Etiopia: ribelli del Tigray accusati di aver saccheggiato gli aiuti umanitari

Pubblicato il 1 settembre 2021 alle 9:21 in Etiopia USA e Canada

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Il direttore dell’USAID per l’Etiopia, Sean Jones, ha dichiarato che le Forze di Liberazione del Popolo del Tigray (TPLF) hanno saccheggiato, nelle ultime settimane, i magazzini appartenenti all’agenzia umanitaria statunitense nella regione di Amhara. Dopo aver ripreso il controllo della maggior parte del Tigray, tra la fine di giugno e l’inizio di luglio, i ribelli del TPLF si sono spinti nelle vicine regioni di Afar e Amhara, provocando lo sfollamento di diverse centinaia di migliaia di abitanti dalle loro case.

“Abbiamo la prova che molti dei nostri magazzini sono stati saccheggiati e completamente svuotati nelle aree dove sono entrati i soldati del TPLF, in particolare ad Amhara”, ha affermato il direttore all’emittente statale EBC durante un’intervista televisiva, martedì 31 agosto. “Credo che il TPLF sia stato molto opportunista”, ha aggiunto. “Qualsiasi interferenza o sequestro di aiuti umanitari è inaccettabile e impedisce che l’assistenza raggiunga le persone bisognose. Sfortunatamente, dall’inizio del conflitto, nel Nord dell’Etiopia, abbiamo assistito a casi di saccheggio da tutte le parti”, ha dichiarato ancora il portavoce dell’USAID. Almeno 900.000 persone nel Tigray sono già in condizioni di grave carestia, mentre altri 5 milioni di abitanti hanno bisogno di assistenza umanitaria, secondo le stime dell’agenzia. Per la prima volta in nove mesi di guerra, gli operatori umanitari finiranno questa settimana il cibo da consegnare a milioni di persone che soffrono la fame. Lo ha riferito il capo dell’USAID, accusando il governo di aver limitato l’accesso a coloro che si occupano di fornire assistenza.

Il Fronte di Liberazione del Popolo del Tigray aveva intensificato la sua avanzata oltre i confini della regione verso la fine di luglio. Nelle prime settimane di agosto, i combattimenti si erano estesi agli Stati regionali limitrofi di Amhara e Afar, provocando lo sfollamento di circa 170.000 persone. I recenti sviluppi avevano indicato che le forze del Tigray continuavano a ingaggiare combattimenti con le truppe delle regioni vicine, nonostante gli appelli della comunità internazionale a non espandere il conflitto nel resto del Paese. Di recente, erano state invase le città di Nefas Mewucha, Gaint e Kimir Dengay. Secondo il governo di Addis Abeba, il TPLF aveva altresì tentato un’espansione più a Nord, lanciando un’operazione militare nella parte nordoccidentale del Paese, per cercare di accedere al Sudan. L’8 agosto, l’esecutivo di Khartoum aveva richiamato il proprio ambasciatore in Etiopia, affermando che il Paese continuava a rifiutare l’offerta sudanese di mediare nel conflitto in corso nel Tigray. Il Ministero degli Esteri sudanese aveva sottolineato che Addis Abeba avrebbe potuto migliorare la propria posizione se avesse preso in considerazione l’offerta del Paese vicino, “invece di rifiutare completamente tutti i suoi sforzi”. Il primo ministro sudanese, Abdalla Hamdok, era intervenuto sulla questione etiope in una riunione dell’IGAD, l’Autorità Intergovernativa per lo Sviluppo, un gruppo che comprende Kenya, Etiopia, Uganda, Gibuti, Sudan, Uganda e Somalia. Inoltre, il 4 agosto, Hamdok aveva discusso del conflitto nel Tigray con il segretario di Stato degli USA, Antony Blinken. La guerra, che va avanti ormai da quasi 10 mesi, ha provocato la morte di migliaia di persone e un aggravamento della situazione umanitaria. Circa 400.000 persone stanno vivendo in condizioni di carestia e il conflitto ha creato un flusso di oltre 53.000 rifugiati dalla fine del 2020. 

L’operazione dell’esercito federale etiope nella regione del Tigray era iniziata, il 4 novembre 2020, dopo che il TPLF era stato ritenuto responsabile di aver attaccato una base militare delle forze governative a Dansha, con l’obiettivo di rubare l’equipaggiamento militare in essa contenuto. Abiy aveva accusato il TPLF di tradimento e terrorismo e aveva avviato una campagna militare per riportare l’ordine nella regione. L’offensiva era stata dichiarata conclusa il 29 novembre 2020, con la conquista della capitale regionale, Mekelle. Tuttavia, i combattimenti sono continuati nella parte centrale e meridionale del Tigray. In tale quadro, anche l’Eritrea ha inviato i suoi uomini a sostegno delle forze di Abiy. 

I combattenti tigrini non si sono fermati e, qualche mese dopo, hanno ripreso il controllo di gran parte del territorio della regione settentrionale del Tigray, dopo aver riconquistato la capitale regionale, Mekelle. L’operazione militare del governo federale ha subito un duro colpo a causa della controffensiva tigrina e, nella serata del 28 giugno, l’esecutivo di Addis Abeba si è trovato costretto ad annunciare un cessate il fuoco unilaterale e immediato. La mossa ha segnato una pausa nel conflitto civile, che andava avanti da quasi otto mesi. Il TPLF, tuttavia, ha definito la tregua “uno scherzo” e i combattimenti non si sono ancora arrestati.

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Chiara Gentili

di Redazione

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