Cina: le navi straniere dovranno segnalare l’ingresso nelle acque nazionali

Pubblicato il 1 settembre 2021 alle 15:52 in Asia Cina

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La Cina ha rivisto la “Legge sulla sicurezza del traffico marittimo” e gli emendamenti sono entrati in vigore il primo settembre per “creare un nuovo sistema per la gestione della sicurezza del traffico marittimo”. In base a quanto previsto, le imbarcazioni straniere che entreranno in acque territoriali cinesi dovranno notificare il loro accesso alla Cina.

Per Pechino, la legge, che è stata promulgata per la prima volta nel 1983, è particolarmente importante per migliorare le capacità di sicurezza marittima, garantire la sicurezza del passaggio di risorse, salvaguardare i diritti e gli interessi marittimi del Paese e promuovere lo sviluppo dell’economia nazionale. Come affermato dall’amministrazione per la sicurezza marittima della Cina, la nuova “Legge sulla sicurezza del traffico marittimo” ha 10 capitoli e 122 articoli. Le principali modifiche hanno riguardato l’ottimizzazione delle condizioni del traffico marittimo, la regolamentazione del comportamento del traffico marittimo, il rigoroso controllo delle licenze amministrative e il perfezionamento del meccanismo di ricerca e salvataggio in mare. In risposta all’entrata in vigore degli emendamenti anche il Ministero dei Trasporti della Cina ha adattato e dovrà adattare le proprie disposizioni in materia.

La Cina ha dichiarato che la sicurezza del traffico marittimo è direttamente correlata al flusso regolare della catena di approvvigionamento logistica internazionale. Attualmente, oltre il 90% del volume di merci commerciate con l’estero dalla Cina è realizzato via mare, tant’è vero che Pechino dispone della terza flotta di trasporto marittimo più grande del mondo. Nel 2020, la Cina ha concluso il trasporto e la commercializzazione di merci per un volume di 3,8 miliardi di tonnellate.  Il numero medio di navi in entrata e in uscita dai vari porti del Paese è stata invece di 25 milioni.

L’Amministrazione per la sicurezza marittima ha affermato che le navi di nazionalità straniera che entreranno nei mari territoriali cinesi dovranno segnalare le informazioni sulle imbarcazioni e sul loro carico alle amministrazioni marittime cinesi competenti. Tale obbligo di segnalazione sarà applicato a sommergibili, navi nucleari, navi che trasportano materiali radioattivi, imbarcazioni che trasportano petrolio sfuso, prodotti chimici, gas liquefatto e altre sostanze tossiche e nocive e altre navi che sono state considerate una minaccia per la sicurezza del traffico marittimo del Paese. Se le imbarcazioni straniere non faranno quanto richiesto, l’amministrazione marittima applicherà le leggi, i regolamenti, le norme e le disposizioni pertinenti.

Gli emendamenti alla legge cinese si collocano in un momento in cui le tensioni per le rivendicazioni marittime concorrenti tra la Cina e altri Paesi della regione e non solo sono in aumento.

Tra gli ultimi episodi, il 12 luglio scorso, il cacciatorpediniere lanciamissili USS Benfold era entrato nelle acque nei pressi delle isole Xisha, note anche come isole Paracelso, nel Mar Cinese Meridionale, la cui sovranità è contesa tra Cina, Taiwan e Vietnam. Il comando meridionale dell’Esercito popolare di liberazione (EPL) della Cina aveva quindi organizzato le proprie forze aeree e navali per seguire e monitorare l’imbarcazione e aveva chiesto il suo allontanamento.

L’intero Mar Cinese Meridionale è al centro di dispute di sovranità che, oltre a Cina, Taiwan e Vietnam, coinvolgono anche Filippine, Malesia e Brunei. In particolare, per Pechino, la propria sovranità sul Mar Cinese Meridionale deriva da presupposti storici e, nello specifico, da una mappa pubblicata il primo dicembre 1947 dall’allora Repubblica di Cina e rivista nel 1953, in cui con nove tratti si delimitava la sovranità cinese sulle acque in questione, includendole pressoché per intero. Alla luce di tali rivendicazioni, Pechino ha, ad esempio, costruito isole artificiali e postazioni militari in più punti, comprese le Xisha, provocando proteste da parte degli altri Paesi. Anche Taiwan rivendica pressoché in toto la sovranità sul Mar Cinese Meridionale mentre Vietnam, Filippine, Malesia e Brunei, ne reclamano solamente alcune parti. In tale quadro, gli USA sono presenti militarmente nel Mar Cinese Meridionale e rifiutano le rivendicazioni di sovranità cinesi. Le navi da guerra statunitensi conducono spesso esercitazioni di “libertà di navigazione”, per assicurare “la libertà e l’apertura dell’Indo-Pacifico”.

Nel Mar Cinese orientale, invece, Pechino e Tokyo hanno una disputa territoriale riguardante le isole Senkaku, che la Cina chiama Diaoyu, rivendicate anche da Taiwan. Le isole in questione sono, al momento, amministrate dal Giappone ma intorno alle loro acque e sui loro cieli sta crescendo la presenza militare di entrambe le parti. In tale contesto, gli Stati Uniti hanno ripetutamente ribadito che in caso di scontro sosterrebbero il Giappone, in base al Trattato di mutua cooperazione e sicurezza concluso tra Tokyo e Washington, il 19 gennaio 1960. L’Articolo 5 di tale documento prevede che, nel caso in cui uno dei due contraenti venisse attaccato all’interno dei territori amministrati dal Giappone, l’altro dovrebbe intervenire.

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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