Etiopia: l’esercito federale guadagna terreno contro i ribelli del Tigray

Pubblicato il 31 agosto 2021 alle 13:11 in Africa Etiopia

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Le Forze di difesa nazionale dell’Etiopia (Endf) e le milizie regionali di Amhara, alleate del governo federale, hanno dichiarato di aver strappato ai ribelli del Fronte di Liberazione del Popolo del Tigray (TPLF) il controllo dell’area di Debre Zebit. Lo ha riferito la Commissione di polizia di Amhara in un comunicato, riportato dall’emittente Fana Broadcasting Corporate. “È il momento di eliminare completamente il TPLF dalla regione e da altri luoghi”, ha dichiarato la Commissione. Debre Zebit è una cittadina collinare situata lungo la cosiddetta “China Road”, che collega Woreta a Woldiya.

“Il gruppo terroristico che aveva occupato e stava fortificando la strategica Debre Zebit è stato distrutto”, hanno sottolineato i media statali, citando le dichiarazioni di un generale dell’esercito, il brigadiere Berhanu Tilahunan. Diversi ribelli sono stati uccisi o catturati, secondo quanto specificato dal generale, che tuttavia non ha fornito un bilancio preciso delle eventuali vittime. Le forze del Tigray avevano ammesso, in precedenza, di aver perso terreno dopo che gli elicotteri dell’esercito etiope avevano invaso le postazioni da loro recentemente catturate, tra cui Debre Tabor, Nefas Mewucha, Gaint e Kimir Dingay. L’avanzata delle forze federali è stata possibile soprattutto grazie ai pesanti bombardamenti dell’esercito. Le milizie del TPLF mantengono ora una posizione fortificata a Debreziebit, dopo essere fuggite dalle altre aree.

Il Fronte di Liberazione del Popolo del Tigray aveva intensificato la sua avanzata oltre i confini della regione verso la fine di luglio. Nelle prime settimane di agosto, i combattimenti si erano estesi agli Stati regionali limitrofi di Amhara e Afar, provocando lo sfollamento di circa 170.000 persone. I recenti sviluppi avevano indicato che le forze del Tigray continuavano a ingaggiare combattimenti con le truppe delle regioni vicine, nonostante gli appelli della comunità internazionale a non espandere il conflitto nel resto del Paese. Di recente, erano state invase le città di Nefas Mewucha, Gaint e Kimir Dengay. Secondo il governo di Addis Abeba, il TPLF aveva altresì tentato un’espansione più a Nord, lanciando un’operazione militare nella parte nordoccidentale del Paese, per cercare di accedere al Sudan. L’8 agosto, l’esecutivo di Khartoum aveva richiamato il proprio ambasciatore in Etiopia, affermando che il Paese continuava a rifiutare l’offerta sudanese di mediare nel conflitto in corso nel Tigray. Il Ministero degli Esteri sudanese aveva sottolineato che Addis Abeba avrebbe potuto migliorare la propria posizione se avesse preso in considerazione l’offerta del Paese vicino, “invece di rifiutare completamente tutti i suoi sforzi”. Il primo ministro sudanese, Abdalla Hamdok, era intervenuto sulla questione etiope in una riunione dell’IGAD, l’Autorità Intergovernativa per lo Sviluppo, un gruppo che comprende Kenya, Etiopia, Uganda, Gibuti, Sudan, Uganda e Somalia. Inoltre, il 4 agosto, Hamdok aveva discusso del conflitto nel Tigray con il segretario di Stato degli USA, Antony Blinken. La guerra, che va avanti ormai da quasi 10 mesi, ha provocato la morte di migliaia di persone e un aggravamento della situazione umanitaria. Circa 400.000 persone stanno vivendo in condizioni di carestia e il conflitto ha creato un flusso di oltre 53.000 rifugiati dalla fine del 2020. 

L’operazione dell’esercito federale etiope nella regione del Tigray era iniziata, il 4 novembre 2020, dopo che il TPLF era stato ritenuto responsabile di aver attaccato una base militare delle forze governative a Dansha, con l’obiettivo di rubare l’equipaggiamento militare in essa contenuto. Abiy aveva accusato il TPLF di tradimento e terrorismo e aveva avviato una campagna militare per riportare l’ordine nella regione. L’offensiva era stata dichiarata conclusa il 29 novembre 2020, con la conquista della capitale regionale, Mekelle. Tuttavia, i combattimenti sono continuati nella parte centrale e meridionale del Tigray. In tale quadro, anche l’Eritrea ha inviato i suoi uomini a sostegno delle forze di Abiy. 

I combattenti tigrini non si sono fermati e, qualche mese dopo, hanno ripreso il controllo di gran parte del territorio della regione settentrionale del Tigray, dopo aver riconquistato la capitale regionale, Mekelle. L’operazione militare del governo federale ha subito un duro colpo a causa della controffensiva tigrina e, nella serata del 28 giugno, l’esecutivo di Addis Abeba si è trovato costretto ad annunciare un cessate il fuoco unilaterale e immediato. La mossa ha segnato una pausa nel conflitto civile, che andava avanti da quasi otto mesi. Il TPLF, tuttavia, ha definito la tregua “uno scherzo” e i combattimenti non si sono ancora arrestati.

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Chiara Gentili

di Redazione

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