Russia e Ungheria raggiungono un nuovo accordo per la fornitura di gas russo

Pubblicato il 31 agosto 2021 alle 7:03 in Russia Ungheria

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Il ministro degli Esteri dell’Ungheria, Peter Szijjarto, ha dichiarato, lunedì 30 agosto, di aver raggiunto un nuovo accordo con il colosso energetico russo Gazprom per la fornitura di gas a lungo termine. L’intesa russo-ungherese entrerà in vigore dal primo ottobre.

A riportare la notizia è stata l’agenzia di stampa russa RIA Novosti, il medesimo lunedì. La durata del nuovo accordo sarà di 15 anni e, tra le clausole, vi è quella che permetterà alle parti di modificare la quantità di metri cubi di gas 10 anni dopo la sottoscrizione del contratto. Al momento, il nuovo accordo prevede l’esportazione di 4,5 miliardi di metri cubi di gas russo su base annua e si sostituirà a quello precedente, risalente al 1995. “Abbiamo anche concordato il prezzo, che è molto più favorevole di quello previsto dall’accordo che firmato nel 1995, attualmente in scadenza”, ha riferito il rappresentante ungherese, senza aggiungere ulteriori chiarimenti. Nonostante siano ancora poche le informazioni a disposizione, Szijjarto ha rivelato che l’intesa sarà sottoscritta entro la fine di settembre. Inoltre, il colosso energetico russo si servirà di due rotte differenti per esportare gas verso l’Ungheria: 3,5 miliardi di metri cubi attraverso la Serbia e 1 miliardo di metri cubi tramite l’Austria. Anche in questo caso, non è stata specificata con precisione la rotta. In effetti, Szijjarto si è limitato ad affermare che gran parte delle forniture previste dal nuovo contratto con Mosca attraverseranno nuovo interconnector. Quest’ultimo sarà posto al confine serbo dell’Ungheria e sarà operativo entro il prossimo ottobre.

Anche da parte di Mosca sono stati rivelati pochi dettagli. Ciononostante, l’ufficio stampa di Gazprom ha dichiarato di aver tenuto un incontro con il ministro degli Esteri ungherese, senza chiarire quando. In aggiunta, la Russia ha reso noto che le parti, nel raggiungere l’intesa, hanno preso in considerazione questioni chiave e prospettive di cooperazione, comprese le forniture di gas all’Ungheria, nonché l’espansione del sistema di trasporto del gas ungherese.

In tale quadro, è rilevante sottolineare che, da tempo, l’Ungheria fa affidamento sulla Russia per gran parte delle proprie importazioni di gas naturale, che, in precedenza, veniva trasportato attraverso l’Ucraina. Tuttavia, negli ultimi anni, Budapest ha iniziato a diversificare le importazioni del prodotto, aprendosi a nuovi mercati vicini. Tra questi, è rilevante menzionare l’accordo per la fornitura di Gas Naturale Liquefatto (GNL) dalla Royal Dutch Shell, la quale si serve di un porto di GNL presente in Croazia. Pur riducendo la sua dipendenza dalle importazioni di gas russo, il primo ministro ungherese, Viktor Orban, da quando ha preso il potere nel 2010, ha promosso gli interessi di Mosca all’interno dell’Unione europea. Tra le richieste avanzate da Orban, centrale è stata, e continua ad essere, quella riguardante la rimozione delle sanzioni economiche contro la Russia.   Inoltre, nel 2014, Budapest e Mosca hanno raggiunto un accordo per la costruzione di due reattori nella centrale nucleare di Paks. Tuttavia, tale progetto è sempre stato ritardato e prorogato.

È importante ricordare che, nei mesi di luglio e settembre 2014, l’Unione Europea ha imposto una serie di misure contro la Federazione Russa per condannare l’annessione della Crimea, avvenuta il 16 marzo dello stesso anno.  Le sanzioni impongono a tutti i cittadini europei e a tutte le imprese con sede in Europa restrizioni alle relazioni economiche con la Crimea e Sebastopoli. Secondo le disposizioni europee del 2014, è altresì in vigore il divieto di importazione, restrizioni sugli scambi e sugli investimenti, il divieto di prestazione di servizi turistici e di esportazione di beni provenienti dalle due regioni. Il pacchetto di sanzioni viene rinnovato ogni anno in modo unanime, come è avvenuto lo scorso 21 giugno.

Oltre a tali misure, l’Unione Europea, nel 2014, aveva elaborato una “lista nera” in cui sono inclusi 177 cittadini e 48 entità giuridiche russe perché “ritenuti responsabili di azioni che minano l’integrità territoriale, la sovranità e l’indipendenza dell’Ucraina”. L’elenco include anche le autorità delle autoproclamate Repubbliche popolari di Donetsk e Lugansk, nel Donbass, un’altra aera critica in cui la Russia supporta le forze separatiste.

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Anna Peverieri, interprete di russo e inglese

di Redazione

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