Giappone: il Ministero della Difesa chiede 50 miliardi di dollari per il 2022

Pubblicato il 31 agosto 2021 alle 13:18 in Asia Giappone

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Il Ministero della Difesa del Giappone ha richiesto una quota di bilancio pari 5.48 trilioni yen, corrispondenti a 50 miliardi di dollari, per l’anno fiscale che inizierà ad aprile 2022, il 31 luglio, affermando che la situazione relativa alla sicurezza intorno al Paese è sempre più grave.

In base alla richiesta avanzata il 31 agosto, è stato previsto che il Giappone costruisca cinque navi militari e un sottomarino e acquisti 12 caccia F-35. Per questi ultimi, prodotti dall’azienda statunitense Lockheed Martin Corp, saranno stanziati 130 miliardi di yen. Nell’insieme, poi, Ministero della Difesa ha chiesto 105 miliardi di yen per sviluppare il suo nuovo caccia a reazione che potrebbe essere il primo ad essere progettato localmente nell’arco di tre decenni. Il progetto, che dovrebbe essere completato negli anni intorno al 2030, per un costo di circa 40 miliardi di dollari, è guidato da Mitsubishi Heavy Industries. Le forze armate giapponesi, invece, vorrebbero poi mezzi economici per nuove navi da guerra compatte e fondi per acquistare e sviluppare missili a lungo raggio.

Il Ministero della Difesa ha anche affermato che con la disponibilità economica richiesta il 31 agosto intende rafforzare le capacità difensive della Nazione nello spazio e nella sicurezza informatica. Tra le richieste in tal senso vi sono satelliti e laser per tracciare obiettivi oltre l’atmosfera, e 34,5 miliardi di yen per rafforzare le difese contro gli attacchi informatici.

Il Ministero delle Finanze dovrà rivedere e potrà emendare la richiesta del Ministero della Difesa prima di inviarla al premier, Yoshihide Suga, per avere l’approvazione finale. Se confermato, il bilancio per la difesa registrerà il maggior aumento annuo dal 2014 ed eccederà una somma pari all’1% del PIL, che è solitamente il limite destinato da Tokyo al settore della difesa.

La cifra richiesta il 31 luglio sarebbe superiore rispetto ai 5,3 trilioni di yen già richiesti a marzo 2021 ma inferiore rispetto ai 5,49 trilioni di yen richiesti nel 2020. Nell’anno fiscale iniziato il primo aprile 2021, il Giappone ha previsto un aumento della spesa annua del 2,6%.

Secondo un esperto di difesa e professore ì presso l’Università di Takushoku, Hideshi Takesada, la prontezza militare di Tokyo riguarderebbe principalmente le crescenti minacce provenienti da Pechino e Pyongyang. Da un lato, la forza militare dell’Esercito Popolare di Liberazione (EPL) della Cina starebbe crescendo più velocemente del previsto. La spesa militare della Cina è aumentata di pari passo con la sua crescita economica, registrando incrementi per 26 anni consecutivi e raggiungendo una cifra stimata di 252 miliardi di dollari nel 2020. Dall’altro lato, le minacce provenienti dallo sviluppo missilistico e nucleare della Corea del Nord non sarebbero mai diminuite. A tal proposito, il 30 agosto, l’Agenzia internazionale per l’energia atomica (IAEA) dell’Onu ha affermato che la Corea del Nord sembrerebbe aver riavviato il reattore nucleare di Yongbyon, che si ritiene abbia prodotto plutonio per le armi nucleari e che era stato al centro del programma nucleare Nord-coreano.

Per Takesada, poi, l’aumento del bilancio per la difesa del Giappone è anche il risultato della pressione degli Stati Uniti affinché i giapponesi svolgano un ruolo maggiore nella sicurezza regionale di fronte all’aumento delle tensioni tra Stati Uniti e Cina. Lo scorso 13 luglio, nel libro bianco sulla difesa, il Giappone aveva dichiarato che le tensioni tra Washington e Pechino per la questione di Taiwan fossero una questione di primaria importanza in grado di minacciare la stabilità regionale. Tokyo aveva poi aggiunto che la sicurezza nello Stretto di Taiwan, minacciata da una crescente pressione militare cinese, fosse “più importante che mai”. La Cina considera Taiwan parte integrante del territorio nazionale in base al principio “una sola Cina” ma sull’isola è presente un governo che si chiara autonomo da Pechino. La Cina ha più volte affermato di voler risolvere la questione di Taiwan e non ha escluso la possibilità di farlo utilizzando la forza. In tale quadro, vari funzionari del governo giapponese hanno rilasciato più affermazioni sull’importanza della stabilità dello Stretto di Taiwan per la sicurezza del Giappone.

Nel libro bianco il Giappone ha anche criticato la Cina per i suoi “tentativi unilaterali” di cambiare lo status quo delle isole Senkaku, che la Cina chiama Diaoyu e la cui sovranità è contesa tra le parti. Nel Mar Cinese Orientale, Pechino e Tokyo hanno una disputa territoriale riguardante tali territori, rivendicati anche da Taiwan. Le isole in questione sono, al momento, amministrate dal Giappone ma intorno alle loro acque e sui loro cieli sta crescendo la presenza militare di entrambe le parti. In tale contesto, gli Stati Uniti hanno ripetutamente ribadito che in caso di scontro sosterrebbero il Giappone, in base al Trattato di mutua cooperazione e sicurezza concluso tra Tokyo e Washington, il 19 gennaio 1960. L’Articolo 5 di tale documento prevede che, nel caso in cui uno dei due contraenti venisse attaccato all’interno dei territori amministrati dal Giappone, l’altro dovrebbe intervenire.

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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