Armenia-Russia: colloqui tra ministri degli Esteri

Pubblicato il 31 agosto 2021 alle 17:23 in Armenia Russia

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Il nuovo ministro degli Esteri dell’Armenia, Ararat Mirzoyan, si è recato a Mosca, martedì 31 agosto, per tenere un vertice di alto livello con l’omologo russo, Sergey Lavrov. Sul tavolo delle discussioni, i due ministri hanno posto la normalizzazione della situazione nel Nagorno-Karabakh, nonché lo sviluppo della cooperazione bilaterale.

Le delegazioni dei due Paesi, inizialmente, si sono incontrate in un formato ristretto, e, successivamente, si sono svolti i negoziati in un formato ampio. “Questa è la mia prima visita all’estero come ministro degli Affari Esteri dell’Armenia, e questo non sorprende: la Russia è un alleato politico-militare dell’Armenia e il principale partner economico. A questo proposito, vorrei confermare la disponibilità della parte armena a costruire ulteriormente le sue relazioni con la Federazione Russa sulla base di un accordo”. L‘intesa a cui Mirzoyan ha fatto riferimento è la “dichiarazione sulla cooperazione alleata”, sottoscritta dai due Paesi, nel 1997. In tale quadro, è necessario ricordare che Mirzoyan è stato nominato nuovo capo del ministero degli Esteri armeno il 19 agosto scorso.

Dai colloqui del 31 agosto è emerso che l’Armenia è soddisfatta degli sforzi della Russia nel garantire pace e stabilità nel Nagorno-Karabakh, dove sono di stanza peacekeepers russi secondo le disposizioni dell’accordo di pace del 9 novembre 2020. Tuttavia, a contribuire a destabilizzare la situazione nell’area, secondo Mirzoyan, sarebbe l’Azerbaigian e la sua “politica distruttiva”. Secondo il ministro armeno, Baku non adempierebbe ai suoi obblighi derivanti dalla dichiarazione trilaterale del novembre 2020, sottoscritta con la mediazione della Russia.

In tal contesto, in precedenza, il Ministero della Difesa russo aveva riferito di essere pronto a continuare ad aiutare l’Armenia nella modernizzazione e riforma delle Forze armate. “Attribuiamo grande importanza allo sviluppo della nostra cooperazione in campo militare, sia in formato bilaterale che all’interno dell’Organizzazione del Trattato di Sicurezza Collettiva (CSTO). Allo stesso tempo, siamo pronti a continuare a fornire assistenza nell’attuazione del programma di riforma delle Forze armate di Armenia. Non è un compito facile, ma penso che con la vostra esperienza sarà un obiettivo a portata di mano”, aveva dichiarato il ministro della Difesa russo, Sergey Shoigu, accogliendo l’omologo armeno, Arshak Karapetyan, a Mosca lo scorso 11 agosto. In quell’occasione, Shoigu aveva ricordato che l’Armenia ospita la 102° base militare russa. Si tratta di una struttura che funge da garante della sicurezza nella regione.

Nell’ultimo periodo sono state registrate due gravi escalation lungo il confine azero-armeno. La più recente si è verificata il 28 luglio, a partire dalle 4:00 del mattino ora locale, nell’area Nord-Occidentale della frontiera. Secondo i dati resi noti dalle rispettive agenzie di stampa, Erevan ha riportato 3 vittime e 5 feriti, mentre il bilancio dei feriti di Baku era di 2 soldati. I territori presi d’assalto sono state quelle di Sotk e Verin Shorzha, città armene nella regione di Gegharkunik. A seguito dell’escalation, la Russia, che già aveva svolto il ruolo di mediatrice nel conflitto scoppiato il 27 settembre 2020, è intervenuta e ha invitato ambo le parti belligeranti a concordare un ulteriore cessate il fuoco. Secondo quanto reso noto, intorno le 10:00 del mattino ora locale, Baku ha accettato la tregua suggerita da Mosca. Poco dopo, analoghe dichiarazioni sono giunte dal Ministero della Difesa dell’Armenia.

L’altra escalation, invece, è avvenuta il 12 maggio. In tale data, l’Armenia aveva accusato le Forze Armate dell’Azerbaigian di aver penetrato di 3,5 chilometri territorio de jure armeno. Da una parte, Erevan aveva dichiarato che tale provocazione aveva lo scopo di prendere il controllo di territorio armeno. Dall’altra, Baku aveva reso noto che le proprie truppe si stavano limitando a svolgere operazioni ingegneristiche e di demarcazione territoriale.

Sebbene i disordini siano aumentati nel mese di maggio e in quello di luglio, gli scontri erano già scoppiati in precedenza, a partire dal 27 settembre 2020. Dopo due mesi di intensi scontri, le parti hanno concordato, il 9 novembre 2020, un trattato di pace, che è stato mediato dalla Russia. Sulla base dell’accordo, l’Armenia ha ceduto il controllo sull’area del Nagorno-Karabakh e su tutti i sette distretti limitrofi all’Azerbaigian, i quali, dagli anni ‘90, erano stati occupati dalle forze armene. Nello specifico, Baku e Erevan si contendono il Nagorno-Karabakh dal febbraio 1988, quando la regione, a maggioranza armena, ha annunciato la sua secessione dalla Repubblica socialista sovietica dell’Azerbaigian. Durante il conflitto armato del 1991-94, l’Azerbaigian ha perso il controllo del Nagorno-Karabakh e di sette regioni adiacenti. Dal 1992 sono in corso negoziati per una soluzione pacifica del conflitto nel quadro del Gruppo Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa (OSCE) di Minsk, guidato da tre copresidenti, Russia, Stati Uniti e Francia.

 

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Anna Peverieri, interprete di russo e inglese

di Redazione

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