Siria: bombardamenti da Daraa ad Afrin

Pubblicato il 31 agosto 2021 alle 17:07 in Medio Oriente Siria

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Mentre le tensioni nel governatorato meridionale di Daraa non si sono ancora placate, anche nel Nord, nella regione di Aleppo, sono stati registrati bombardamenti, presumibilmente condotti con il sostegno della Russia.

Secondo quanto riportato dal quotidiano al-Araby al-Jadeed, martedì 31 agosto, tali attacchi aerei hanno interessato il distretto di Afrin, nell’area rurale di Aleppo. Si tratta di una zona situata a 350 chilometri a Ovest di Ras al-Ain, nella striscia siriana al confine con la Turchia, posta sotto il controllo di gruppi ribelli appoggiati da Ankara, che l’hanno conquistata nel mese di marzo 2018. Fonti di al-Araby al-Jadeed hanno riferito che gli attacchi aerei, probabilmente perpetrati da aerei da guerra russi, non hanno provocato vittime, ma danni materiali. Ad ogni modo, era da tempo che l’area non era oggetto di bombardamenti.

A detta delle fonti, il raid aereo è stato preceduto da un attacco da parte dei gruppi di opposizione contro una postazione delle forze siriane, legate al presidente Bashar al-Assad, dopo che le truppe di Damasco avrebbero provato ad avanzare nella cosiddetta safe zone stabilita al termine delle operazioni di Ankara nella regione. Tale attacco, ha causato vittime tra le fila dell’esercito siriano, hanno riferito le fonti, senza, però, fornire cifre. Il quotidiano al-Arabiya ha poi parlato di attacchi aerei perpetrati dalla Turchia, tra il 30 e il 31 agosto, contro nove villaggi della periferia Nord di Aleppo, dove sono dispiegati membri delle forze curde.

Nel frattempo, la regione che continua a destare maggiore preoccupazione è Daraa, con particolare riferimento a Daraa al-Balad, un distretto meridionale posto sotto il controllo di ex gruppi dell’opposizione, assediato da settimane da Damasco, che ha altresì impedito l’ingresso di soccorsi e aiuti umanitari, destinati a circa 11.000 famiglie. L’esercito di Assad, oltre a voler ripristinare posti di blocco all’interno del governatorato, ha chiesto ai cittadini di Daraa di consegnare ogni tipo di arma in loro possesso, mentre i “dissidenti” che non hanno espletato il servizio militare e che non desiderano abbandonare la regione dovrebbero essere posti in un centro di reinsediamento o presso “unità militari”, o, ancora, rispediti nel governatorato Nord-occidentale di Idlib. I giovani di Daraa al-Balad, da parte loro, continuano a rifiutarsi di consegnare armi individuali, ritenute essere necessarie per difendere le proprie famiglie.

Alla luce dei ripetuti fallimenti dei negoziati, mediati dalla Russia, tra i delegati del governo siriano e i notabili di Daraa del Comitato centrale, vi sono state frequenti tensioni sul campo, che hanno provocato anche vittime civili. Anche nella mattina del 31 agosto, un attivista locale ha riferito che le forze di Assad hanno continuato a lanciare missili e colpi di artiglieria contro le aree occidentali di Daraa, presso gli assi di Sheikh Saad e Nawa, nonostante una relativa tregua registrata nella serata del 30 agosto. In tale data, come riportato dall’agenzia di stampa filogovernativa SANA, 4 soldati siriani sono stati uccisi e altri 15 sono rimasti feriti a seguito di un attacco perpetrato da “terroristi”, termine con cui si pensa si faccia riferimento agli oppositori di Daraa. Questi ultimi, chiarisce l’agenzia, stanno ostacolando gli sforzi di Damasco volti a insediarsi nella regione meridionale per riportare sicurezza e stabilità.

L’area di Daraa è nota per essere stata la culla della rivoluzione in Siria, dove alcuni giovani ribelli scrissero su un muro uno dei primi slogan antiregime, tra cui “È il tuo turno, dottore”, con riferimento al presidente siriano Assad. Risale al mese di luglio 2017 l’accordo per il cessate il fuoco a Daraa, Quneitra e Suweida, in cui parteciparono anche Stati Uniti, Russia e Giordania. Combattenti e famiglie locali hanno poi evacuato l’area nel mese di luglio 2018, dopo settimane di violenti bombardamenti, seguiti da un accordo di resa con il regime siriano e la Russia. 

Diversamente da altre zone circostanti, ritornate, nel corso del tempo, nelle mani del regime, l’esercito di Assad non ha dispiegato le proprie forze nell’area, facendo affidamento su alleati presenti sul posto per garantire la sicurezza della provincia. Numerosi combattenti dell’opposizione sono, però, rimasti nel governatorato, mantenendo il controllo di vaste aree rurali a Sud, Est ed Ovest. 

Quanto accade a Daraa si colloca nel più ampio quadro del conflitto civile siriano, in corso oramai da circa dieci anni. Questo è scoppiato il 15 marzo 2011, quando parte della popolazione siriana ha iniziato a manifestare e a chiedere le dimissioni del presidente siriano, Assad. L’esercito del governo siriano è coadiuvato da Mosca, oltre ad essere appoggiato dall’Iran e dalle milizie libanesi filoiraniane di Hezbollah. Sul fronte opposto vi sono i ribelli, i quali ricevono il sostegno della Turchia. 

 

 

Leggi Sicurezza Internazionale, il quotidiano italiano interamente dedicato alla politica internazionale

Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.