Afghanistan: l’approccio adottato da Uzbekistan e Tagikistan

Pubblicato il 1 settembre 2021 alle 13:37 in Afghanistan Tajikistan Uzbekistan

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Gli stati dell’Asia Centrale confinanti con l’instabile Afghanistan, in particolare il Tagikistan e l’Uzbekistan, stanno attraversando una complessa situazione a livello politico e di sicurezza, che li ha portati a adottare strategie e “politiche di copertura”.

Ad approfondire l’approccio che Tashkent e Dushanbe hanno attuato rispetto all’Afghanistan, a seguito della presa di potere dei talebani, è stato il quotidiano The Diplomat, martedì 31 agosto. Nel dettaglio, il Tagikistan e l’Uzbekistan si sono resi disponibili a supportare gli Stati Uniti e l’Unione Europea nelle evacuazioni, fungendo da punto di transito per i rifugiati in fuga dall’Afghanistan. Tuttavia, il supporto offerto è di carattere “temporaneo”, poiché i due Paesi si sono rifiutati di accogliere i richiedenti asilo per un lungo lasso di tempo, con il timore che il terrorismo possa radicalizzarsi nei loro territori. Inoltre, ospitare centinaia di afghani renderebbe più complesse le relazioni bilaterali con il nuovo governo dei talebani.

A rivelare il supporto transitorio dell’Uzbekistan sono state le immagini satellitari pubblicate da Jane’s, il 16 agosto. Tali fotogrammi hanno mostrato che almeno 47 elicotteri erano di stanza presso la base militare a Termez, nel Sud del Paese. Inoltre, attraverso report del governo uzbeko è stato dichiarato che un totale di 585 funzionari e diplomatici afghani erano giunti nel Paese. Più tardi, però, è stato rivelato che tra i quasi 600 rifugiati vi erano anche famiglie, anche se non è stata fatta molta chiarezza sulla questione. L’approccio dell’Uzbekistan è stato poi confermato da un report che la testata statunitense, The Wall Street Journal, ha pubblicato il 30 agosto. “L’Uzbekistan sta esortando Washington ad agire rapidamente per trasportare i piloti verso un Paese terzo per evitare di freddare le relazioni con i talebani nel vicino Afghanistan”, hanno dichiarato alcuni funzionari alla testata. Da parte loro, i militanti islamisti hanno esortato i Paesi a restituire all’Afghanistan il velivolo sul quale si trovavano i piloti degli USA.

Negli ultimi anni, il governo uzbeko ha avviato contatti con i talebani, durante i quali Tashkent si è unita al coro internazionale e ha invitato i militanti a contribuire alla normalizzazione della crisi nel Paese Centro-Asiatico. Nel corso del tempo, il dialogo uzbeko-talebano non si è mai interrotto, proseguendo anche a seguito dell’annuncio della rinascita dell’Emirato Islamico, lo scorso 15 agosto. Nel dettaglio, il presidente dell’Uzbekistan, Shavkat Mirziyoyev, ha affermato che la comunicazione con i talebani è “naturale”, sottolineando che tali sviluppi erano già stati previsti. Inoltre, il capo di Stato uzbeko ha evidenziato il duplice sforzo del proprio Paese: non solo al fine di avviare colloqui con i talebani, ma anche per supportare il popolo afghano. “Ora il popolo afghano ha bisogno di aiuto. Se lottano per la pace, li aiuteremo”, ha sottolineato il presidente uzbeko, mettendo a disposizione il tratto ferroviario per la fornitura di derrate alimentari provenienti da Paesi terzi e dall’Uzbekistan stesso. In effetti, la disponibilità offerta da Tashkent svolge un ruolo chiave, poiché l’unica via di collegamento ferroviario che giunge fino alla città afghana di Mazar-i-Sharif passa attraverso il territorio uzbeko.

Nel frattempo, anche il Tagikistan ha accettato di accogliere temporaneamente i rifugiati afghani. La versione tagika dell’agenzia di stampa RFE/RL ha riferito che nei pressi dell’aeroporto internazionale di Kulob è stato allestito un campo profughi. Stando agli ultimi dati resi noti dalla suddetta testata, nelle ultime due settimane sono state circa 2.000 le persone che da Kabul sono state evacuate a Kulob. Più della metà del totale è già stato trasferito in Paesi terzi. Quanto alla posizione che Dushanbe intende adottare rispetto il nuovo esecutivo in Afghanistan, è stato chiarito che non ha intenzione di riconoscere il nuovo governo talebano a meno che non presenti un carattere più “inclusivo”. A differenza dell’Uzbekistan, negli ultimi anni, il Tagikistan non ha mai avviato contatti con i militanti talebani.

Il giorno precedente, il 31 agosto, si è ufficialmente concluso il graduale ritiro delle truppe statunitensi che, da ormai 20 anni, erano di stanza nel Paese Centro Asiatico. La maggiore fonte di preoccupazione attuale, secondo analisti di The Diplomat, è legata al grado di stabilità che il governo talebano potrà garantire al Paese. A metterla a rischio è soprattutto il gruppo terroristico dello Stato Islamico Khorasan (ISIS-K), artefice degli attentati che il 26 e il 29 agosto hanno colpito l’aeroporto internazionale di Kabul. La prima esplosione ha provocato la morte di 13 soldati statunitensi, da aggiungere ai circa 175 civili afghani. L’episodio del 29, invece, ha provocato due morti, tra cui un bambino, e almeno 3 feriti. In risposta, nella notte tra il 27 e il 28 agosto, un drone statunitense ha effettuato un raid nella provincia di Nangarhar, a Est di Kabul e al confine con il Pakistan. Nell’azione, Washington ha colpito, uccidendolo, il cosiddetto “pianificatore” dell’ISIS-K, che progettava futuri attacchi nel Paese.

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Anna Peverieri, interprete di russo e inglese

di Redazione

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