Russia: la giornalista della BBC lascia il Paese

Pubblicato il 31 agosto 2021 alle 19:26 in Russia UK

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La giornalista dell’emittente britannica BBC, Sarah Rainsford, ha lasciato la Russia, martedì 31 agosto, poiché le autorità di Mosca hanno deciso di non estendere il visto di lavoro in scadenza.

A riferire la notizia, il medesimo martedì, è stata l’agenzia di stampa russa TASS.  Si tratta dell’epilogo di una vicenda iniziata lo scorso 13 agosto. In tale data, il Cremlino aveva esortato Rainsford a tornare in Gran Bretagna entro la fine del mese di agosto. Per la Federazione Russa, tale mossa era stata una contromisura adottata in risposta alle “discriminazioni” di Londra contro i giornalisti russi che lavorano in Gran Bretagna. Analisti internazionali, commentando la quanto richiesto dal Cremlino, avevano definito l’episodio un’espulsione diplomatica. Quest’ultima segnerebbe un ulteriore deterioramento delle già precarie relazioni bilaterali tra Mosca e Londra. Di analogo avviso si era detta anche Rainsford, la quale aveva definito il ritorno in patria come una “deportazione simbolica”.

Il Ministero degli Esteri della Federazione, commentando tali sviluppi, aveva spiegato che l’espulsione di Rainsford rappresentava una “risposta simmetrica” alle discriminazioni perpetrate da Londra. La portavoce del suddetto dipartimento russo, Maria Zakharova, aveva reso noto che, a pochi giorni dall’annuncio, una serie di rappresentanti della BBC erano stati convocati presso il Ministero degli Esteri russo per spiegare loro i dettagli della decisione del Cremlino. Zakharova aveva poi sottolineato che Mosca, da parte sua, aveva avvertito più volte Londra sulle contromisure che avrebbe preso per condannare la “persecuzione di giornalisti russi” in Gran Bretagna. 

Più tardi, il 14 agosto, Zakharova ha ribadito che il provvedimento preso da Mosca “non ha nulla a che fare con la limitazione della libertà di espressione”. Successivamente, Zakharova ha definito “false” le dichiarazioni britanniche riguardanti il fatto che la Russia avrebbe imposto a Rainsford un divieto permanente di tornare nel Paese. Per il Cremlino, si tratterebbe di un chiaro esempio di “manipolazione” di informazioni da parte dell’Occidente. Zakharova ha continuato, spiegando che il Ministero degli Esteri russo ha solamente convenuto di non rinnovare ulteriormente il visto a tempo indeterminato, ribadendo che tale misura non ha nulla a che vedere con il divieto di tornare nel Paese.

Il medesimo 13 agosto, la Russia aveva esortato la giornalista britannica, un’inviata della BBC a Mosca, a tornare nel proprio Paese entro la fine dello stesso mese. Rainsford, commentando quello che analisti internazionali hanno definito come “espulsione diplomatica”, ha affermato che la mossa russa ha tutte le caratteristiche di una “deportazione simbolica”. Qualche ora prima, le autorità russe avevano dichiarato che non avrebbero rinnovato l’accreditamento di Rainsford per lavorare come giornalista nella capitale russa, così come il visto lavorativo. Entrambi i documenti erano in scadenza il 31 agosto, e, se non aggiornati, non consentono a Rainsford di rimanere nella Federazione.

Gli ultimi sviluppi sono da collocare nel quadro delle imminenti elezioni parlamentari della Federazione, che si terranno dal 17 al 19 settembre. In tale contesto, è importante sottolineare che l’Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa (OSCE) ha dichiarato, il 4 agosto, che non intende inviare osservatori per monitorare il corretto svolgimento delle votazioni. La causa è la stretta che le autorità di Mosca hanno posto sul numero di osservatori consentiti nel Paese, la quale è stata interpretata come una limitazione dell’autonomia dell’OSCE.

Il direttore dell’Office for Democratic Institutions and Human Rights (ODIHR) dell’Organizzazione, Matteo Mecacci, ha giustificato la decisione, spiegando che la mancanza di osservatori è legata alle restrizioni imposte dalle autorità russe nel quadro del monitoraggio elettorale. Il direttore ha dunque sottolineato che per l’Organizzazione è fondamentale poter stabilire in modo autonomo quanti osservatori inviare in un Paese. Tuttavia, le limitazioni imposte dalle autorità di Mosca hanno ridotto significativamente il numero totale di osservatori consentiti. Pertanto, ha osservato Mecacci, la mossa dell’OSCE è stata “inevitabile”. “Con nostro grande rammarico, non saremo in grado di monitorare le imminenti elezioni in Russia”, ha affermato il rappresentante europeo.

 Dal 17 al 19 settembre, i cittadini russi saranno chiamati alle urne per le elezioni parlamentari della Duma di Stato, ovvero la Camera Bassa. Secondo il sistema della Federazione, la Duma viene eletta a cadenza quinquennale attraverso un sistema elettorale misto. La campagna elettorale è ancora in corso mentre i seggi per la registrazione dei candidati è terminata il 4 agosto.

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Anna Peverieri, interprete di russo e inglese

di Redazione

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