanti palestinesi di Gaza di “entrare in Israele attraverso il valico di Erez, a condizione che abbiano ricevuto il vaccino contro il Coronavirus”. Questo porta il numero totale di commercianti che hanno permessi di ingresso a 7000. Infine, verranno ampliati i lavori al valico di Kerem Shalom. L’annuncio del primo settembre giunge dopo che il governo israeliano, il 31 agosto, ha iniziato a consentire l’ingresso a Gaza di attrezzature e materiale da costruzione per le operazioni di ricostruzione nell’enclave, tra cui cemento armato. 

Si tratta di segnali che fanno sperare in una possibile tregua dopo la violenta escalation verificatasi a maggio scorso, che ha visto scontrarsi il gruppo palestinese Hamas con le forze israeliane. Le tensioni hanno avuto inizio la sera del 10 maggio, dopo che Hamas aveva avvertito il governo di Tel Aviv che avrebbe avviato un attacco su larga scala qualora le forze israeliane non si fossero ritirate dalla Spianata delle Moschee e dal monte del Tempio, oltre che dal compound di al-Aqsa, a Gerusalemme. Alla luce della mancata risposta da parte israeliana, Hamas ha iniziato a lanciare razzi contro Gerusalemme e, nei giorni successivi, le offensive sono proseguite con attacchi da ambo le parti. Solo alle 2:00 di mattina del 21 maggio è entrato in vigore un cessate il fuoco.

Tuttavia, da allora le tensioni non si sono mai del tutto placate. Un segnale verso una possibile de-escalation è giunto il 19 agosto, quando Israele ha riferito di aver raggiunto un accordo con il Qatar e le Nazioni Unite, relativo a un meccanismo per inviare aiuti finanziari dallo Stato del Golfo alla Striscia di Gaza. Nella medesima giornata, le autorità israeliane hanno altresì autorizzato l’ingresso di ulteriori risorse e merci attraverso il valico di Kerem Shalom, precedentemente limitate al 30%.

 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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