La Repubblica Democratica del Congo rivede gli accordi con la Cina

Pubblicato il 31 agosto 2021 alle 11:58 in Cina Rep. Dem. del Congo

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Il governo della Repubblica Democratica del Congo ha avviato una revisione di un accordo da 6 miliardi di dollari per la costruzione di infrastrutture per l’estrazione di minerali, siglato con alcuni investitori cinesi. 

La notizia è stata riferita in esclusiva all’agenzia di stampa Reuters dal ministro delle Finanze congolese, Nicolas Kazadi, e pubblicata in un articolo del 30 agosto. Già il 13 maggio, il presidente del Paese africano, Felix Tshisekedi, aveva dichiarato che alcuni contratti nel settore minerario sarebbero stati rivisti a causa delle preoccupazioni relative al fatto che questi non riescano a creare sufficienti vantaggi per il Congo, che è il più grande produttore mondiale di cobalto ed è anche uno dei Paesi più ricchi di rame in Africa. Ad agosto, il governo congolese ha annunciato di aver formato una commissione per rivalutare lo sfruttamento delle riserve e le risorse di un’importante miniera di rame e cobalto appaltata alla China Molybdenum, la Tenke Fungurume. 

Il ministro Kazadi ha dichiarato che anche un accordo del 2007 con le società statali cinesi Sinohydro Corp e China Railway Group Limited è stato revisionato per garantire che sia più “equo” ed “efficace”. Le aziende non hanno risposto immediatamente a una richiesta di commento al riguardo. In base all’accordo raggiunto con il governo del predecessore di Tshisekedi, Joseph Kabila, la Sinohydro e la China Railway hanno concordato di costruire strade e ospedali in cambio di una quota del 68% nell’impresa nota come Sicomines. L’accordo ha costituito una parte fondamentale del piano di sviluppo dell’ex presidente per il Paese, ma i critici hanno denunciato il fatto che pochi dei progetti infrastrutturali promessi sono stati pienamente realizzati e si sono lamentati della mancanza di trasparenza.

“Abbiamo visto che ci sono stati alcuni problemi di governance in passato”, ha sottolineato l’attuale ministro delle Finanze. “Avevamo bisogno di maggiore chiarezza sul contratto, sul tipo di finanziamento che sta dietro l’investimento”, ha aggiunto, sottolineando che “non si trattava di minacciare alcun investitore” e che il governo stava conducendo la revisione “in stretta collaborazione con gli stessi cinesi”. Pechino e le sue aziende controllano circa il 70% del settore minerario del Congo, secondo la Camera delle Miniere del Paese africano, dopo aver acquisito una serie di progetti da società occidentali negli ultimi anni. Dopo che Tshisekedi ha annunciato le nuove a maggio, l’ambasciatore cinese in Congo ha avvertito che il Paese “non deve essere un campo di battaglia tra le maggiori potenze”, facendo riferimento ad una presunta pressione occidentale anti-cinese.

Il ministro Kazadi ha anche fornito nuovi dettagli sulle modifiche al contratto del Congo con l’operatore portuale statale di Dubai DP World, per lo sviluppo di un nuovo porto sulla costa atlantica. DP World aveva reso noto, a maggio, che il contratto era stato modificato, senza specificare ulteriori dettagli.  Kazadi ha affermato che la quota dello Stato nel progetto, il cui costo è stimato in oltre 1 miliardo di dollari, è aumentata dal 30% al 34% e il tasso di royalty da pagare al Congo è aumentato dal 5% al 15%. L’accordo è stato firmato nel 2018 ma la costruzione dell’infrastruttura deve ancora iniziare.

Infine, Kazadi ha affermato di essere in attesa della revisione da parte del Fondo Monetario Internazionale dell’andamento del Paese, al fine di partecipare al programma triennale da 1.5 miliardi di dollari per il Congo, che ha ricevuto l’approvazione finale a luglio. “Non c’è dubbio che la revisione dovrebbe avere successo e porterà a un nuovo esborso a dicembre”, ha dichiarato, aggiungendo che il prossimo finanziamento, pari a poco più di 200 milioni di dollari, sarà utilizzato per rafforzare le riserve in valuta estera. Il governo ha già annunciato che prevede di utilizzare anche metà dei 1021.7 milioni di diritti speciali di prelievo – la valuta del FMI, pari a 1.45 miliardi di dollari – per rafforzare ulteriormente le riserve. Una grossa fetta del resto delle risorse sarà utilizzata per lanciare un fondo di investimento volto a diversificare l’economia del Congo. A tale proposito, il ministro ha affermato che saranno lanciati progetti in campo agricolo ed energetico. 

La Cina e la Repubblica Democratica del Congo avevano allacciato i rapporti diplomatici il 20 febbraio 1961 ma, dal successivo 18 settembre vi era stato uno stallo nei rapporti dovuto a questioni politiche e protrattosi fino al 24 novembre 1972, data della normalizzazione. Nel tempo, la Cina ha finanziato vari progetti infrastrutturali nella Repubblica Democratica del Congo e, dal 2016, con l’entrata in vigore dell’Accordo bilaterale per la promozione e la protezione degli investimenti, molte aziende cinesi hanno iniziato ad investire in Congo in campi che comprendono le telecomunicazioni, il settore estrattivo e la lavorazione del legno. Il 6 gennaio scorso, poi, la Repubblica Democratica del Congo è diventata il 45esimo Paese ad aderire al progetto delle Nuove Vie della Seta, lanciato dal presidente cinese, Xi Jinping, nel 2013.  Nella stessa data, Pechino aveva anche annunciato di aver cancellato i prestiti senza interessi maturati dalla Repubblica Democratica del Congo, per un valore di 28 milioni di dollari e ha promesso sostegno finanziario per 17 milioni di dollari, così da aiutare il Paese a superare l’impatto del coronavirus.

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione