Tunisia: dal perdurante vuoto politico all’arresto del candidato alle presidenziali

Pubblicato il 31 agosto 2021 alle 15:35 in Algeria Tunisia

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Mentre il destino politico della Tunisia continua a essere incerto, sono giunte notizie dell’arresto di un candidato alle elezioni presidenziali di settembre 2019, Nabil Karoui. Quest’ultimo, leader del partito “Qalb Tounes”, era riuscito ad arrivare al ballottaggio che ha successivamente portato alla vittoria del presidente attualmente in carica, Kais Saied.

L’arresto, secondo fonti mediatiche tunisine, sarebbe avvenuto il 29 agosto, dopo che il leader è riuscito a entrare, in modo illegale, nella vicina Algeria. Tuttavia, come specificato da al-Jazeera, le notizie in merito all’accaduto devono essere ancora accertate. In particolare, il viceleader di Qalb Tounes, Osama al-Khelaifi, ha dichiarato, il 30 agosto, che il proprio partito non era a conoscenza dell’arresto, né tantomeno sapeva dove si trovasse Karoui. Si pensa che quest’ultimo sia stato arrestato dalle guardie di frontiera algerine insieme a suo fratello, il deputato Ghazi Karoui, mentre si trovavano entrambi in un appartamento appartenente a un ex parlamentare algerino, di cui non è stata fornita l’identità, situato nella regione di Tebessa, a circa 20 chilometri dal confine con la Tunisia. Ad ogni modo, fino alla giornata del 30 agosto, né le autorità algerine né quelle tunisine hanno rilasciato dichiarazioni ufficiali sull’arresto di Karoui. Il 30 agosto stesso, poi, fonti tunisine hanno fatto sapere che le autorità hanno arrestato un “contrabbandiere” responsabile della fuga dei fratelli Karoui in Algeria, a seguito di un’operazione condotta nella regione di Kasserine. Un altro, invece, sarebbe ancora ricercato.  

Il leader di “Qalb Tounes”, “Il cuore della Tunisia”, era stato già arrestato il 23 agosto 2019 con accuse di evasione fiscale e riciclaggio di denaro, per poi essere rilasciato su cauzione, il 9 ottobre. Successivamente, il 24 dicembre 2019, un tribunale aveva stabilito un ulteriore periodo di detenzione, senza, però, specificarne la durata. sembra che Karoui sia stato rilasciato a giugno 2020. Il caso, in realtà, era stato aperto nel 2016, in seguito ad indagini di un’organizzazione locale “I watch”, ramo di Transparency International, impegnata nella lotta alla corruzione. Karoui, definito un imprenditore e “magnate dei media”, si era fatto promotore di slogan in difesa dei più poveri nel corso della campagna delle elezioni presidenziali del 15 settembre 2019, in cui Saied è risultato vincitore. Già al momento della presentazione della candidatura, la magistratura aveva messo Karoui sotto accusa, ma la commissione elettorale aveva affermato che il candidato avrebbe avuto il diritto di competere per la posizione di presidente, in quanto non era stato emesso, al momento della candidatura, un verdetto contro di lui. Nonostante ciò, Karoui ha goduto di una notevole base elettorale, ed era stato incluso sin dall’inizio nella lista dei possibili favoriti, oltre ad aver assistito a segni di protesta dei propri sostenitori contro la magistratura tunisina. Ciò gli aveva consentito di arrivare al ballottaggio.

La fuga di Karoui potrebbe essere legata alle “misure straordinarie” emanate da Saied il 25 luglio scorso. In tale data, il capo di Stato tunisino ha rimosso dal suo incarico il primo ministro, Hichem Mechichi, e ha sospeso le attività del Parlamento per trenta giorni, accentrando su di sé tutta l’autorità esecutiva, mentre i deputati sono stati privati della loro immunità parlamentare. In tale quadro, il 28 luglio, è stata avviata una campagna anticorruzione, volta a colpire circa 460 imprenditori, accusati di appropriazione indebita durante la presidenza di Zine el-Abidine Ben Ali, alla guida della Tunisia dal 1987 al 2011. Gli imprenditori coinvolti nella campagna, a detta di Saied, devono allo Stato circa 4,8 miliardi di dollari. A questi è stato proposto un “accordo legale”, che prevede la restituzione dei fondi saccheggiati. Ad ogni modo, la campagna ha comportato arresti, divieti di spostamento e arresti domiciliari per giudici, deputati e imprenditori.

Ad oggi, 31 agosto, a più di un mese dall’annuncio delle misure straordinarie, alcuni temono che il “vuoto politico” possa essere ancora protratto. Stando a quanto riportato dal quotidiano al-Araby al-Jadeed, nella sera del 30 agosto, Saied ha incontrato il vicepresidente della Banca Mondiale per il Medio Oriente e il Nord Africa, Farid Belhaj, nel tentativo di giustificare le circostanze che hanno portato alle decisioni del 25 luglio, oltre che per discutere dei meccanismi di cooperazione con istituzioni finanziarie internazionali, tra cui il Fondo Monetario Internazionale (FMI). “Lo Stato tunisino era sull’orlo del collasso”, ha affermato Saied, puntando il dito contro individui che avrebbero “cospirato” con Paesi stranieri per colpire la Tunisia, nel quadro di campagne elettorali e di lobbying. Circa il futuro governo di Tunisi, al momento non si hanno ancora notizie, sebbene, nelle ultime settimane, il presidente abbia riferito più volte di essere prossimo alla sua formazione. Secondo alcuni analisti, l’esitazione di Saied è da far risalire alla volontà di trovare una figura di cui poter fidarsi, al fine di scongiurare un ulteriore fallimento. 

 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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