Sud Sudan: le autorità bloccano le proteste dell’opposizione e limitano Internet

Pubblicato il 30 agosto 2021 alle 17:30 in Africa Sud Sudan

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Le autorità del Sud Sudan hanno limitato l’accesso a Internet e le forze di sicurezza sono state dispiegate nelle strade della capitale, Juba, dopo gli appelli di un gruppo di attivisti a protestare in massa contro il governo del presidente Salva Kiir. La manifestazione era stata indetta dalla Coalizione del popolo per l’azione civile (Pcca), che chiede le dimissioni di Kiir e della leadership al potere. Tuttavia, non sembra esserci stato nessun grande raduno per le strade e diversi attivisti hanno riferito all’agenzia di stampa Reuters di essere stati costretti a nascondersi per motivi di sicurezza.

La Coalizione accusa il governo di Kiir di corruzione e di non essere in grado di fornire i servizi di base alla popolazione. La classe dirigente, però, respinge le critiche, spesso provenienti da gruppi della società civile per la difesa dei diritti umani. Rivolgendosi ai legislatori all’apertura di una nuova sessione del Parlamento, il presidente ha definito gli organizzatori delle proteste “persone che ci augurano il male”. “Migliorare il benessere della popolazione è la nostra priorità”, ha dichiarato Kiir, aggiungendo che il Parlamento dovrebbe approvare urgentemente il bilancio presentato dal governo e che i legislatori dovrebbero altresì facilitare il processo verso le elezioni, dopo la fine della transizione, per evitare l’instabilità.

In merito alle proteste, la polizia ha riferito che gli attivisti non avevano chiesto il permesso di manifestare e che quindi qualsiasi grande raduno di massa sarebbe stato illegale. “Abbiamo dispiegato le forze per mantenere l’ordine in caso di problemi. Quegli uomini sono nelle strade per la vostra sicurezza”, ha detto il portavoce della polizia, Daniel Justin Boulogne. I dati mobili non erano disponibili sulla rete dell’operatore mobile sudafricano MTN Group, nella tarda giornata di domenica 29 agosto, e lunedì mattina sono stati interrotti anche sulla rete dell’operatore Zain Group, con sede in Kuwait. Alp Toker, direttore di NetBlocks, un gruppo con sede a Londra che monitora le interruzioni di Internet, ha affermato di aver rilevato “un blocco significativo del servizio in Sud Sudan a partire da domenica sera, comprese le principali reti cellulari”. Stando a quanto riferito da Reuters, il vice-ministro dell’Informazione, Baba Medan, non è stato reperibile per un commento dal momento che si è detto impegnato a partecipare alla riunione del Parlamento. 

Nella giornata di sabato 28 agosto, alcune organizzazioni della società civile hanno dichiarato che le forze di sicurezza del Sud Sudan avrebbero arrestato 7 persone, tra cui una figura religiosa di spicco, a causa, secondo quanto riferito dai gruppi per i diritti umani, di un crescente giro di vite contro i critici della nazione. Gli arresti, che la polizia ha negato, hanno preceduto la data delle proteste pianificate dal Pcca per domenica. Secondo Jame David Kolok, presidente del Forum della società civile del Sud Sudan, i 7 sarebbero stati arrestati per via di presunti legami con la Coalizione. Quattro attivisti sono stati intercettati nella città nordoccidentale di Wau, mentre altri due, insieme al prelato, sono stati presi in custodia nella città sudoccidentale di Yei. Il portavoce della polizia, dal canto suo, ha negato le detenzioni. “Non abbiamo arrestato nessuno”, ha detto il maggiore generale Daniel Justine. Interrogato sulle proteste, quest’ultimo ha risposto così ai giornalisti: “Abbiamo chiesto alla popolazione di non uscire quindi la dimostrazione non avrà luogo. La polizia prenderà misure legali contro chiunque si opponga al divieto di protesta”.

Due attivisti di spicco erano stati arrestati all’inizio di questo mese per essersi uniti al Pcca, formato principalmente da oppositori, accademici, avvocati ed ex funzionari governativi. La Coalizione, questo mese, ha rilasciato una dichiarazione in cui affermava di “averne avuto abbastanza dopo 10 anni di indipendenza segnati da conflitti armati, crescente insicurezza, fame e instabilità politica”. Il Sud Sudan, la più giovane nazione al mondo, ha ottenuto la sua indipendenza dal Sudan il 9 luglio del 2011. La sua situazione deriva in parte dal fatto che il Paese è uno dei più frammentati dell’Africa orientale e comprende più di 60 gruppi etnici, che seguono diverse religioni locali.

Nel mese di dicembre 2013, alcuni militari di etnia dinka, fedeli al presidente, Salva Kiir, hanno avviato scontri con quelli di etnia nuer, guidati dal vice presidente, Riek Machar, e accusati di preparare un colpo di Stato. I disaccordi tra i due leader erano iniziati già durante la guerra per l’indipendenza dal Sudan, in seguito alla rivalità per il controllo del governo e del loro partito, il Movimento per la liberazione del popolo sudanese (SPLM). Tale conflitto ha prodotto quasi 4 milioni di sfollati, che sono stati costretti ad abbandonare le proprie case. Per evitare di essere assassinato, Machar, che aveva riunito introno a sé una parte dell’esercito a lui fedele, era stato costretto a fuggire in Sudafrica.

Kiir e Machar hanno firmato un cessate il fuoco il 5 agosto 2018, concludendo anche un accordo per la condivisione del potere. Tuttavia, il 28 agosto, Machar e i capi di altri gruppi si sono rifiutati di firmare l’ultima parte dell’accordo, asserendo che le dispute sulla divisione del potere e sull’adozione di una nuova Costituzione non erano state gestite in modo efficiente. I due leader sono poi tornati a negoziare la pace nel settembre 2018 sottoscrivendo, grazie alla pressione di potenze regionali e internazionali, un’importante intesa. Secondo quanto previsto dal patto, Machar avrebbe ricoperto nuovamente il ruolo di vicepresidente. Alla fine, grazie a questo riavvicinamento, Kiir e Machar hanno raggiunto un accordo per formare un governo di unità il 22 febbraio 2020, pur continuando a rimanere in disaccordo su alcune questioni interne. Il nuovo Parlamento del Paese ha prestato giuramento il 2 agosto scorso.

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Chiara Gentili

di Redazione

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