Vertice G7-UE-NATO sull’Afghanistan: per Di Maio “la minaccia terroristica è concreta”

Pubblicato il 30 agosto 2021 alle 19:02 in Afghanistan Italia

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I Paesi del G7, insieme ai rappresentanti della NATO e dell’UE, hanno indetto oggi, lunedì 30 agosto, una riunione straordinaria, in formato virtuale, per discutere della situazione in Afghanistan. Il ministro degli Esteri italiano, Luigi Di Maio, si è collegato dall’Unita di crisi della Farnesina. “Ringrazio il segretario di Stato USA Blinken per aver convocato questo incontro oggi”, ha detto Di Maio in apertura al suo intervento. “É un’importante opportunità per discutere di una strategia condivisa. Come hanno dimostrato gli ultimi attacchi, la minaccia terroristica in Afghanistan è concreta e deve essere affrontata”, ha aggiunto il ministro, riferendosi ai recenti attentati condotti dall’Isis-K contro l’aeroporto di Kabul. Il primo, effettuato il 26 agosto, ha provocato la morte di 13 soldati americani e di circa 175 civili afghani. Il secondo è avvenuto nella mattinata del 30 agosto, quando almeno 5 missili (6 secondo l’Isis, che ha rivendicato l’attacco) sono stati lanciati in direzione dell’aeroporto. Il sistema di difesa anti-missilistica C-Ram ha intercettato i razzi, impedendo all’attacco di fare vittime. 

“È fondamentale mantenere una stretta cooperazione nell’affrontare la crisi afghana”, ha dichiarato ancora Di Maio, aggiungendo: “L’Afghanistan non può diventare nuovamente un terreno fertile per il terrorismo e una minaccia alla sicurezza internazionale. Dobbiamo rimanere vigili e accertarci che i talebani rispettino l’impegno di impedire a qualsiasi gruppo terroristico di operare nel Paese. A questo proposito, dobbiamo lavorare con tutte le parti che condividono questa stessa preoccupazione, a partire dai Paesi della regione e includendo Russia e Cina. Serve l’impegno di tutta la comunità internazionale”. Il capo della Farnesina ha poi sottolineato l’importanza di continuare a fornire assistenza umanitaria alla popolazione afghana e a revisionare i programmi di cooperazione per convogliare quante più risorse possibili nei programmi di aiuto, reimpegnando, ad esempio, come suggerito dal premier Mario Draghi, i fondi originariamente destinati al sostegno delle forze afghane verso programmi di assistenza. “Allo stesso tempo dovremo vigilare che l’accesso umanitario al Paese sia garantito, che gli aiuti arrivino effettivamente a chi ne ha bisogno e che non vi siano impedimenti alla presenza delle agenzie Onu”, ha precisato il ministro. Questa sera, alle 21:00, ore italiane, il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite terrà un incontro straordinario in cui Francia e Regno Unito chiederanno l’istituzione di una “safe zone” a Kabul per facilitare le operazioni umanitarie.

Nel frattempo, continuano a circolare notizie che testimoniano come gli Stati Uniti abbiano provocato diverse vittime civili nel loro ultimo attacco con droni contro i miliziani dell’Isis in Afghanistan. Il quotidiano Washington Post ha parlato di 10 morti, tutte persone appartenenti alla stessa famiglia, tra cui alcuni bambini. Le vittime stavano uscendo da una vettura nel vialetto della loro casa quando il drone ha colpito il bersaglio. Gli Stati Uniti hanno aperto un’inchiesta. L’offensiva del 29 agosto, lanciata contro un’auto di presunti kamikaze dell’Isis diretti verso l’aeroporto di Kabul, è la seconda delle forze statunitensi in Afghanistan dall’attentato del 26 agosto. La prima risale all’alba del 28 agosto, quando un raid aereo con drone ha colpito, nella provincia di Nangarhar, a Est di Kabul e al confine con il Pakistan, il cosiddetto “pianificatore” dell’Isis-K, che progettava futuri attacchi nel Paese.

L’Afghanistan vive una situazione di instabilità e conflitto ormai da decenni. L’intervento degli Stati Uniti, nel 2001, seguito dal sostegno offerto dalla NATO con la missione International Security and Assistance Force (ISAF), dell’agosto 2003, aveva garantito il rovesciamento del regime teocratico dei talebani che era stato imposto quasi nella totalità del Paese, tra il 1995 e il 1996, a seguito del ritiro sovietico e di sanguinose lotte interne. Tuttavia, le attività dei talebani non si sono mai arrestate del tutto e il gruppo ha continuato ad effettuare attacchi contro le forze armate locali e le truppe della NATO schierate in Afghanistan. Nel corso degli anni, il gruppo militante islamista ha ciclicamente perso e riconquistato terreno. 

Dopo quasi due decenni di conflitto, è stato firmato uno “storico” accordo di pace tra gli Stati Uniti e i talebani, il 29 febbraio 2020 a Doha, in Qatar, dalla precedente amministrazione statunitense, guidata dall’ex presidente Donald Trump. L’intesa, però, non ha mai messo fine alle violenze, e, considerata la perdurante instabilità e l’aumento degli scontri, il 29 gennaio scorso, il nuovo presidente degli USA, Joe Biden, aveva annunciato di voler riesaminare l’accordo con i talebani, mettendo in dubbio il ritiro completo delle forze armate. Tuttavia, il 14 aprile, Washington ha confermato che tutte le truppe statunitensi avrebbero abbandonato l’Afghanistan entro settembre, tre mesi più tardi rispetto alla scadenza concordata dall’amministrazione Trump, fissata per il primo maggio. Ciò ha portato i talebani ad affermare che non avrebbero partecipato ad iniziative diplomatiche fino a quando i soldati stranieri si sarebbero trovati nel proprio Paese. Nel frattempo, le offensive su tutto il territorio afghano hanno cominciato ad intensificarsi, fino a culminare nella presa di Kabul, il 15 agosto. 

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di Redazione

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