Polonia, crisi migratoria: il Governo richiede lo stato di emergenza

Pubblicato il 31 agosto 2021 alle 16:34 in Europa Polonia

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La crescente instabilità provocata dalla crisi migratoria ha portato il Governo polacco, martedì 31 agosto, a richiedere al presidente del Paese, Andrzej Duda, di dichiarare lo “stato di emergenza” in due regioni al confine con la Bielorussia.

 Secondo le ultime informazioni che le Guardie di Frontiera polacche hanno riferito a Reuters, continua a crescere il numero di immigrati clandestini che tenta di accedere al Paese passando attraverso la vicina Bielorussia. Pertanto, le autorità di Varsavia hanno iniziato a fortificare con recinzioni di filo spinato il confine. Tali operazioni sono state avviate la scorsa settimana. L’imposizione dello stato di emergenza, secondo analisti internazionali, conferirebbe alle autorità di frontiera maggiori poteri. Inoltre, sono alte le probabilità che Duda, stretto alleato del partito nazionalista Justice Party (PiS), possa approvare la richiesta del governo. Nel dettaglio, lo stato di emergenza entrerebbe in vigore nelle regioni di Podlaskiee Lubelskie e avrebbe una durata di almeno 30 giorni.

 “La situazione al confine con la Bielorussia è critica e ancora tesa”, ha riferito il primo ministro polacco, Mateusz Morawiecki, nel corso di una conferenza stampa in cui è stata annunciata la possibile introduzione dello stato di emergenza. In tale occasione, il premier ha altresì sottolineato che l’incremento del flusso migratorio verso Polonia e Repubbliche Baltiche è strettamente legato al “regime” del presidente bielorusso, Alexander Lukashenko, con lo scopo di “destabilizzare” tali Paesi. Anche in precedenza, le autorità di Varsavia avevano accusato Lukashenko di usare i migranti per esercitare pressioni sull’UE, al fine di spingere il blocco a revocare le sanzioni che Bruxelles aveva imposto il 21 giugno scorso.

Oltre a questo, secondo le autorità polacche, si tratterebbe di una contro misura di Minsk per condannare l’asilo politico che Varsavia aveva offerto all’atleta bielorussa, Krystsina Tsimanouskaya. L’episodio a cui si fa riferimento è avvenuto il 2 agosto, quando l’atleta di Minsk, impegnata nelle Olimpiadi di Tokyo 2020, si era recata all’Ambasciata polacca a Tokyo per chiedere asilo politico dopo aver denunciato il tentativo delle autorità bielorusse di rimpatriarla perché aveva espresso forti critiche contro il presidente Lukashenko. Nel corso della giornata, l’atleta ha poi ricevuto un visto umanitario dalla Polonia, che l’ha sostenuta insieme alla comunità occidentale.

L’annuncio del 31 agosto giunge dopo che la Polonia ha dichiarato, il 30 dello stesso mese, di inviare una divisione di militari in Lituania per sostenere il Paese Baltico nella lotta all’immigrazione clandestina. A partire dal mese di agosto, Lituania, Lettonia e Polonia hanno iniziato a registrare un brusco aumento di immigrati clandestini provenienti dal confine con la Bielorussia. Questo ha portato la Lituania, la Lettonia e la Polonia a rafforzare le recinzioni lungo la frontiera. Analoghe misure sono state adottate dal leader bielorusso, Alexander Lukashenko. Quest’ultimo ha incaricato le forze di sicurezza di Minsk di porre una stretta sui controlli lungo il medesimo confine. Nel corso della mattinata del 5 agosto, il capo di Stato di Minsk ha poi annunciato la totale chiusura dei confini con la Lituania. Secondo Lukashenko, tale misura è necessaria poiché si tratta dell’unica soluzione per porre fine all’afflusso di clandestini da Sud e da Ovest.

Il recente incremento è legato alle contromisure adottate da Lukashenko, per rispondere alle sanzioni che l’Unione Europea aveva imposto contro il regime di Minsk per il dirottamento del volo Ryanair del 23 maggio. Tale episodio aveva portato all’arresto dell’attivista e giornalista Roman Protasevich. Lukashenko aveva dichiarato che la Bielorussia non avrebbe più contribuito ad aiutare l’Unione Europea nella lotta all’immigrazione clandestina a causa dell’interferenza di Bruxelles in quelli che sarebbero “affari interni” del Paese. Il presidente della Lituania, commentando la crisi, ha definito i migranti “un’arma politica del regime bielorusso”.

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Anna Peverieri, interprete di russo e inglese

di Redazione

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