Armenia-Azerbaigian: gli scontri al confine provocano la morte di un militare armeno

Pubblicato il 1 settembre 2021 alle 17:16 in Armenia Azerbaigian

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Un soldato armeno è rimasto ucciso, mercoledì primo settembre, nel Sud-Ovest dell’Armenia, a seguito di colpi di arma da fuoco sparati da cecchini azeri. Ad annunciare la vittima è stato il Ministero della Difesa dell’Paese, le cui dichiarazioni sono state riportate dall’agenzia di stampa russa TASS.

Gli scontri sono avvenuti intorno le 11:10 ora locale, nei pressi della cittadina di Yeraskh, situata nel Sud-Ovest della nazione, al confine con l’Azerbaigian. A seguito di tale epilogo, il Ministero della Difesa di Erevan ha rilasciato una dichiarazione in cui ha condannato “fermamente le azioni perpetrate dalla parte azera”, affermando che saranno adottate adeguate contromisure. “L’intera responsabilità per l’aggravamento della situazione ricade sulla leadership politico-militare dell’Azerbaigian”, si legge nella nota ministeriale.

L’episodio giunge un giorno dopo la visita di alto livello del nuovo ministro degli Esteri armeno, Ararat Mirzoyan, a Mosca, dove ha incontrato l’omologo russo, Sergey Lavrov. In tale occasione, dopo aver ringraziato la Russia per l’impegno nel mantenere stabile la situazione nel Nagorno-Karabakh, attraverso il dispiegamento dei propri “peacekeepers”, ha posto l’accento sulle recenti azioni dell’Azerbaigian. Nello specifico, Mirzoyan ha sottolineato che la “politica distruttiva” di Baku è alla radice dell’aggravamento della crisi azero-armena, alimentata dal fatto che la dirigenza azera non adempierebbe ai suoi obblighi derivanti dalla dichiarazione di pace trilaterale del 9 novembre 2020.

Anche la mattina del 16 agosto, il Ministero della Difesa armeno aveva dichiarato di aver registrato una vittima tra le proprie Forze Armate a seguito degli scontri avvenuti nella Repubblica autonoma di Nakhchevan. Le ultime violenze sono da collocare nel quadro delle dichiarazioni rilasciate dal primo ministro dell’Armenia, Nikol Pashinyan. Quest’ultimo, qualche giorno prima, aveva affermato di essere pronto ad avviare nuovi negoziati con l’Azerbaigian, così da porre fine alla storica disputa tra i due Paesi. Il premier di Erevan si era appellato al Gruppo di Minsk dell’Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa (OSCE), esortandolo a organizzare nuovi formati di colloqui di pace tra le parti belligeranti.

Nell’ultimo periodo sono state registrate due gravi escalation lungo il confine azero-armeno. La più recente si è verificata il 28 luglio, a partire dalle 4:00 del mattino ora locale, nell’area Nord-Occidentale della frontiera. Secondo i dati resi noti dalle rispettive agenzie di stampa, Erevan ha riportato 3 vittime e 5 feriti, mentre il bilancio dei feriti di Baku era di 2 soldati. I territori presi d’assalto sono state quelle di Sotk e Verin Shorzha, città armene nella regione di Gegharkunik. A seguito dell’escalation, la Russia, che già aveva svolto il ruolo di mediatrice nel conflitto scoppiato il 27 settembre 2020, è intervenuta e ha invitato ambo le parti belligeranti a concordare un ulteriore cessate il fuoco. Secondo quanto reso noto, intorno le 10:00 del mattino ora locale, Baku ha accettato la tregua suggerita da Mosca. Poco dopo, analoghe dichiarazioni sono giunte dal Ministero della Difesa dell’Armenia.

L’altra escalation, invece, è avvenuta il 12 maggio. In tale data, l’Armenia aveva accusato le Forze Armate dell’Azerbaigian di aver penetrato di 3,5 chilometri territorio de jure armeno. Da una parte, Erevan aveva dichiarato che tale provocazione aveva lo scopo di prendere il controllo di territorio armeno. Dall’altra, Baku aveva reso noto che le proprie truppe si stavano limitando a svolgere operazioni ingegneristiche e di demarcazione territoriale.

Sebbene i disordini siano aumentati nel mese di maggio e in quello di luglio, gli scontri erano già scoppiati in precedenza, a partire dal 27 settembre 2020. Dopo due mesi di intensi scontri, le parti hanno concordato, il 9 novembre 2020, un trattato di pace, che è stato mediato dalla Russia. Sulla base dell’accordo, l’Armenia ha ceduto il controllo sull’area del Nagorno-Karabakh e su tutti i sette distretti limitrofi all’Azerbaigian, i quali, dagli anni ‘90, erano stati occupati dalle forze armene. Nello specifico, Baku e Erevan si contendono il Nagorno-Karabakh dal febbraio 1988, quando la regione, a maggioranza armena, ha annunciato la sua secessione dalla Repubblica socialista sovietica dell’Azerbaigian. Durante il conflitto armato del 1991-94, l’Azerbaigian ha perso il controllo del Nagorno-Karabakh e di sette regioni adiacenti. Dal 1992 sono in corso negoziati per una soluzione pacifica del conflitto nel quadro del Gruppo Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa (OSCE) di Minsk, guidato da tre copresidenti, Russia, Stati Uniti e Francia.

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Anna Peverieri, interprete di russo e inglese

di Redazione

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