Thailandia: i manifestanti cambiano tattica e sfidano il premier

Pubblicato il 30 agosto 2021 alle 12:45 in Asia Thailandia

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La capitale thailandese Bangkok è stata teatro di proteste contro il primo ministro, Prayut Chan-o-cha, con i manifestanti che hanno invaso le strade della città a bordo di macchine, camion e moto, il 29 agosto.

I manifestanti hanno scelto tale forma di protesta per dimostrare le proprie intenzioni non violente e per rispettare le misure di contenimento del coronavirus, per chiedere le dimissioni del premier, criticato per il suo governo in generale e per la gestione del coronavirus. La tattica di impiegare veicoli ha attratto un numero crescente di partecipanti, sebbene la sua natura renda difficile stimarne le dimensioni. Alcune persone posizionate lungo il percorso hanno issato striscioni di sostegno e hanno sfoggiato il saluto a tre dita utilizzato dall’opposizione mentre passava la parata di veicoli.

Gli organizzatori della manifestazione hanno affermato che la protesta su ruote elude le limitazioni previste dalla legge sugli incontri per far rispettare il distanziamento sociale, volto ad arginare la diffusione del coronavirus. Oltre a questo, per gli organizzatori, tale modalità renderebbe più difficile per la polizia arginare i manifestanti e ridurrebbe la possibilità di scontri violenti.

Le proteste thailandesi hanno assistito ad un nuovo aumento nell’ultimo periodo in quanto i manifestanti che hanno iniziato a chiedere le dimissioni del premier nel 2020 sono tornati in strada con un seguito maggiore di persone insoddisfatte per la gestione della pandemia. Di recente tali giornate di proteste sono sfociate in violenza tra la polizia e i manifestanti.

Le proteste erano nate come un movimento pacifico organizzato on-line a inizio 2020 da gruppi studenteschi che hanno poi coinvolto più strati della popolazione, scesa nelle piazze dal 18 luglio 2020. Il movimento di dissenso era nato di fronte alla crescente influenza dell’Esercito nel governo e al ruolo della monarchia e le principali richieste dei manifestanti erano e sono una Costituzione più democratica, le dimissioni del primo ministro, e riforme monarchiche. Il movimento aveva però perso vigore a causa di molti arresti dei suoi leader, delle preoccupazioni e delle restrizioni per il coronavirus, nonché delle controversie sulla sua visione critica della monarchia.

Tuttavia, di fronte ad un aumento di contagi di coronavirus a partire dalla terza ondata di aprile 2021, Prayuth è stato criticato per la sua gestione della crisi e per non essere riuscito a garantire forniture tempestive e adeguate di vaccini. La Thailandia ha avuto 1.174.091 casi confermati e 11.143 decessi da coronavirus. Circa il 97,5% dei casi totali e il 99% dei decessi sono avvenuti durante la terza ondata.

Prayut è salito al potere dal 2014, dopo aver realizzato un colpo di Stato. Nel 2017, il premier thailandese aveva adottato una nuova Costituzione ampliando i poteri della corona e conferendo all’Esercito il compito di nominare i membri del Senato che, a loro volta, nominano il premier. Prayut è poi rimasto alla guida del Paese anche dopo le ultime elezioni nazionali, organizzate nel 2019, alle quali è risultato vincitore, nonostante in molti ritengano che le votazioni siano state manipolate in suo favore. 

Gli attacchi alla monarchia, invece, avrebbero dimostrato che è in corso un generale cambiamento sociale interno al Paese. In Thailandia, rivolgere critiche alla corona è un reato, secondo la legge di lesa maestà, che prevede pene fino a 15 anni di reclusione. La stessa Costituzione thailandese sancisce poi che alla monarchia spetti una posizione di venerazione.

La Thailandia è diventata una monarchia costituzionale il 24 giugno 1932 quando tale forma di governo ha sostituito la monarchia assoluta, in seguito all’azione di un gruppo di militari e civili che si definiva Movimento del Popolo. Da allora, però, il Paese ha adottato almeno 18 Costituzioni e ha assistito a 13 colpi di Stato. Nel tempo, si sono verificate più ondate di protesta a sostegno della democrazia che nel 1973 e nel 1992 videro una violenta repressione da parte delle autorità e che portarono alla morte più manifestanti.

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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