Russia: la portavoce di Navalny lascia il Paese

Pubblicato il 31 agosto 2021 alle 6:43 in Russia

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La portavoce del dissidente russo Alexey Navalny, Kira Yarmysh, ha lasciato la Russia, lunedì 30 agosto. Fonti anonime hanno rivelato che Yarmysh si sarebbe recata a Helsinki, capitale della Finlandia.

A riportarlo, il medesimo lunedì, è stata l’agenzia di stampa russa TASS, citando due fonti proprie. Sono ancora poche le informazioni relative alla sua partenza e l’avvocato della donna, Veronika Polyakova, non ha ancora commentato pubblicamente gli ultimi eventi. In tale quadro, è importante ricordare che, nel mese di agosto, la donna era stata condannata a un anno e sei mesi di restrizioni alla libertà per “violazioni di norme sanitarie”.

Secondo analisti internazionali, la condanna di Yarmysh non farebbe che confermare la linea politica di repressione delle forze antigovernative adottata dalle autorità russe. Tale mossa, inoltre, è da collocare nel quadro delle prossime elezioni parlamentari, che si terranno in Russia dal 17 al 19 settembre. A fronte delle votazioni, nella Federazione è stato registrato un aumento di limitazioni contro figure che condannano l’attività politica del Cremlino. Secondo quanto riferito da Reuters, tale mossa ha portato molte figure di spicco dell’opposizione, come i più importanti alleati di Navalny, a lasciare la Russia.

Secondo la sentenza emessa dal Tribunale russo, a Yarmysh è stato vietato di uscire dalla propria abitazione nelle ore notturne, nonché di prendere parte a manifestazioni o proteste nel Paese. La normativa, inoltre, impone alla portavoce di Navalny l’obbligo di informare le autorità carcerarie di Mosca di qualsiasi cambiamento apportato all’indirizzo di residenza. In precedenza, Yarmysh era stata dichiarata colpevole di aver violato le norme sanitarie di sicurezza del COVID-19 perché aveva preso parte ad una manifestazione a sostegno di Navalny, attualmente in carcere per scontare 2 anni e mezzo di pena. Secondo le autorità russe, le proteste pro-Navalny avevano carattere “illegale”, pertanto questo avrebbe reso l’accusa e la condanna “politicamente motivata”.  

Il 45enne Navalny è uno tra i principali critici del presidente russo. Il 20 agosto 2020, mentre si trovava a bordo di un volo diretto da Tomsk, città siberiana in cui si era recato per incontrare i propri alleati in vista delle elezioni regionali di settembre, a Mosca, ha iniziato ad accusare malori, costringendo l’aereo ad un atterraggio d’emergenza ad Omsk, dove è stato trasferito in ospedale. Due giorni dopo, Navalny è stato poi portato a Berlino dove è stato curato nella clinica di Charité della capitale tedesca e ha poi passato la convalescenza in un villaggio nella Black Forest, in condizioni di massima sicurezza. 

Un laboratorio d’analisi militare tedesco ha determinato che l’avvelenamento fosse avvenuto attraverso un agente nervino sviluppato dalla casa russa Novichok. Dopo essere guarito, Navalny ha accusato le autorità russe di essere responsabili dei fatti, avvalorando le sue accuse con alcune prove raccolte dal gruppo di ricerca Bellingcat e con registrazioni telefoniche che incriminerebbero una delle persone incaricate del suo assassinio. Tali accuse sono state respinte in toto da Mosca che si è altresì rifiutata di aprire un’indagine criminale rispetto all’episodio. Dopo aver lasciato la Germania, al suo arrivo in Russia il 17 gennaio scorso, Navalny è stato arrestato in connessione a quelle che le autorità hanno definito “gravi violazioni” di una sentenza di detenzione sospesa, ricevuta nel 2014. Molti Paesi occidentali hanno sostenuto che la Russia abbia architettato le accuse a carico di Navalny. 

Inoltre, la giudice che ha presieduto l’udienza, Natalya Repnikova, ha deciso di ridurre a 2 anni e 3 mesi la pena che il dissidente avrebbe trascorso nella colonia penale poiché l’imputato aveva già scontato un anno di detenzione domiciliare. Successivamente, il 28 febbraio, Navalny è stato trasferito dal carcere giudiziario di Mosca, Matrosskaya Tishina, in una colonia penale del Servizio Penitenziario Federale russo, situata nella regione di Vladimir, a 200 km dalla capitale. Nella struttura penitenziaria, le condizioni fisiche del dissidente sono gravemente peggiorate e, il 18 aprile, la sua portavoce , Kira Yarmysh, ha reso nota la criticità del suo stato, affermando che la vita di Navalny era appesa a un filo. Le condizioni di salute dell’oppositore sono ulteriormente peggiorate dal 31 marzo, data in cui ha avuto inizio il suo sciopero della fame per protestare contro le mancate cure mediche della struttura penitenziaria. Dall’altra parte, la colonia penale russa ha sempre continuato a negare la gravità della situazione e a definire “soddisfacenti” le condizioni dell’oppositore. Il dissidente, il 23 aprile, a seguito delle cure fornite dal servizio ospedaliero, ha interrotto lo sciopero della fame. Più tardi, il 20 maggio, il direttore del Servizio Penitenziario Federale (SPF), Alexander Kalashini, ha definito “migliorate” le condizioni dell’oppositore.

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Anna Peverieri, interprete di russo e inglese

 

 

 

 

di Redazione

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